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09/02/2021

Meno tasse e sussidi, più investimenti Ecco l’agenda economica di Salvini

La Verita' - DANIELE CAPEZZONE

• CONTRATTO PER PALAZZO CHIGI
D leader leghista propone al premier incaricato di archiviare la stagione della burocrazia e dello statalismo Tra le richieste, la chiusura a qualsiasi ipotesi di patrimoniale e una pace fiscale per far ripartire l'Italia
Torna l'Italia produttiva, tornano le imprese e il lavoro, torna la richiesta di tasse basse e regolazione leggera, torna il Nord. E, contestualmente, scoloriscono fino a svanire - almeno per una giornata - l'Italia dei sussidi e dei bonus grillini, dell'assistenzialismo e della mano pubblica onnipresente, di un welfare costoso e al collasso. È questo ciò che si ricava da quanto Matteo Salvini e la delegazione leghista hanno detto a Mario Draghi durante le consultazioni, e da ciò che il leader leghista ha sintetizzato fuori, a incontro concluso. Certo, nelle dichiarazioni di Salvini c'è anche una rilevantissima parte di scommessa tutta politica: offrire a Draghi una disponibilità larga («Noi non poniamo condizioni», ha scandito Salvini: «Altri partiti pongono veti e condizioni: "con la Lega no, con Salvini no, con i sovranisti no", mentre noi non abbiamo posto veti né su persone né su idee né su movimenti»), con ciò - maliziosamente - provocando acute emicranie a chi, da sinistra, avrebbe voluto praticare contro la Lega una specie di conventio ad excludendum. Ma, mettendo da parte i calcoli di politics, e concentrandoci sulla sostanza economica del ragionamento del leader leghista, viene fuori non solo un'Italia assai più dinamica e desiderabile di quella ingabbiata dal Conte bis, ma pure un terreno particolarmente utile a Draghi stesso, se vorrà essere coraggioso e sarà determinato a sottrarsi alla parte più regressiva e statalista, più tassatrice e regolamentatrice, delle piattaforme del Pd e dei 5 stelle. «È stata una mezz'ora di confronto interessante e stimolante sui temi concreti, sull'idea d'Italia che per diversi aspetti coincide», ha esordito il leader leghista nelle breve conferenza post incontro, avendo accanto i due capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. E già l'evocazione di una «coincidenza» tra la visione della Lega e quella di Draghi deve aver aggravato il panico a sinistra. Ma Salvini ha proseguito imperterrito, mettendo «al centro lo sviluppo, le imprese, la crescita, i cantieri, che è ciò di cui l'Italia ha bisogno per ripartire», e raccontando come Draghi, ad esempio, abbia evocato «il tema del turismo al centro della ripartenza». Poi la sequenza delle priorità economiche leghiste: «Lavoro, e non assistenza o beneficenza», e soprattutto «l'impegno a non aumentare alcuna tassa». Semmai, «l'obiettivo primario» deve essere «tagliare tasse e burocrazia». A scanso di equivoci, pur senza citare Pd, Leu e Mss, Salvini ha fatto a pezzi la loro agenda tassatrice: «Nessuna idea di patrimoniale, o tasse sui conti correnti, o altre tasse sulla casa. Semmai una pace fiscale per aiutare lo stato a incassare e i cittadini a respirare». A seguire, la parte sulle opere pubbliche, definite «fondamentali» per dare lavoro. E qui il leader leghista ha evocato una lunga serie di progetti strategici: «Tav, ponte sullo Stretto di Messina, la Tirreno Brennero, la Roma Latina, la Dorsale Adriatica, la Pedemontana», fino allo «sviluppo dei porti da Gioia Tauro a Trieste». Salvini ha anche fatto cenno all'ambiente, «a green economy e aria pulita», ma - ha precisato subito - senza ideologia: «Gli ambientalisti da salotto che pensano che la plastic tax aiuti l'ambiente non fanno l'interesse dei nostri figli». Generazioni future citate pure quando Salvini ha fatto cenno a un necessario uso non clientelare dei fondi europei: il loro utilizzo sia basato «sul lavoro e sullo sviluppo, non sul calcolo elettorale: non sono i fondi di Salvini e Zingaretti ma dei nostri figli». Il leader leghista ha anche preso per le corna il toro della questione Europa, agitata da sinistra come un esorcismo contro di lui: «Qualcuno prova a dire "no alla Lega" sventolando la bandiera di un europeismo privo di contenuti. Noi siamo in Europa, e non credo che né De Gasperi né altri pensassero all'Europa della direttiva Bolkestein. Non si tratta di essere europeisti 0 antieuropeisti, ma di difendere l'interesse nazionale italiano: vogliamo essere parte di un governo che vada a Bruxelles a trattare a testa alta». Altra emicrania a sinistra quando Salvini, concludendo questa parte del suo discorso, ha parlato di «condivisione totale» con Draghi, così come pure sulle alleanze internazionali («collocazione atlantica, con gli Stati Uniti, con Israele, con l'Occidente libero e sviluppato, mantenendo buone relazioni con tutti»). L'ultima parte del ragionamento di Salvini è stata dedicata, non senza un passaggio sarcastico su «primule, padiglioni, capannoni nei deserti» all'esigenza che il prossimo sia «il governo della ripartenza e della riapertura», sia per evidenti ragioni economiche sia per ragioni sanitarie e culturali («Questi mesi di dpcm, di paure e distanze, portano a un'alienazione, a una depressione, a un abuso di psicofarmaci» oltre che «all'incremento della povertà»). E quindi l'elenco delle attività da far ripartire: «bar, ristoranti, palestre, piscine, impianti sportivi». I lettori della Verità avranno certamente colto almeno due cose: l'enorme lontananza dalla stagione del Conte bis, e - al contrario - una notevolissima assonanza con molti degli obiettivi e dei percorsi che in tutti questi mesi, e ancora negli ultimissimi giorni, il nostro giornale ha puntualmente proposto. IL NOSTRO DECALOGO Fuori Arcuri, dentro vaccini e cure Basta primule, coinvolgere farmacisti e medici di base nel piano di somministrazione. Più cure a casa: i medici di base tornino a fare i medici ©Dpcm addio e riaprire le attività Poche regole chiare, limitate, sostenibili e verificabili, basate, più che su criteri politici, su indicatori trasparenti per un ritorno progressivo alla vita Rimuovere Tridico e Parisi No alla Fornero, sì alla separazione assistenza/previdenza. Bloccare il reddito di cittadinanza Cancellare il blocco dei licenziamenti Basta bonus, sì a rimborsi e sostegni veri a reddito e occupazione. Nel pezzo di marzo 2020 del Financial Times che tutti hanno lodato Draghi diceva esattamente questo No alla patrimoniale e a nuove tasse Anno bianco fiscale e blocco delle cartelle per la ripresa. Stop al prelievo di solidarietà Un recovery pian vero Meno fuffa verde, più lavoro. Il valore di Draghi è la credibilità in Europa. Usiamola per indirizzare le risorse dove servono a noi e non agli altri: industria, lavoro, infrastrutture, scuola, sanità Rivedere il codice degli appalti Bisogna velocizzare le infrastrutture: il modo più rapido per creare lavoro e reddito, sistemando trasporti e dissesto. Al via la legge sulle lobby e le influenze estere Sì a bond per il rilancio Come da nostro suggerimento di marzo 2020, il Paese può accedere al mercato del debito grazie ai suoi cittadini Fiat tax Ripristinare ciò che il Pd ha cancellato dalle partite Iva Riforma della giustizia civile Attesa da anni, il fardello della lentezza pesa su famiglie e imprese Verità