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14/07/2020

«Mi cercavano… E con le ditte scambiavo favori»

Corriere della Sera - Luigi Ferrarella a pagina 7

atm, i verbali di bellini
«Tengo a sottolineare: io non sono mai andato a cercare le ditte, sono sempre state le ditte che sono venute a cercare da me delle consulenze che a volte erano consulenze...come si può dire?, di comodo o di scambio fra i tecnici, o che a volte potevano essere delle consulenze dove ci sono stati dei compensi economici. Io non ho mai costretto nessuna ditta, io ho sempre detto: "Adesso ti do una mano, se poi la cosa dovesse andare a buon fine eventualmente ci mettiamo d'accordo». Paolo Bellini, capoarea Atm al centro dell'inchiesta che il 22 giugno ha determinato il suo e altri 12 arresti per turbative d'asta e corruzioni in 8 appalti da 150 milioni sugli impianti di automazione delle metropolitane, nell'interrogatorio depositato al Tribunale del Riesame non nega gli illeciti (anzi dando luogo a un curioso scambio di esordio con la giudice Lorenza Pasquinelli, «Avete fatto un buon lavoro», «Grazie!»), ma prova a collocarli nel codice tutto particolare delle grandi (e poche) aziende del settore. Dove il vantaggio di Bellini poteva assumere tre tipologie: a volte 2.000 euro al mese sempre in contanti», o in passato «una percentuale del 3-4%», o per lo più futuri subappalti a ditte (come la MAD) dalle quali trarre poi compensi, visto che ai grandi gruppi «nelle riunioni dicevo: "Nel momento in cui sarete voi, voi darete lavoro alla MAD", perché il mio interesse era quello. Valeva per Alstom, Hitachi, Bombardier e Siemens».
La possiamo chiamare
una «consulenza»

Ma in cambio Bellini cosa dava in concreto? Le pen drive che le intercettazioni hanno documentato passasse? «Però io non è che io gli ho passato le specifiche tecniche, ma i documenti che faccio io come consulente, fuori dal mio orario di lavoro. Le ditte cominciano a costruire il progetto, anche se la gara non è ancora uscita: succede sempre, sanno benissimo cosa sono capace di fare, pertanto tutte mi hanno chiesto... chiamiamola consulenza. E a tutte ho dato una mano, nel senso che non ho fatto altro che cercare di interpretare i loro sistemi sposandoli con le richieste di Atm. Una volta è un favore tecnico che ti faccio io e una volta è un favore tecnico che mi fa un'altra persona: fa parte del lavoro, fa parte della confidenza».


Esempio: «Siemens ha un impianto fortissimo, forse uno dei più affidabili al mondo», però è come se vendesse «una bellissima lavatrice funzionante, ma ci vuole il tecnico che serve per farla funzionare. Bene, quali sono i fornitori? Chi può fare l'installazione? Gli ho dato una mano a cercare i fornitori, ed è subentrata la Ceit che gli ha fatto un'offerta del tutto economica». Interessamento non gratis, quello di Bellini: «La previsione era che poi tutto il lavoro, Ceit che era in subappalto, lo desse alla MAD: non ne sono socio occulto», tuttavia «è chiaro che finché il lavoretto sono due o tre ore al giorno, sono quei 2.000» (euro al mese), «ma è altrettanto chiaro che se una Ceit (in questo caso di Siemens) portava a casa 15 milioni di posa a terra e 6 milioni a bordo, e Mad si portava a casa una fetta che poteva essere 7 o 8 milioni, è chiaro che Paolo Bellini si divideva una percentuale».


La «presa in giro»
del sopralluogo

Le regole scolorano in optional: sui sopralluoghi retrodatati, ad esempio, Bellini teorizza che «il sopralluogo è un foglio di carta che viene compilato congiuntamente con la ditta, o a volte viene mandato per fax con su una data. Così funziona e così ha sempre funzionato. Perché per me questa cosa del sopralluogo, mi scusi il termine, è una presa in giro...». Ma quando il pm Polizzi dalle intercettazioni gli ricorda altri sopralluoghi, «notturni e con attività riservate extra, che lei garantisce ad Alstom», Bellini annuisce. E quando il pm, a proposito dell'appalto per le porte di banchina, lo fa riascoltare mentre diceva a un imprenditore «Adesso c'avranno i lavori sempre su questa cosa qua, mi devi garantire 2.000 euro al mese, eh!», Bellini inizialmente ride. «Eh, lei ride, però questo è quello che noi abbiamo registrato», lo gela il pm. «Cioè...non me lo ricordo, cosa posso dirle?», ripiega Bellini.


Interessi dell'azienda
e sicurezza della rete

A lui sta invece a cuore giurare una cosa: «Non posso negare che tutto questo sia successo (le tangenti contestategli, ndr) , però vorrei sottolineare che nei miei 23 anni di azienda, anche se io ho sbagliato e ho approfittato magari di certe situazioni, io ho fatto solo gli interessi dell'Atm, non ho mai messo a repentaglio la sicurezza». E se l'intercettazione nella quale incitava un imprenditore a non sostituire un cavo ma a modificarne solo la stampigliatura, tanto se la galleria fosse andata a fuoco nessuno se ne sarebbe mai accorto? «Dopo l'inizio dei lavori uscì la norma», che Bellini si fa ammazzare fosse solo una sigla inutile senza impatto pratico: «A quel punto l'ufficio tecnico ha detto: ah caspita, ma stiamo mettendo giù un cavo che non è a norma. Io dicevo: ma cosa andiamo a fare? Tanto non cambia niente, secondo te se succede un incendio vanno a vedere quello? Noi potevamo posare giù il cavo com'era prima, e evitavamo di dargli 12.000 euro in più, e l'imprenditore ha dovuto riacquistare una bobina da 50.000 euro per metter giù questi 300 metri di cavo perché sennò questa sigla rompeva le palle». Ma se il legislatore l'aveva introdotta ci sarà stato un motivo, gli obiettano i magistrati, ma Bellini é irremovibile: non cambiava niente, «questa è una mia valutazione tecnica».


Curiosa, infine, la spiegazione del perché l'appalto per la M2 sia andato all'unica offerente, la Siemens: «Che quei 100 milioni non bastavano (di budget, ndr), lo sapeva anche Atm. Le società hanno detto: "Atm, guarda che noi non ci stiamo dentro in questi 100 milioni", perché una era 140, l'altra era 132 e l'altra 122. La direzione ha risposto: "Noi non cambiamo niente". Pertanto prima Bombardier ha detto "noi non ci presentiamo", poi Alstom anche lei una settimana prima non si è presentata, Hitachi quattro ore prima della chiusura. E Siemens si è trovata da sola: che scherzo!».


lferrarella@corriere.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Chi è

Paolo Bellini (nella foto) , 54 anni, in Atm ha ricoperto
il ruolo di responsabile degli impianti di segnala-mento e automazione delle linee della metropolitana. È stato arrestato per corruzione

Secondo l'accusa, in 25 anni di attività in Atm avrebbe truccato gare pubbliche
in cambio
di mazzette
e lavori in subappalto per imprese di cui era socio occulto


Foto:

Sotto accusa Atm scossa dall'inchiesta


Foto:

Metropolitana

Al centro
delle indagini
ci sono otto
gare d'appalto

collegate

ad Atm. Il valore è 150 milioni di euro