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16/07/2021

Maxi piano della Lombardia per 200 poliambulatori

Il Sole 24 Ore - Sara Monaci

Sanità
Sanità, allo studio un piano da 700 milioni per 200 poliambulatori pubblici in Lombardia sommario: 3

Tra le novità l'affidamento delle proprietà immobiliari Asst a una società regionale

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La stazione appaltante per le gare potrebbe essere la centrale acquisti Aria

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MILANO

La parte più visibile della riforma sanitaria della Lombardia, che porterà la firma della vicepresidente e assessora alla Sanità Letizia Moratti, partirà fra circa sette mesi. Nel marzo 2022 dovrebbero partire i primi cantieri per la realizzazione di circa 200 Case di comunità (una ogni 100mila abitanti), centri di cura che ricordano i vecchi poliambulatori ma che in realtà dovrebbero essere attrezzati come ospedali. Una nuova frontiera della medicina territoriale, che durante la pandemia da coronavirus ha mostrato le sue lacune.

La definizione usata nel piano regionale - che il 19 luglio dovrebbe diventare un primo testo di legge scritto approvato in Giunta - è la stessa usata dal Pnrr, che parla appunto di Case di comunità, definizione nuova in Italia che ancora va messa a fuoco dalle istituzioni. Dovrebbe appunto trattarsi di un luogo dove poter fare visite di emergenza o specialistiche senza intasare gli ospedali più grandi. Da non confondersi con gli ospedali di comunità, luoghi di ricovero a media intensità (di cui, anche in questo caso, la pandemia ha mostrato la necessità, per isolare pazienti non gravi ma potenzialmente fragili).

Le risorse per il territorio

Per la Lombardia, più che per altre regioni, si tratta di un cambio di passo notevole visto che nel tempo la tendenza è stata quella di accentrare la sanità in grandi strutture. In particolare, la riforma Maroni, attuata nei fatti dal suo successore Attilio Fontana, è stata caratterizzata dalla volontà di inserire nelle stesse strutture ospedaliere le cure per gli acuti (pazienti alle prese con emergenze, operazioni più complesse e malattie gravi) e per i cronici (persone con problemi di lungo corso, da monitorare periodicamente e regolarmente e con bisogni di terapie costanti). Una scelta che durante la pandemia ha mostrato i suoi limiti e accresciuto i rischi di contagio proprio nelle corsie e nei pronti soccorso.

I 200 piccoli centri ospedalieri verranno realizzati con i 700 milioni messi a bilancio per il 2021 dalla Regione Lombardia, che fanno parte di un fondo più ampio da 4 miliardi per tutta l'edilizia sanitaria. Di questi 700 milioni, il 55% arriva dalle casse regionali, il resto dal Pnrr. Per i lavori si calcola un periodo tra i 4 e i 5 anni.

Il nodo stazione appaltante

È ancora da sciogliere il nodo della stazione appaltante. Per i progetti che nascono da zero potrebbe essere la centrale di acquisto Aria, che avendo incorporato Infrastrutture lombarde dovrebbe aver mantenuto al suo interno personale specializzato in questo tipo di opere. Ma potrebbe essere anche le stesse Asst, le Aziende socio-sanitarie territoriali che oggi controllano i grandi ospedali, ad aprire i bandi. Probabilmente i due binari potrebbero coesistere.

La centrale Aria ha attraversato un periodo di crisi e il suo operato durante la pandemia è stata messa in discussione per via di errori ormai noti, alcuni dei quali oggetto di indagine da parte della magistratura (dall'acquisto dei camici alla società del cognato del governatore Fontana ai bandi andati deserti per l'approvvigionamento di vaccini antinfluenzali fino al crollo del sistema informatico usato per la prima fase della campagna vaccinale anticovid). Per questo è in corso la riflessione sulla stazione appaltante. Tuttavia in questo caso, trattandosi di edilizia tradizionale, i vertici della Regione Lombardia ritengono che potrebbe essere in grado di seguire molte gare.

Anche i privati potrebbero costruirsi in autonomia Case di comunità, per poi - se vogliono - superare l'esame per avere l'accreditamento pubblico, senza però attingere al fondo da 700 milioni, riservato alle strutture pubbliche.

Il patrimonio da scorporare

Il secondo aspetto della riforma sanitaria lombarda che potrebbe avere ripercussioni rapide sotto il profilo economico è il conferimento delle proprietà immobiliari e erariali degli ospedali a società terze, sottraendole al controllo e alla gestione diretta delle strutture di cura.

Sulla scia di quanto già accaduto al Policlinico di Milano - dove sia gli immobili sia i terreni, frutto di donazioni accumulate nei secoli, sono state conferite a società ad hoc che ristrutturano, valorizzano o mettono a reddito -, la Lombardia intende separare l'attività ospedaliera dalla gestione patrimoniale. Un bilancio di quale sia il valore totale di queste proprietà non c'è, ma è evidente che si parla di centinaia di milioni.

Questo aspetto dovrebbe essere parte del testo della riforma sanitaria, anche se dovrà essere approfondito dal punto di vista tecnico con successive delibere. La società che dovrà controllare e gestire il patrimonio delle Asst potrebbe essere una sola, magari una partecipata regionale già esistente, oppure più di una a livello locale. Più probabile la scelta di un unico contenitore. Con questa iniziativa la Regione si pone un obiettivo che non è solo strettamente sanitario ma anche di rilancio della riqualificazione urbana.

Il rapporto con le aziende

Due i fronti aperti. Da una parte ci sono i finanziamenti pubblici agli operatori sanitari privati, che non dovrebbero subire stravolgimenti, anche se potrebbero essere introdotti successivamente modelli di verifica dell'operato delle strutture accreditate.

Dall'altra c'è il rapporto con il mondo delle aziende. In questo ambito la Regione vorrebbe un maggiore contatto con il mondo della ricerca e della clinica applicata, per far crescere quel segmento biotech che proprio in queste settimane è oggetto di approfondimento da parte del governo Draghi. Si tratta quindi di capire come far entrare nelle strutture ospedaliere, in particolare nei cosiddetti Irccs dove si fa già ricerca scientifica, le novità che le aziende farmaceutiche intendono sviluppare. Un tema delicato sotto il profilo giuridico, perché il settore pubblico deve seguire le regole degli appalti e non può favorire il business privato se non all'interno di precise regole. A fare da cerniera fra questi due mondi potrebbe essere la Fondazione regionale per la ricerca biomedica, che già esiste dal 2011 per distriuire risorse locali e europee per progetti di ricerca. Potrebbe dunque avere un nuovo ruolo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sara Monaci didascalia:

IMAGOECONOMICA

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Servizi per la salute. --> Una veduta di uno degli ambulatori del grande Ospedale Niguarda di Milano

letizia moratti Vicepresidente e Assessore al Welfare della Regione Lombardia