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15/02/2020

Metalmeccanici a picco Persi oltre duemila posti

QN - La Nazione

TERNI Situazione occupazionale «drammatica» secondo la Fiom Cgil sul territorio ternano. Ci sono 2.050 metalmeccanici in meno rispetto al 2008, anno di inizio della crisi economica. Un calo drastico e preoccupante, tanto più in un settore che da solo pesa il 56% dell'intero manifatturiero nella provincia. Dagli ultimi dati disponibili, poi, i segnali fanno ancor più paura: la cassa integrazione straordinaria, quella che si utilizza nel caso di crisi e ristrutturazioni, è raddoppiata, passando da 110mila a 220mila ore. «Stiamo perdendo lavoro a ritmi allarmanti _ denuncia il segretario della Fiom, Alessandro Rampiconi - e stiamo perdendo anche aziende storiche del territorio, come la Elettroterni, che ha chiuso i battenti mettendo in grave difficoltà 16 famiglie, e come la Semitec, 44 dipendenti a Terni e 300 in Italia, che la prossima settimana incontreremo al ministero per gli ammortizzatori sociali». Grande preoccupazione, dunque, che si alimenta ulteriormente se si sposta lo sguardo su Ast, l'azienda più grande dell'Umbria. «In Ast - aggiunge Rampiconi - è in atto una fuga di professionalità, soprattutto quadri intermedi, che lasciano Terni per approdare alla concorrenza, portando via dal territorio competenze preziose». C'è il poi il nodo dell'approvvigionamento di bramme dall'Indonesia, che sta raggiungendo proporzioni eclatanti. «Lo scorso anno siamo arrivati a 18mila tonnellate - sottolinea la Fiom - ma oggi siamo già a 69mila e se si continua così a fine anno supereremo le 100mila tonnellate. Ciò comporta gravi rischi per l'area a caldo di viale Brin e per tutto il sistema degli appalti». In tutto questo non aiuta la situazione che sta vivendo lo stesso sindacato interno ad Ast. «Da un anno e mezzo non si riunisce la Rsu», conclude Rampiconi. Stefano Cinaglia