scarica l'app
MENU
Chiudi
27/08/2020

Mazzette per una gara, Montisanti resta ai domiciliari

Giornale di Sicilia

L ' inchiesta «Sorella Sanità», respinto il ricorso della Procura che chiedeva il carcere per il manager
Per l ' accusa avrebbe corrotto Fabio Damiani, in cella da tre mesi Fabio Geraci Rimane agli arresti domiciliari Angelo Montisanti, una delle dieci persone arrestate lo scorso 21 maggio nell ' ambito dell ' inchiesta «Sorella Sanità» sulla corruzione nei maxi appalti per le forniture a ospedali e Asp siciliane. Il Tribunale del riesame di Palermo ha respinto l ' appello presentato dalla Procura contro il manager: l ' accusa aveva chiesto di portare l ' indagato in carcere, ma il collegio presieduto da Bruno Fasciana ha accolto le tesi difensive degli avvocati Marcello Montalbano e Claudio Livecchi, mantenendo l ' uomo agli arresti in casa. Montisanti, rappresentante della Siram Spa ed ex amministratore della Sei, due delle aziende coinvolte, era finito ai domiciliari a causa di uno dei due addebiti che gli erano stati mossi dai magistrati. Secondo i pm Giovanni Antoci e Giacomo Brandini gli indizi di colpevolezza sarebbero stati fondati per entrambi gli episodi di corruzione ma non è stato di questo avviso il Gip Claudia Rosini che invece ha accettato le richieste soltanto per una contestazione. In particolare Montisanti è accusato di aver corrotto, nella qualità di rappresentante della Siram, e assieme ad altri dipendenti pubblici, l ' ex coordinatore della Centrale unica di committenza della Regione, Fabio Damiani, in cella da ormai più di tre mesi. Lo scopo sarebbe stato ottenere il via libera di alcuni pagamenti che rientravano nell ' appalto per la fornitura di energia e per la manutenzione degli impianti tecnologici delle strutture dell ' Asp 6 di Palermo. L ' altro caso non ammesso, invece, si riferisce al ruolo di Montisanti come amministratore della Sei Energia scarl: il manager, sempre assieme ad altri, avrebbe provveduto a versare delle somme di denaro ed altre utilità al Rup, il responsabile unico dell ' appalto dell ' Asp, Francesco Capizzi, per massimizzare i profitti per la società. Il Tribunale del riesame ha però escluso la sussistenza di un quadro indiziario grave per la corruzione relativa alla fase esecutiva dell ' appalto concordando così con la tesi dei legali dello studio Tmdplex e con quanto aveva deciso il giudice Rosini. Nell ' indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, è coinvolto, tra gli altri, pure l ' ex direttore dell ' azienda sanitaria provinciale di Palermo, Antonio Candela. Anche per l ' ex commissario anti-Covid della Regione, e per il faccendiere Giuseppe Taibbi, il Tribunale del riesame in sede di appello ha rigettato l ' istanza con cui i pubblici ministeri di Palermo chiedevano il trasferimento in carcere. Prima di Ferragosto, invece, era stato esteso il sequestro di beni nei confronti di Francesco Zanzi, un altro degli indagati, amministratore delegato della società Tecnologie sanitarie. Il collegio, presieduto da Sergio Gulotta, ha bloccato all ' uomo 268 mila euro ritenuti il prezzo della corruzione di Antonio Candela e dell ' i m p re n ditore suo «braccio destro» Giuseppe Taibbi e di altri 238 mila che sarebbero stati destinati a Fabio Damiani e ai suoi stretti collaboratori Salvatore Manganaro e Vincenzo Li Calzi. Gli appalti per 202 milioni che sarebbero stati condizionati grazie a queste somme riguarderebbero la gestione della manutenzione delle apparecchiature elettromedicali. ( * FAG* ) © RIPRODUZIONE R I S E RVATA

Foto: Sanità. Appalti nel mirino