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13/10/2020

«Messi in campo più poteri ai commissari e l’aiuto d’Invitalia»

Il Sole 24 Ore - G.Sa.

l'INTERVISTA Roberto Morassut . Il sottosegretario all'Ambiente parla delle misure prese e di quelle necessarie per fare in fretta
«Con il decreto semplificazioni abbiamo anche alzato dal 10 al 30% l'anticipo. Ora potenziare le strutture tecniche»
«Non si può negare una complessiva lentezza nella spesa per il dissesto idrogeologico, se vediamo quel che è accaduto negli ultimi dieci anni, ma bisogna evitare letture sbagliate delle responsabilità e dare la croce ora ai comuni, ora alla burocrazia. A rallentare la spesa è soprattutto un groviglio di norme, strumenti, piani, canali di finanziamento che moltiplicano le procedure da seguire. Anche tra le Regioni, alcune usano al meglio i poteri commissariali e vanno più veloci, altre preferiscono ribaltare l'esecuzione sui comuni. Noi dobbiamo dare a tutti la possibilità di correre e mettersi in pari.». Roberto Morassut, sottosegretario al ministero dell'Ambiente, ha davanti la relazione che gli dà la fotografia esatta dello stato degli interventi.

Cosa bisogna fare, sottosegretario Morassut? Lo avete capito?

Alcune cose importanti abbiamo già cominciato a farle, per esempio con il decreto semplificazioni. Abbiamo dato ai commissari straordinari per il dissesto idrogeologico poteri ampi come quelli degli altri commissari, a partire dalla possibilità di comprimere i tempi per i pareri e agire in deroga al codice appalti. Abbiamo alzato l'anticipo per i lavori dal 10 al 30%. Abbiamo dato la possibilità ai commissari e agli altri soggetti che realizzano gli interventi, compresi i comuni, di avvalersi di strutture tecniche centrali e società in house, come Invitalia o Sogesid, per sopperire alle carenze di personale tecnico. Abbiamo ridotto i tempi per l'approvazione dei progetti, per esempio per le procedure di Via e per le conferenze di servizi. Abbiamo ridotto i tempi per quelle varianti necessarie ad adeguare gli interventi alle condizioni territoriali che in questo cambio mutano molto rapidamente.

È fiducioso che queste misure risolveranno il problema?

Ci aspettiamo un'accelerazione in tempi rapidi. Ma per risolvere il problema definitivamente va affrontato il nodo principale che è l'impoverimento di strutture tecniche nelle amministrazioni pubbliche. È una questione che si è cominciata ad affrontare con concorsi e nuove strutture ma dobbiamo continuare. Più geologi, meno frane: faccio mio uno slogan dell'Ordine dei geologi.

Non bisognerebbe tornare a una task force come fu Italia sicura?

Ho votato a suo tempo la costituzione di Italiasicura e penso che abbia fatto bene. Ha evidenziato i limiti di frammentazione del sistema che abbiamo cominciato ad affrontare. Ha fatto un po' di ordine, ha avviato alcuni programmi. Ma Italiasicura svolgeva una funzione di coordinamento e supervisione, non è che eseguisse gli interventi. E oggi noi siamo a quel punto: accelerare l'esecuzione degli interventi. Non ci serve tornare indietro. Ci serve fare passi avanti e accelerare sulla strada che stiamo percorrendo.

Un tema resta sempre lo stato della progettazione.

È vero, resta una delle criticità. Però vedo due passi avanti. Il primo è il sistema Rendis che dà un rating ai progetti da mandare avanti proprio sulla base dello stato della progettazione e quindi è un incentivo ad accelerare su quel piano. Se non si va avanti, non si accede al finanziamento. Il secondo passo avanti è che il fondo per la progettazione da 100 milioni sta funzionando e la prima tranche, che poi dà l'accesso a quelle successive, è stata usata da tutte le regioni.

Il dissesto idrogeologico entrerà nel Recovery Plan?

Abbiamo presentato quattromila schede di interventi per un finanziamento di 20 miliardi. Magari non entreranno tutte nel piano ma ci attendiamo un finanziamento molto rilevante se consideriamo che questa è una priorità del Paese e che gli interventi proposti rispondono tutti al requisito fondamentale richiesto di essere spesi nei sei anni di orizzonte del piano.

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