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16/07/2018

«Mazzette nell’appalto Enas»

Unione Sarda - An. M.

Tra le persone sotto accusa ci sono l'ex sindaco Galantuomo e l'ex rossoblù Copparoni
Corruzione e abuso d'ufficio, il pm chiede sei rinvii a giudizio
Chiuse le indagini preliminari a febbraio, la Procura di Cagliari ora ha inoltrato la richiesta di rinvio a giudizio per politici, ex calciatori e imprenditori coinvolti nel presunto giro di mazzette per un appalto dell'Ente acque della Sardegna (Enas) affidato quando alla guida dell'ente c'era Davide Galantuomo, ex sindaco di Quartu. Sei le persone sotto accusa: l'ex primo cittadino, l'ex calciatore del Cagliari Renato Copparoni, il manager Gianni Lolli, dirigente del consorzio che si aggiudicò l'appalto, gli imprenditori Luigi Betti e Salvatore Paolo Pinna e Antonio Fadda, funzionario del Servizio progetti e costruzioni dell'Ente acque della Sardegna. Rispondono tutti di corruzione tranne Fadda, al quale è contestato l'abuso d'ufficio. L'APPALTO L'inchiesta è una tranche dell'operazione "Sindacopoli" condotta dai magistrati di Oristano, inviata nel capoluogo per competenza territoriale e sfociata lo scorso ottobre in cinque arresti (oggi sono tutti liberi). I pm Emanuele Secci e Gaetano Porcu, che avevano delegato le indagini alla Finanza, ipotizzano l'esistenza di una presunta tangente da circa 90 mila euro che sarebbe stata pagata dal consorzio "Ccc" di Lolli per vincere un appalto bandito dall'Enas da 9,5 milioni di euro per realizzare un impianto di produzione di energia rinnovabile solare nell'area industriale di Ottana in provincia di Nuoro. «ISTIGATORE» Fadda, responsabile del procedimento dell'appalto bandito nel 2013 (base d'asta di 9.561.475,82 euro) per affidare progettazione ed esecuzione del lavori, avrebbe preparato la delibera con cui, nel dicembre 2014, era stato adottato il progetto esecutivo delle opere appaltate al Consorzio cooperative costruzioni. Iniziativa presa, secondo la Procura, su «istigazione di Davide Galantuomo», ex sindaco di Quartu ed ex amministratore dell'Enas, inserendo «varianti in aumento per 139.958 euro». Più o meno la cifra della mazzetta che, sostengono i magistrati inquirenti, doveva essere pagata per l'appalto vinto dal Consorzio. I pm sono certi dell'avvenuto versamento di 90 mila dei 140 mila euro. L'ORDINANZA La Ccc secondo le accuse aveva vinto con un ribasso del 7,170 per cento grazie a Galantuomo, Copparoni e Pinna. Progettazione esecutiva e lavori erano a carico della Ceif (il dirigente era Betti). Il bando, aveva scritto nell'ordinanza di custodia cautelare il gip Giuseppe Pintori, era stato truccato con «l'uso fraudolento» della "offerta economicamente più vantaggiosa": era stata inserita «strumentalmente» la clausola (lecita) "proposta migliorativa" per consentire «una totale arbitrarietà» a chi appaltava (l'Enas) nella valutazione dell'offerta tecnica rispetto a quella economica. Alla gara, aprile 2013, erano state ammesse sei società e la Ccc aveva vinto «grazie all'alto punteggio attribuito» alla sua «offerta tecnica, 70 punti su 80, con uno scarto sui concorrenti tale da garantirgli il primato a prescindere da quella economica». LA TANGENTE I continui contatti tra Copparoni, Pinna e Galantuomo «prova», aveva aggiunto il giudice delle indagini preliminari, «la ricerca costante di un accordo corruttivo». E a suo dire era stata anche dimostrata «la corresponsione di una tangente», corrispettivo «per l'interessamento al buon esito dell'affare illecito da parte di Galantuomo con l'intercessione di Copparoni e di Pinna per l'affidamento di lavori pubblici alla Ceif». La tangente era di 135 mila euro ma erano stati consegnati 88.816 euro: prima parte di due quote giustificate «da altrettante fatture fittizie» emesse «dalla Essepi Engineering» di Pinna «alla Ceif» per «70 mila e 65 mila euro» per «la progettazione di una circonvallazione a Madonna di Campiglio mai effettuata». Ora gli avvocati Leonardo Filippi, Riccardo Floris, Guido e Federico manca Bitti, Matteo Pinna, Desolina Farris e Paolo Trombetti attendono la data dell'udienza preliminare certi di dimostrare l'estraneità dei loro assistiti alle imputazioni. An. M.

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