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17/09/2020

Mazzette e appalti su misura: sotto inchiesta il «feudo» di Delrio

La Verita' - FABIO AMENPOLARA

politica e giustizia
Corruzione e turbativa d'asta nel Comune di Reggio Emilia: 26 indagati tra dirigenti e funzionari municipali Le soffiate per pilotare la gara da 25 milioni per i bus scolastici e le aree di sosta. Controlli sui servizi legali
• A 11 a f i n e un'inchiesta sul comune di Reggio Emilia la Procura ce l'aveva in canna. Nei corridoi del palazzo di giustizia da quando lo scoop della Verità ha svelato i retroscena della nomina di Marco Mescolini a procuratore tramite le chat dello stratega del Csm Luca Palamara le voci sull'indagine si erano fatte insistenti. E ieri è saltato fuori l'avviso di conclusione delle indagini preliminari con 26 indagati, tra i quali anche un ex amministratore comunale. Mescolini (per due anni fuori ruolo al seguito del viceministro del governo Prodi, Roberto Pinza) nel frattempo aveva dichiarato di non aver «mai mendicato favori» e undici esponenti dem (compresi un senatore e tre deputati, tra cui il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia ai tempi dell'inchiesta Aemilia, quella sulle infiltrazioni della mala di Cutro in Emilia Romagna) si sono affrettati a dargli man forte. Si è accodata la Triplice, con la Cgil in testa. Fa sorridere che la conclusione delle indagini sia arrivata subito dopo. Il tempismo non deve essere una dote della sinistra da queste parti. Visto il risultato devastante proprio per i dem, non indenni nell'inchiesta. I reati sarebbero stati commessi tra il 2015 e il 2017, durante il primo mandato dell'attuale sindaco Luca Vecchi. Si va dalla corruzione alla turbativa d'asta, dalla falsità in atto pubblico alla rivelazione di segreti d'ufficio. Addirittura c'è chi avrebbe preparato verbali di gara di sedute che non si sono mai tenute davvero. Tra gli indagati ci sono un ex assessore, Mirko Tutino, con delega alle Infrastrutture, all'Ambiente e alla Mobilità (accusato di avere diffuso notizie riservate sulla gara per l'affidamento della gestione delle soste a pagamento, del controllo delle zone Ztl e del servizio di bike sharing. Valore complessivo del bando: 25,4 milioni), sei dirigenti comunali di settori primari, il presidente dell'Azienda di servizi per anziani, il presidente dell'Istituzione scuole e nidi dell'infanzia e il comandante della polizia municipale. L'indagine è stata affidata a tre pm: Valentina Salvi, Giulia Stignani e Giacomo Forte. Quattro bandi pubblici, per un valore complessivo superiore ai 27 milioni di euro, sono finiti nel mirino. Il primo bando di gara «alterato», secondo l'accusa, dall'avvocato Santo Gnoni, riguarda l'affido di servizi legali del Comune a due professionisti già consulenti dell'Ente, per un valore complessivo di 60.000 euro. Nel bando, secondo gli investigatori, erano stati inseriti requisiti che avrebbero impedito la partecipazione di altri candidati. La contropartita per l'avvocato Gnoni sarebbero state le prestazioni professionali gratuite dei vincitori. Da lì sarebbe partito tutto. L'indagine si sarebbe poi estesa al settore Mobilità, per il bando economicamente più succulento, affidato all'unico partecipante alla gara, il consorzio Tea. E alla gestione dell'asilo nido Maramotti, affidata per 1,7 milioni di euro alla cooperativa Panta Rei, dopo avere dichiarato illegittima l'offerta economica di un'altra società che si era aggiudicata il servizio. L'ultima procedura ritenuta illecita è legata al servizio di ripristino e di sicurezza stradale. Un bando da 435.000 euro assegnato per tre anni all'Autofficina Corradini srl i cui soci sono indagati anche con il funzionario dell'ufficio acquisti del Comune Ivana Ceccardi, a consulenti e a membri della commissione. Chi doveva controllare, secondo l'accusa, si girava dall'altra parte. E, così, è finita nei guai Lorenza Benedetti, responsabile dell'ufficio Controllo, accusata di omessa denuncia, perché, sostiene l'accusa, era venuta a conoscenza degli intrallazzi messi in atto per pilotare uno dei bandi. L'ex assessore Tutino, come riporta Reggio report, nel frattempo ha deciso di lasciare la politica: «Andrà a lavorare in un'azienda privata che si occupa di riciclo dei rifiuti». Dopo aver militato nel Pd era passato a LeuArticolo 1. Ma è stata una breve pausa, durante la quale ha anche attaccato pubblicamente Delrio. Poi è rientrato nei ranghi. Vecchi (sposato con la cutrese Maria Sergio, che nel 2012 ha acquistato da un futuro condannato di Aemilia un appartamento) invece si trova di nuovo in una situazione imbarazzante. Ha firmato il comunicato prò Mescolini e ora si ritrova i suoi uomini sotto inchiesta. Dal Comune precisano che non ci sono indagati per «corruzione». E che l'amministrazione è stata «trasparente». Uno degli imputati (assolti) di Aemilia, Giovanni Paolo Bernini, dirigente di Forza Italia per la provincia di Parma e grande accusatore di Mescolini, tanto che il 18 verrà sentito dai pm di Perugia, non convinto del fatto che l'indagine sia opera del procuratore, ora suona la grancassa: «Fortunatamente c'è la parte sana, maggioranza nella magistratura, che alza la testa di fronte al tentativo di nascondere lo sporco del Pd, ormai divenuto il partito degli intrallazzi e degli affari, sotto il tappeto confondendo l'opinione pubblica con accuse strampalate nei confronti degli avversari politici da parte del sistema Palamara di cui Mescolini faceva parte a pieno titolo». Ora, oltre alle dimissioni di Mescolini, chiede il «commissariamento» del Comune di Reggio Emilia.