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09/03/2021

McKinsey, l’ombra di una task force Imbarazzo Mef: il Pnrr resta pubblico

Avvenire - MARCO IASEVOLI

IL RECOVERY PLAN Dopo anticipazioni di stampa, il Tesoro conferma un contratto da 25mila euro con la multinazionale americana: «Solo supporto, sui progetti decidiamo noi». Malumori PdM5s. La questione arriva in Parlamento
L a prima scivolata del nuovo governo è il casoMcKinsey. La multinazionale americana di consulenza strategica è stata coinvolta dal ministero dell'Economia nella riscrittura del Recovery plan, ma il Mef l'ha comunicato solo dopo che l'emittente Radio popolare ne ha dato notizia venerdì, seguita poi a ruota da alcuni quotidiani. Così ieri il Tesoro è dovuto correre ai ripari, confermando un contratto di consulenza da 25mila euro più Iva, affidato senza gara perché sotto la soglia dei 40mila euro, come dispone il Codice degli appalti. Ma non è la cifra a far rumore, ovviamente. E nemmeno il contratto in sé. Quanto il fatto che la stipula del contratto sia avvenuta diversi giorni fa, senza che vi sia stata una comunicazione del Mef. Il Tesoro, ora guidato da Daniele Franco, è quindi costretto a rassicurare: «La governance del Pnrr italiano è in capo alle amministrazioni competenti e alle strutture del Mef che si avvalgono di personale interno agli uffici». McKinsey, quindi, «non è coinvolta nella definizione dei progetti». La multinazionale si occuperà dell'«elaborazione di uno studio sui piani nazionali "Next generation" già predisposti dagli altri Paesi Ue» e offrirà «un supporto tecnicooperativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano». Il Mef assicura infine che il contratto sarà reso pubblico. Ma il punto, come detto, non è il contratto. Bensì il silenzio in cui è stato stipulato. D'altra parte, spiega lo stesso Mef, diversi dicasteri si avvalgono di società esterne per attività che pensano di non poter svolgere con risorse interne. E quindi la polemica va oltre i compiti dei consulenti della multinazionale americana e va a cadere sul tema caldissimo del "chi" sta riscrivendo il Recovery plan italiano. Il Tesoro non ha dubbi: la responsabilità resta in capo alle amministrazioni dello Stato. Ma è fresco il ricordo dei giorni in cui Matteo Renzi si apprestava ad aprire la crisi per via della "task force" tecnica annunciata da Giuseppe Conte. E così parte verso il governo un doppio attacco. Uno da destra, da Fdi. E uno da Sinistra italiana. Nicola Fratoianni, in particolare, annuncia un'interrogazione parlamentare. Mentre il meloniano Raffaele Fitto ricorda che lo Stato spende 155 milioni di euro per analoghe strutture di valutazione. Anche nell'ampia maggioranza a sostegno del governo si levano voci critiche. Nel Pd l'ex ministro Peppe Provenzano chiede «chiarezza». Un altro ex ministro dem, Francesco Boccia, non esita a definire «grave» il ruolo di McKinsey. Molto imbarazzo anche in M5s. Il Movimento, prima di esprimersi, aspetta il Mef. E poi attraverso i deputati della commissione Affari costituzionali mostra di credere alle "giustificazioni" del Tesoro e avverte: «Per noi centrale è il Parlamento». Per l'esecutivo, l'unico a prendere la parola è il titolare dei Rapporti con il Parlamento, il pentastellato Federico D'Incà, che fa professione di pragmatismo: «Tutto chiarito, ora andiamo avanti». «Nessun problema se la guida resta ai ministri», è invece la posizione di Carlo Calenda per Azione e di Cosimo Ferri per Iv. La questione arriva in un momento cruciale per il Recovery: entro il 30 aprile bisogna portare il documento a Bruxelles e il Parlamento non ha svolto nemmeno una delle due verifiche previste (la prima per correggere il vecchio Pnrr contiano, la seconda per valutare l'elaborato definitivo di Draghi). Alessandro FUSACCHIA Deputato del Misto (Verdi-Cd) «Nessuno ha più interesse a investire nella Pa. Nel caso specifico, il rilievo è che il Piano va fatto oggetto invece di un serrato dialogo con le migliori organizzazioni della nostra società civile» Loredana DE PETRIS Senatrice di Leu «Siamo stupiti. Draghi aveva assicurato che la cabina di regia sarebbe stata affidata al Mef, in collegamento con i ministri competenti. Se si cambia, il Parlamento deve essere avvertito e consultato»

Foto: Il ministro dell'Economia, Daniele Franco / Ansa