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20/02/2021

«Mense, dubbi sull’appalto dall’Asl Bari all’Oncologico»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

SANITÀ I NODI DELLA REGIONE
IN ATTESA DELLA GARA UNICA L'operazione annunciata da Emiliano tre anni fa non è ancora partita. E nel frattempo si va in proroga: a Lecce l'appalto risale a 26 anni fa Amati chiede l'audizione dei dg: «Verificare l'estensione del contratto»
l BARI. L'appalto per le mense della Asl Bari (vinto dall'Ati tra coop «Solidarità e lavoro», La Cascina Global Service e Vivenda spa) finisce nel mirino del consigliere regionale Fabiano Amati (Pd) per via dell'estensione del servizio «di fatto senza gara» all'Irccs Oncologico. Per questo il capogruppo della «Bilancio» ha chiesto l'audizione in commissione Sanità dei due direttori generali. «La vicenda - scrive Amati in un comunicato - è strana e merita un approfondimento. Ho l'impressione che sia stato assegnato, di fatto senza gara, il servizio di ristorazione collettiva ai pazienti dell'oncologico di Bari, per due milioni di euro. Si è estesa in buona sostanza all'Irccs Giovanni Paolo II una gara dell'Asl di Bari, forzando gli effetti di una norma che consente le estensioni solo in caso di prestazioni identiche per tipologia e qualità, previa un'ana lisi puntuale e dettagliata sulla convenienza». «Il fatto - secondo l'esponente Pd - è molto semplice e pone dubbi tanto con riferimento alla procedura di selezione che alla clausola sociale di transito degli operatori da un gestore del servizio all'altro». Il riferimento è al fatto che nella gara ponte principale l'operatore entrante ha assunto alle proprie dipendenze solo 63 degli 83 addetti già operativi. «La Asl di Bari - ricostruisce Amati nella sua nota - bandiva una gara per ristorazione collettiva destinata ai pazienti dei suoi presidi, con la possibilità di estendere le stesse condizioni contrattuali in favore di altre aziende sanitarie della Puglia, fino a un massimo del 40% dell'im porto di appalto. La gara era aggiudicata, con autorizzazione all'Oncologico Giovanni Paolo II di esercitare l'opzione di estensione del contratto per un importo, comprensivo di oneri, di circa 2 milioni di euro. C'è da capire in che modo sia stato utilizzato lo strumento molto residuale dell'estensione e con quali puntuali argomentazioni. Ciò è indispensabile, perché la norma estensiva, a mio parere di dubbia tenuta costituzionale e con ampie possibilità di essere disapplicata per contrasto con la direttiva europea appalti, comporta una forte contrazione del principio di competizione, risolvendosi in un affidamento senza gara. A ciò si aggiunga, che occorre verificare se in forza di tale procedura non sia stata violata la normativa regionale sul transito del personale da un appaltatore all'altro, che mi pare un argomento altrettanto rilevante per valutare la convenienza sociale nell'utilizzo della modalità estensiva della gara dell'Asl di Bari in favore dell'Irccs Giovanni Paolo II». L'audizione dei manager, conclude Amati, dovrà dunque servire «a convalidare la regolarità della procedura» o a chiarire «se non vi sia la necessità di procedere all'annullamento della gara nella parte in cui consente l'estensione». La questione riporta alla luce il tema della gara centralizzata per le mense, annunciata dalla giunta Emiliano oltre tre anni fa e mai bandita nonostante proprio la Asl Bari (capofila) abbia predisposto tutti gli atti propedeutici affidandoli ad InnovaPuglia. Il risultato è una situazione molto confusa, che vede il servizio effettuato sulla base di vecchi contratti. La situazione limite si registra nella Asl di Lecce, dove la ristorazione ospedaliera è gestita con un contratto che risale ad una gara in proroga da 26 anni». [red.reg.]

Foto: NEL MIRINO L'Irccs Oncologico di Bari