scarica l'app
MENU
Chiudi
22/08/2020

Merloni: «Rischi nell’emergenza Senza controlli diventa un Far West»

Il Tirreno

Il presidente dell'Autorità spiega l'istruttoria: ci venivano segnalati prezzi differenziati «Va bene fare presto e ridurre i vincoli, ma attenti a non rinunciare alla trasparenza»
l'intervista«L'indagine nasce dalla volontà di capire che cosa succede negli acquisti di emergenza. Varie segnalazioni ci dicevano di prezzi molto differenziati», spiega Francesco Merloni, presidente dell'Autorità Anticorruzione. Non era inevitabile, in emergenza? «Sì, come era inevitabile che gran parte degli affidamenti avvenisse senza gara. Ma nella prima fase le amministrazioni si sono trovate nelle mani dei fornitori, che hanno spuntato anche prezzi fuori mercato. Poi c'è stato un allineamento». Avete sentito puzza di corruzione? «Noi svolgiamo indagini su indicatori esterni, come il prezzo e l'iter seguito. Non disponiamo, né possiamo procurarci, informazioni interne. Non spetta a noi cercare reati. Noi vigiliamo, sanzioniamo, chiediamo informazioni ed eventualmente segnaliamo all'autorità giudiziaria». Come mai tante differenze di prezzo? «Ci sono alcune motivazioni oggettive, ma anche zone grigie. Abbiamo avuto molte richieste di pareri sulla congruità dei prezzi, ma in fase di emergenza con un mercato impazzito è difficile stabilire un range accettabile». Non esiste un prezzario nazionale, i costi standard? «Non su questo genere di beni. Ma già oggi si può fare molto, se le stazioni appaltanti non si isolano come monadi. In Inghilterra sentiti i fornitori l'amministrazione stila un catalogo prezzi». Quale è la lezione dell'indagine, anche per il futuro? «Va bene in fase di emergenza allargare affidamenti diretti e procedure negoziate senza gara, ma gestendone i rischi. Altrimenti si rischia il caos». Quali rischi? «In emergenza legittimamente prima si fa il contratto e solo dopo si verifica se l'affidatario ha i requisiti o ha commesso in passato gravi irregolarità. Ma non sempre funziona, perché in diversi casi si è dovuto rescindere il contratto, ritardando l'approvvigionamento di dispositivi sanitari». Che fare? «Primo: avere consapevolezza dei rischi. Secondo: contenerli». Come? «Potenziando trasparenza e controlli, come del resto ha suggerito il presidente del Consiglio di Stato». Non si rischia di ritardare gli acquisti? «No. Basta rendere tutto tracciabile. Non per andare a caccia di funzionari pubblici da colpevolizzare, ma per verificare se era proprio necessario ricorrere a procedure d'urgenza e se si sono rispettate efficienza ed economicità». Si sta facendo qualcosa? «Il decreto semplificazioni dice che questi atti vanno pubblicati, ma la digitalizzazione è indietro. Molte amministrazioni li producono ancora in cartaceo». A cosa si deve il ritardo? «Le stazioni appaltanti sono ancora 37 mila, è questa la nostra grande scommessa perduta. Ne basterebbero 100». Perché? «Il monitoraggio evidenzia una realtà a macchia di leopardo con notevoli inefficienze. Ci sono Regioni che hanno una centrale di acquisti efficiente. Altre che polverizzano gli acquisti. La situazione sui lavori pubblici è ancora peggiore». E dal punto di vista dei controlli sulle imprese? «Con il decreto semplificazioni, per un anno avremo affidamenti diretti o con procedura negoziata per gran parte degli appalti. L'unica regole è: ciascuno decide a chi affidare l'appalto, o se invita alcune aziende a fare offerte sceglie chi e quando». Non va bene? «Non demonizzo la scelta politica: bisogna fare presto. Ma temo un'assuefazione all'emergenza, variamente declinata. Così all'ordinario non ci torniamo più. Perché rinunciare almeno a sapere chi è stato invitato a partecipare, prima di affidare forniture di milioni di euro? ». Il rischio riguarda anche le infiltrazioni antimafia? «Certo. Ci sono le white list delle imprese qualificate o che hanno già avuto rapporti contrattuali con le Pa, dimostrandosi affidabili. Andrebbero potenziate quando si sceglie senza gara». L'emergenza è stata prolungata e sono in arrivo centinaia di miliardi europei: come li spenderemo? «Il serpente si mangia la coda. Se avremo poche e qualificati centri di spesa saremo tranquilli, altrimenti continueremo a spendere male. Con grandi volumi di spesa, investire nelle stazioni appaltanti sarebbe il primo "Recovery Plan", anche per l'Europa». In che senso? «L'Europa ci guarda con sospetto, non del tutto a torto. Non è un problema di corruzione, ma di mancanza di strutture adeguate e competenti che gestiscono la spesa pubblica, tanto che molti lavori vengono definanziati non per le mazzette, ma per i progetti sbagliati». Gli altri come fanno? «Francia, Germania e Spagna sono più avanti. La Francia ha 36mila Comuni ma associati in non più di 1100 enti che gestiscono gare e acquisti. Il nostro spread è amministrativo. Davvero pensiamo di distribuire 200 miliardi a pioggia?». Il suo mandato scade a metà settembre: che ne sarà dell'Anac, nell'emergenza che continua? «Spero che l'Anac lavori in continuità, altrimenti sarà inutile». -G. SAL. © RIPRODUZIONE RISERVATA