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01/07/2020

Mes, sicurezza, televisione Pd e M5S non si reggono più

Il Tempo - PIERPAOLO LA ROSA

Convivenza sempre più difficile
a pagina 6 ••• Non vanno d'accordo quasi su nulla, Partito democratico e Movimento 5 Stelle, e l'ennesima conferma arriva dal dibattito sul Meccanismo europeo di stabilità. A riaccendere le polemiche l'intervento sul Corriere della Sera di ieri di Nicola Zingaretti che parla di «risorse mai viste» per la sanità ed aggiunge: «Il Mes è stato criticato e combattuto da molti, ma ora è uno strumento finanziario totalmente diverso da quello del passato. Io non credo possiamo permetterci ancora di tergiversare». La replica pentastellata, forte e chiara, sempre dalle colonne del quotidiano di via Solferino, è quella del viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni che accusa: «Il Pd - dice - dovrebbe prima spendere i soldi che i loro ministri hanno in portafoglio e che i loro presidenti di Regione hanno per la sanità e non stanno spendendo». Ed ancora, in un continuo botta e risposta andato avanti per tutta la giornata si inseriscono le parole sferzanti del vicecapogruppo dem a Montecitorio, Michele Bordo, il quale si rivolge direttamente al responsabile del dicastero per lo Sviluppo economico: «Patuanelli sostiene che la posizione del Movimento cinque stelle sui fondi del Meccanismo europeo di stabilità per la sanità non cambia e rimane la stessa di mesi fa. Appunto, è esattamente questo il problema. In questi mesi è cambiato tutto - attacca il parlamentare democratico in Europa sono stati messi in campo strumenti mai visti prima e rimanere fermi significa solo essere miopi e irresponsabilmente ideologici». Toni accesi, quindi, tanto da richiedere la puntualizzazione - com'era prevedibile - del capo politico del Movimento cinque stelle. «Registriamo - evidenzia Vito Crimi in una nota diffusa nel pomeriggio - che alleati di governo insistono sull'adozione del Mes. Vale lo stesso per il M5s, che continua a confermare la propria linea: il Mes non è uno strumento idoneo e restiamo contrari. Se debito deve essere», sottolinea il viceministro all'Interno, «allora meglio che avvenga attraverso lo scostamento di bilancio che utilizzando uno strumento che riteniamo non solo inidoneo, ma pericoloso». Insomma, sull'argomento i pentastellati ribadiscono la loro posizione e non arretrano di un solo millimetro. E così, toccherà all'attuale inquilino di palazzo Chigi sbrogliare una matassa davvero ingarbugliata, con il voto appunto sull'ennesimo scostamento di bilancio in Parlamento che potrebbe trasformarsi in una trappola per l'esecutivo. Le principali forze della maggioranza che sostengono il secondo governo guidato da Giuseppe Conte r e g i s t r a n o , poi, uno stallo pure sulle alleanze per le prossime elezioni Regionali, tanto che oggi a palazzo Chigi ci dovrebbe essere un vertice - su questa, come su altre questioni - tra il premier e i capi delegazione dei partiti della coalizione. Tensioni che si aggiungono a quelle maturate nelle ultime ore sul decreto Semplificazioni e sull'amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini, che il Pd non giudica all'altezza della situazione e che invece viene difeso dal Movimento cinque stelle. Senza dimenticare lo scontro sulla revisione dei decreti Sicurezza dell'ex titolare del Viminale Matteo Salvini, sul decreto Scuola - sulla vicenda dell'assunzione dei precari, ad esempio -, sulla riforma del Codice degli appalti, sulla eventuale revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia, sulla giustizia e sull'ex Ilva di Taranto. Frizioni su quasi tutti i fronti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA e

Foto: Alleati Il segretario nazionale del Partito democratico Regione Lazio Nicola Zingaretti (a sinistra) insieme con Luigi Di Mario, ministro degli Esteri ed esponente del MoVimento 5 Stelle (di cui era capo politico al momento della formazione del governo rossogiallo)