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03/03/2021

Mensa all’Oncologico, niente stop all’appalto

La Repubblica - Gabriella De Matteis

L'ordinanza del Tar
Il ricorso, per il momento, è stato respinto. E con una ordinanza cautelare il Tar di Bari ha dato il via libera alla decisione dell'Istituto tumori di affidare il servizio di ristorazione al raggruppamento temporaneo di imprese con capogruppo la cooperativa Società e Lavoro. ● a pagina 4 Il ricorso, per il momento, è stato respinto. E con una ordinanza cautelare il Tar di Bari ha dato il via libera alla decisione dell'Istituto tumori di affidare il servizio di ristorazione al raggruppamento temporaneo di imprese con capogruppo la cooperativa Società e Lavoro che ha vinto la gara ponte bandita dall'Asl di Bari. La Ladisa, che aveva contestato la scelta dell'ospedale e che da otto anni gestiva in servizio in proroga, aveva chiesto l'intervento dei giudici amministrativi, che hanno di fatto rinviato la discussione all'udienza di merito.
Una storia finita anche al centro delle polemiche politiche con una presa di posizione del consigliere regionale pd Fabiano Amati, che aveva puntato l'indice contro la decisione dell'Istituto oncologico: un provvedimento che rigettando la richiesta di sospensiva presentata dalla Ladisa, in questa fase i giudici ritengono legittima. La storia al centro del contenzioso comincia il 27 gennaio scorso, quando l'Istituto tumori Giovanni Paolo II decide di affidare, attraverso il meccanismo dell'estensione contrattuale, il servizio di ristorazione allo stesso raggruppamento di imprese (del quale fanno parte anche La Cascina Global Service e Vivenda spa) che ha vinto la gara bandita dall'Asl di Bari per la mensa nei propri ospedali. Una gara alla quale la più grande azienda ospedaliera della Puglia ha fatto ricorso per la mensa dei propri ospedali in attesa che InnovaPuglia sblocchi quella regionale, annunciata per mesi ma mai partita.
L'ospedale (assistito dall'avvocato Giacomo Valla) ha difeso la propria decisione. Per l'affidamento del servizio e quindi anche per interrompere il sistema delle proroghe, peraltro più oneroso, l'Istituto nel febbraio del 2019 aveva già provato a indire una gara, che però è andata deserta. Da qui la decisione, così come prevede un articolo di una legge regionale approvata nel 2004, di aggiudicare l'appalto alla stessa ditta e alle stesse condizioni che ha vinto la procedura bandita dall'Asl di Bari. In questo caso il raggruppamento temporaneo di imprese gestirà il servizio per due anni (con la possibilità di un'ulteriore proroga di due) per un costo complessivo annuale di 569mila euro. I giudici della seconda sezione hanno respinto la richiesta di sospensiva, spiegando come sussista «l'interesse pubblico alla continuità del servizio mensa ospedaliero e che il contratto tra il nuovo appaltatore il servizio e l'amministrazione è stato comunque già stipulato».
«L'estensione - aggiungono dal Tar - riguarda l'appalto aggiudicato per la durata di due anni con opzione per altri due anni, a seguito dell'espletamento di una gara ponte, e la stessa estensione è stata disposta sia per rimediare alla precedente gara che è andata deserta sia per ovviare a ulteriore proroga in favore della società ricorrente che persiste da circa otto anni». La seconda sezione ha rinviato la discussione al merito: l'unica sede, per i giudici, per approfondire la questione. Nei giorni scorsi il consigliere Amati aveva sollevato dubbi sulla procedura seguita dall'Istituto tumori: «C'è da capire - aveva detto - in che modo sia stato utilizzato lo strumento molto residuale dell'estensione e con quali puntuali argomentazioni». E aveva chiesto l'audizione in terza commissione dei direttori generali dell'Asl di Bari e dell'Irccs Giovanni Paolo II. Una richiesta alla quale però, fanno sapere dall'Istituto oncologico, al momento non c'è stato alcun seguito.I luoghi
kIl Tar e l'ospedale La sede del Tribunale amministrativo regionale, nel cuore della città, e più in alto l'istituto intitolato a Giovanni Paolo II