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26/06/2020

Migranti in arrivo lungo la rotta balcanica Roma rivede i bugdet per l’accoglienza

Il Piccolo di Trieste - Lilli Goriup

Il Viminale alza le quote giornaliere pesantemente ridotte in era Salvini. Ma Ics e Caritas restano critici: «Servizi a rischio» la macchina dell'ospitalità
Lilli GoriupArriveranno a settembre i nuovi bandi per i mille posti dell'accoglienza diffusa a Trieste, dove il settore sta funzionando in regime di proroga ormai da un anno. Ma quello che il Viminale concepisce come un "ritocco" al rialzo, rispetto ai tagli salviniani, qui avrebbe di fatto conseguenze opposte.Proprio a causa dei suddetti tagli, nel 2019 c'era stata un'ondata di gare d'appalto andate clamorosamente deserte, in tutto il Paese. Per uscire dall'impasse, il ministero dell'Interno presieduto da Luciana Lamorgese ha di recente autorizzato i prefetti a rivedere le previsioni di spesa: si potranno adeguare al costo della vita, in particolare per quanto riguarda gli affitti delle strutture d'accoglienza (il riferimento è alla circolare del 4 febbraio 2020, firmata dal capo Dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione Michele di Bari). C'è in altre parole la possibilità di scavare qualcosa in più, per la gestione quotidiana complessiva di ciascun migrante, rispetto ai 21 euro attualmente previsti dalle tabelle ministeriali. Tabelle che sono state ereditate dal precedente esecutivo, trainato dalla Lega: prima ancora si parlava invece dei proverbiali 35 euro al giorno, che servivano anche a stipendiare gli operatori, garantire servizi d'integrazione, sostegno psicologico e così via. Tornando al presente, nei giorni scorsi la Prefettura di Trieste (assieme a quella di Venezia, tra le prime in Italia a muoversi in questo senso) ha dunque sottoposto il proprio progetto all'approvazione del Viminale: «Abbiamo chiesto al ministero di bandire nuove gare, tenendo conto dei parametri rivisti. Si potranno scorporare le singole voci, contestualizzandole rispetto alle realtà locali - spiega il prefetto Valerio Valenti -. Il costo medio degli affitti sarà più alto a Trieste che a Reggio Calabria, ad esempio, e quindi si porrà a base d'asta un prezzo diverso». Stando ai tempi tecnici e previa approvazione del Viminale, la pubblicazione delle nuove gare d'appalto a Trieste avverrà dopo l'estate. Nessuna anticipazione sui contenuti della proposta, se non che la quota giornaliera per l'accoglienza di ogni migrante sarà un costo «intermedio» tra i già citati 21 euro e i 30,50 euro attualmente erogati. Da dove spunta quest'ultima cifra? È il risultato di una trattativa tra la stessa Prefettura e gli storici gestori del servizio, capeggiati da Consorzio italiano di solidarietà (Ics) e Caritas. La scorsa estate questi enti si erano notoriamente rifiutati di partecipare ai bandi, rivisti al ribasso: non essendosi presentati altri concorrenti, la Prefettura aveva avviato con loro una procedura negoziata, sfociata appunto in una proroga al costo di 30,50 euro giornalieri pro capite invece che 35. Ecco perché i prezzi ipotizzati per le prossime gare implicherebbero in realtà un ulteriore abbassamento dei fondi, per l'esperienza specificamente triestina dell'accoglienza diffusa: «Diventerebbe un "parcheggio" - commenta Gianfranco Schiavone, presidente Ics -. Finora grazie alla proroga abbiamo operato con tariffe ancora accettabili. Qualcosa abbiamo dovuto eliminare (il sostegno psicologico ma anche parte del personale: Ics l'anno scorso non ha rinnovato i contratti a termine e sono venute meno alcune sicurezze, nonostante l'accordo "paracadute" raggiunto coi sindacati, ndr). Ci sono però ancora corsi di lingue, di formazione e altri servizi di integrazione: tutto ciò è ancora una volta a rischio».Il vero tema, per Schiavone, è che il governo "giallo-rosso" non ha ancora riformato i decreti Sicurezza voluti da Matteo Salvini, da cui sono derivati i tagli: «L'attuale dicastero dell'Interno riconosce che la programmazione dell'esecutivo precedente ha prodotto una catastrofe, facendo chiudere le realtà virtuose e aprendo la strada a chi davvero opera male, magari lucrando su grandi strutture "pollaio", per usare un eufemismo. Adesso se ne sta discutendo la riforma: il viceministro Matteo Mauri ha parlato del fatto che gli attuali capitolati sono sottostimati e ha aperto all'idea di ripristinare gli Sprar. Speriamo che la pubblicazione dei nuovi bandi avvenga in un mutato contesto normativo». La questione Sprar meriterebbe un discorso a parte. In sostanza il progetto nazionale è stato ribattezzato "Siproimi" e limitato a chi è già in possesso dello statuto di rifugiato o di protezione sussidiaria, escludendo la vasta platea dei richiedenti asilo. A questi restano preposti i soli Centri di accoglienza straordinaria (Cas), che però sono stati colpiti dalla scure dei tagli, poiché è venuto meno l'obbligo di equipararne la qualità del servizio agli Sprar: niente più percorsi d'inserimento fin dall'inizio del circuito d'accoglienza, insomma.Così il direttore Caritas, don Alessandro Amodeo: «Siamo già molto "tirati" per lavorare. Prima di commentare il bando dovrò vederlo. La Prefettura ha la volontà di dare forma alle cose e lo si è visto con la proroga. Ma senz'altro mi preoccupa l'idea di una rimodulazione al ribasso: che cosa si toglierà al servizio? Non deve prevalere la linea del parcheggio per esseri umani. Si deve dar loro qualcosa da fare, salvaguardare l'integrazione, che in parte è già venuta meno». --© RIPRODUZIONE RISERVATA