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20/12/2018

Meno investimenti e slitta il turn over Sale la clausola Iva

Il Messaggero - L. Ci.

Il maxi emendamento LE MISURE
Le risorse per le infrastrutture ridotte di 3 miliardi Nel 2021 possibile aumento dell'aliquota fino al 26,5 % I DIPENDENTI PUBBLICI ASSUNTI NEL 2019 POTRANNO ENTRARE IN SERVIZIO SOLO A PARTIRE DAL 15 NOVEMBRE
ROMA Una correzione da 10,3 miliardi nel 2019, che sale a 12,2 l'anno successivo e a 16 nel 2021. Sono questi i numeri concordati con la commissione europea, che il governo ha "travasato" nel maxi-emendamento alla legge di bilancio. Per il prossimo anno il risparmio più grosso in termini assoluti viene dal fondo per gli interventi previdenziali, che viene ridotto di ben 2,7 miliardi, scendendo quindi a circa 4. Il fondo "gemello", quello destinato al reddito di cittadinanza, verrà invece ridotto di 1,9 miliardi. Ma una delle voci di importo minore, i 100 milioni derivanti dal rinvio al 15 novembre dell'entrata in servizio dei dipendenti pubblici assunti nel 2019, è forse quella che sta facendo discutere di più, con i sindacati del pubblico impiego che minacciano agitazioni. Ma ci saranno prevedibilmente reazioni anche su alcune delle misure fiscali. Si va dalla web tax, che in realtà era stata introdotta ma non attuata con la precedente legge di bilancio, all'abolizione del credito di imposta Irap applicato in alcune Regioni e di quello per l'acquisto di beni strumentali nuovi, senza dimenticare la cancellazione dell'aliquota Ires ridotta per gli enti non commerciali, una novità che penalizza il terzo settore. Una voce sostanziosa, come in questi tutte le manovre economiche, viene dal settore giochi. Ci sono poi significative riduzioni degli investimenti e dei contributi a imprese pubbliche come le Ferrovie. Questo ultimo taglio vale 600 milioni, mentre rispettivamente 800 e 850 milioni verranno dalla riprogrammazione del Fondo per la sviluppo e la coesione territoriale (che dovrebbe assicurare il superamento degli squilibri socio-economici territoriali) e del Fondo per il cofinanziamento delle politiche comunitarie. La riduzione degli investimenti arriva a 3 miliardi considerando anche 700 milioni per i rischi idrogeologici che le Regioni possono rimpiazzare con fondi comunitari. Gli introiti da dismissioni immobiliari ammontano a 950 milioni nel 2019: si tratta di una voce che può andare a riduzione del disavanzo. Mentre non è chiarissimo il destino dei 18 miliardi complessivi di cessioni di asset pubblici programmati per spingere la riduzione del debito. In realtà il percorso di riduzione sarà più lento di quello presentato alla stessa Unione europea a novembre: dal 131,7% del Pil del 2018 (valore rivisto al rialzo) il debito calerà al 130,7 il prossimo anno e poi al 128,2 nel 2021. Sui due anni successivi al prossimo incombe pesantemente l'ampliamento della clausole Iva: gli ulteriori importi valgono 9,4 e 13,2 miliardi. Siccome resta anche una quota delle clausole precedenti, nel 2020 ci saranno da sterilizzare 23 miliardi di maggiore imposta e nel 2021 quasi 29: l'aliquota ordinaria arriverebbe al 26,5%. Tassa digitale Aliquota al 3 % sulle attività Dovrebbe attestarsi al 3% l'aliquota della web tax, l'imposta sui servizi digitali che il governo punta ad inserire nella legge di bilancio. Nel testo che si sta mettendo a punto l'imposta dovrebbe riguardare le imprese che, singolarmente o a livello di gruppo, realizzano un ammontare complessivo di ricavi ovunque realizzati non inferiore a 750 milioni di euro e un ammontare di ricavi derivanti da servizi digitali come la fornitura di pubblicità, le vendite on line di beni e servizi e la trasmissione di dati realizzati nel territorio dello Stato non inferiore a 5,5 milioni. Il governo si aspetta di ottenere 150 milioni di gettito il primo anno, per arrivare a 1,3 miliardi in tre anni. Anche qui va messo a punto il testo finale della misura. Fs Taglio ai fondi per 600 milioni La «riprogrammazione» del fondo delle Ferrovie dello Stato, del fondo sviluppo e coesione, del fondo Cofinanziamento nazionale consentirà di recuperare 2,25 miliardi nel 2019. È quanto emerge dalle tabelle che accompagnano la lettera che l'Italia ha inviato a Bruxelles. Ma non sono i soli investimenti tagliati. Altri 850 milioni saranno per il 2019 saranno ottenuti con la rimodulazione della quota nazionale per il finanziamento delle politiche comunitarie, mentre 800 dal Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale destinato all'erogazione di risorse finanziarie per le misure volte al superamento degli squilibri socio-economici territoriali. Infine il Fondo per lo sviluppo del capitale immateriale sarà definanziato di 75 milioni. Pa Nuove assunzioni solo a novembre Il prezzo pagato dai dipendenti pubblici è piccolo se misurato in termini finanziari: dal rinvio al 15 novembre dell'entrata in servizio di quelli assunti nel 2019 deriverebbero risparmi per 100 milioni. Ma la novità non risulta gradita ai sindacati che hanno già annunciato la propria mobilitazione. Non vengono invece toccate le risorse stanziate per il rinnovo dei contratti pubblici e non cambia nemmeno la norma che ripristina a partire dal prossimo anno il turn over al 100 per cento nella pubblica amministrazione (ovvero la piena sostituzione dei lavoratori che lasciano il servizio per la pensione). In questo caso, come precisato dallo stesso ministro Giulia Bongiorno, le assunzioni collocate nel 2020 potranno decorrere dal mese di gennaio. Pensioni alte La stretta è su 16.644 assegni Il contributo sulle pensioni alte sarà del 15% sulla quota di reddito tra 100.000 e 130.000 euro e andrà a salire fino ad arrivare al 40% per quelli superiori a 500.000 euro. È quanto si legge nell'emendamento al ddl bilancio, presentato dal governo in commissione Bilancio al Senato. Sono 16.644 le persone che incassano pensioni oltre i 100 mila euro, mentre sono solo 23 quelle che prendono assegni oltre i 500 mila euro. È quanto si evince dalla relazione tecnica all'emendamento del governo alla manovra. Nella seconda fascia, quella fra 130 e 200 mila euro, le persone coinvolte sono 6.665 che poi scendono di molto nella terza fascia, quella i 200mila e i 350mila: sono solo 873. Previsioni sulla crescita Variazioni % del Pil reale italiano Standard & Poor's 1,0 0,8 0,6 0,4 0,2 0,0 1,0 0,9 2018 Banca d'Italia 0,7 1,0 2019 0,9 1,0 2020 0,8 1,0 2021 Tari L'ipotesi saldo in bolletta La proposta arriva dalla Lega e ipotizza di dare la possibilità ai Comuni in dissesto di recuperare la Tari, ovvero la tassa dei rifiuti, attraverso il pagamento nella bolletta elettrica. Un meccanismo che rispecchierebbe, di fatto, quello già utilizzato per il canone Rai. Le associazioni dei consumatori sono già in allarme e stimano un impatto pesante da una misura «ingiusta» per le famiglie numerose e più deboli. Ma a quanto pare sono molti anche gli ostacoli politici ancora da superare per arrivare al via libera dell'emendamento. Lo stesso sottosegretario all'Economia leghista, Massimo Garavaglia, ha sottolineato ieri «qualche ritrosia» all'approvazione della misura, nonostante possa essere di «aiuto ai Comuni che vanno in dissesto proprio perché non si pagano le imposte». Appalti Stretta sulle gare con due massimali La legge di bilancio interviene anche sulle norme in materia di appalti, che il governo voleva affrontare con il decreto semplificazioni. Era seguita poi una marcia indietro a che a seguito delle perplessità degli addetti ai lavori. Ora un emendamento alla manovra concordato tra Lega e M5S stabilisce che per l'anno 2019, «nelle more di una complessiva revisione del codice degli appalti», sarà per la pubblica amministrazione possibile affidare lavori senza gara d'appalto dai 40mila ai 150mila euro. Tra i 150mila e i 350mila euro, sarà invece possibile procedere «previa consultazione di tre o più operatori economici». Nel vertice di domenica, su proposta della Lega, si era ipotizzata una soglia fino a 200 mila euro, ma poi i Cinquestelle hanno frenato e la misura è stata limitata al 2019. Giochi Rincari e imposta unica sui concorsi Un pacchetto di misure che incrementa il prelievo nel settore dei giochi attraverso l'aumento del Preu applicabile agli apparecchi da divertimento e intrattenimento e la riduzione delle percentuali minime di pay-out; inoltre, si introduce dal primo gennaio 2019 l'imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse. L'aumento delle tasse sui giochi farà incassare all'erario 450 milioni l'anno. Il dato emerge dalle tabelle che accompagnano la lettera che l'Italia ha inviato a Bruxelles, con le modifiche alla manovra. Del resto il governo ha da subito messo nel mirino il settore, colpendolo con un inasprimento delle norne e del prelievo fiscale. Anche per combattere il crescente fenomeno della ludopatia. Agevolazioni Salgono le tasse per il terzo settore Azzeramento del credito d'imposta per i beni strumentali nuovi; abrogazione del credito d'imposta Irap; stop alle agevolazioni Ires per gli enti non commerciali. Sono alcune delle modifiche che saranno inserite dal governo nella legge di bilancio, che dovrebbero consentire di risparmiare quasi mezzo miliardo nel prossimo anno. In particolare l'azzeramento del credito d'imposta per i beni strumentali farà risparmiare, sempre secondo le stime dell'esecutivo, circa 204 milioni; altri 118 milioni di euro arrivano dalla cancellazione delle agevolazioni Ires per gli enti non commerciali edall'abrogazione del credito d'imposta Irap arriveranno altri 113 milioni per un totale di 435 milioni di euro.