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13/06/2020

mes, una buona occasione se usato per gli investimenti

Il Secolo XIX - giovanni battista pittaluga

È paradossale che in questo paese dall'inizio dell'epidemia da Covid-19 non si sia stati in grado di dar corso ad un dibattito sereno su che cosa non ha funzionato nel nostro sistema sanitario, di quali insufficienze soffra e che cosa occorra fare per migliorarlo. L'unica cosa che sembriamo in grado di fare sembra sia la caccia alle streghe o prese di posizione viziate da faziosità e approssimazione.In un contesto di questo tipo non stupisce che la questione dei fondi del Mes e del modo con cui usare questi fondi sia degenerata in una gazzarra da cui non sembra scaturire nulla di costruttivo, Di questa confusa gazzarra vale qui la pena di evidenziare due aspetti.Un primo aspetto, che ha impegnato il dibattito politico riguarda le condizioni a cui accedere ai fondi Mes per spese sanitarie. È da credere che sia chiaro a tutti ormai che, ad oggi, l'unica condizione imposta dal Mes è quella di spendere i fondi, di farlo in un triennio e per finalità sanitarie. Si tratta di condizioni molto meno vincolanti di quelle che sarebbero poste per il Recovery Fund, delle quali non parla nessuno, e che, quelle sì, sembrerebbero prevedere l'adozione di riforme interne ai singoli paesi, da sottoporre successivamente all'approvazione in sede europea.Un secondo aspetto del confuso dibattito politico sui fondi Mes riguarda il loro possibile utilizzo. Infatti, per larga parte del centro-sinistra e per alcuni settori del centro-destra il Mes sarebbe un'occasione unica per disporre di risorse da impiegare per innalzare i livelli dei servizi sanitari, avvicinandoli a quelli degli altri paesi della Ue e rimediando a dieci anni di sottofinanziamento.Quanti si riconoscono e sostengono questa posizione sembrano non tenere conto di due caratteristiche di questi fondi: il loro ammontare, pari a 12 miliardi di euro all'anno, che corrisponde ad una frazione minima (circa il 10 per cento) della spesa annualmente sostenuta per assicurare i livelli essenziali di assistenza, e la loro durata, dal 2020 al 2022 (tre anni).Immaginare un impiego diretto dei fondi Mes nel finanziamento dell'incremento dei servizi assistenziali, come quelli territoriali o socio assistenziali, rappresentati prevalentemente da spese di personale e consumi intermedi, è economicamente sconsigliabile sia per la natura temporanea e, soprattutto, per la ridotta capacità che avrebbero di ridurre un divario che vede la spesa sanitaria italiana essere la metà di quella tedesca e meno dei due terzi di quella francese, e non certo per l'espansione della sanità privata (la cui quota è stabile da 10 anni), ma per diverse politiche di distribuzione delle risorse.Una scelta che si rivelerebbe addirittura controproducente, tenuto conto che dal 2023 si dovrà procedere al rimborso del prestito Mes, ritagliando dalle risorse disponibile un ammontare annuo di oltre 3,6 miliardi e doppio di quello che negli ultimi dieci anni è stato l'incremento annuo dei finanziamenti destinati alla sanità.Tenendo conto di quanto appena esposto e del fatto che abbiamo ospedali vecchi, infrastrutture e strumenti obsoleti, la scelta più ragionevole sembrerebbe quella di utilizzare i fondi Mes per interventi strutturali. Se destinate alla spesa per investimenti, infatti, le risorse Mes consentirebbero, per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022, di triplicare la spesa rispetto ai livelli del 2018 passando da poco meno di 6 miliardi a oltre 18 miliardi di euro.Strutture più moderne e tecnologie più avanzate consentirebbero di accrescere i volumi di prestazioni, riducendo i tempi e i costi di erogazione dei servizi, e ridurrebbero costi da inefficienza ricavando le maggiori risorse per finanziare l'acquisizione delle nuove professionalità e far fronte al rimborso del prestito Mes senza far gravare l'onere del maggior debito sulle generazioni future.Tuttavia, la scelta appena illustrata si scontra con un problema di non poca portata: la bassa velocità degli investimenti pubblici in questo paese. È noto a tutti che vi sono miliardi di finanziamenti accantonati da tempo per opere pubbliche mai realizzate e che dopo l'entrata in vigore del Codice degli Appalti la crescita annua degli investimenti pubblici nel nostro paese è crollata. In ambito sanitario l'ammontare annuo medio di investimenti tra il 2016 (anno di approvazione del Codice degli appalti) e il 2018 è stato di 5,6 miliardi di euro, era stato mediamente superiore del 50% negli otto anni precedenti (7,4 miliardi). Se proiettata negli anni avvenire questa lentezza significherebbe non poter utilizzare per interventi strutturali che una parte minima delle risorse del Mes entro il 2022. Sulla base di quanto appena esposto, i problemi dei fondi Mes, sembrano derivare, piuttosto che da vincoli e condizionamenti dell'Europa, da vincoli che in passato abbiamo posto a noi stessi nelle procedure per la realizzazione degli investimenti pubblici. Di qui per le forze politiche al governo e non un dilemma: utilizzare poco e male le risorse del Mes o porre mano ad una seria riforma del quadro legislativo che consenta di velocizzare gli investimenti pubblici restituendo autonomia e certezza agli atti amministrativi.Tutti noi plaudiamo alla rapidità con cui il nuovo ponte in sostituzione del Morandi è stato costruito. Essa è, indubbiamente, motivo di orgoglio per la nostra città e merito dei nostri amministratori. Tale rapidità, tuttavia, è anche un esempio di come possa essere efficace l'esecuzione di investimenti pubblici, quando a logiche procedurali interne farraginose, come il nostro Codice degli appalti, si sostituiscano, come fatto in altri paesi (si pensi alla Spagna), le norme europee.--© RIPRODUZIONE RISERVATA