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21/09/2018

Melegatti, verso nuove offerte «Importante siano concrete»

L'Arena di Verona

DOLCIARIO. Sindacati soddisfatti per l'esito della procedura che potrebbe chiudersi il 28, oppure con un'asta il 3 ottobre
Cgil, Cisl e Uil: «La riservatezza è d'obbligo ma serve più chiarezza e la priorità sarà comunque aprire un tavolo sull'occupazione»
Soddisfatti, perché il secondo bando di vendita di Melegatti e Nuova Marelli non è andato deserto e lunedì si è arrivati ad un'aggiudicazione provvisoria. Cauti, finché non si chiuderà la procedura con un'assegnazione definitiva, forse venerdì 28, forse addirittura il 3 ottobre, nel caso in cui ci siano rilanci e si arrivi a una gara tra più offerenti. Pronti, però, comunque a rivendicare il loro ruolo nella lunga crisi delle due società dolciarie e a ricordare che nella gestione che verrà «occorrerà il coinvolgimento delle parti sociali, perché il valore di un'azienda è dato da chi ci lavora: le risorse umane e professionali presenti sono necessarie per far ripartire in tempi rapidi la produzione». Dopo giorni di riflessione i sindacati affidano a un comunicato il loro pensiero sull'assegnazione pro tempore delle due società, fallite il 29 maggio, e sui possibili sviluppi. Evidenziando che la riservatezza è d'obbligo, ma che da fine mese «si giocherà a carte scoperte» e si saprà finalmente con chi i lavoratori e i loro rappresentanti saranno chiamati a rapportarsi. «Le notizie di questi giorni arrivano in modo frammentato e non fanno chiarezza sull'imprenditore che ha fatto l'offerta», rilevano. Solo l'altro ieri il manager vicentino, Denis Moro, è uscito allo scoperto rivelando di aver partecipato alla gara indetta dal Tribunale e di aver ottenuto l'aggiudicazione provvisoria. Per conto però di persona o società da nominare, come previsto dal bando. Dietro Moro o insieme con lui «c'è un'importante e seria realtà imprenditoriale italiana interessata a rivitalizzare il marchio scaligero, rilanciare l'occupazione e concorrere allo sviluppo del territorio», ha svelato. Secondo voci insistenti dovrebbe trattarsi di un componente della famiglia Spezzapria, alla guida di Forgital, che costruisce componentistica per motori di aerei, razzi spaziali, satelliti artificiali e stazioni orbitanti. L'interesse degli Spezzapria per Melegatti risale al 2016. Nell'estate di due anni fa dal Vicentino arrivò a San Giovanni Lupatoto la proposta di acquistare le quote di maggioranza, ma Non se ne fece nulla.Ora, sull'aggiudicazione provvisoria gravano le incognite delle offerte migliorative, che pare non mancheranno e che dovrebbero partire da 14,85 milioni di euro, il 10% in più rispetto alla base d'asta che era di 13,5. Cifra comunque inferiore alla soglia di 18 del primo bando e che dunque potrebbe invogliare altri soggetti.Paola Salvi (Flai Cgil), Maurizio Tolotto (Fai Cisl) e Daniele Mirandola (Uila Uil) seguono la crisi delle due aziende alimentari fin dalle prime battute. «In questo lungo anno di lotta, affrontato con forza e sofferenza da parte dei lavoratori, l'obiettivo era proprio di attirare l'attenzione di un nuovo soggetto capace e serio, che rilevasse il gruppo per evitare la perdita di una storica realtà industriale del territorio e con essa, dei rapporti di lavoro», scrivono. Se è stato formulato a tempo di record un secondo bando, che ha previsto, tra l'altro, l'avvio della procedura di mobilità per i dipendenti, in uscita da Melegatti il 20 dicembre, è anche grazie al senso di responsabilità delle sigle, che però non molleranno la presa sui nuovi acquirenti. «La priorità, a vendita completata, sarà aprire un tavolo sull'occupazione con la nuova proprietà. I lavoratori sono stati la spina dorsale di Melegatti, in tutta questa intricata vicenda», afferma Mirandola. «Chiederemo tutele per chi al momento è ancora in carico all'azienda», assicura Tolotto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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