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30/07/2018

Mattio, costruttori “Opera strategica dopo la lunga crisi costata 42mila posti”

La Repubblica

Intervista
Al cantiere della Tav a Chiomonte hanno lavorato 460 imprese.
Oltre 200 hanno la sede e gli operai in provincia di Torino e 67 sono valsusine. Per Antonio Mattio, presidente del Collegio costruttori di Torino, questi numeri dicono una cosa sola. «La Tav è un'opera strategica per i prossimi cento anni, ma per le nostre imprese lo è anche nei prossimi due perché porta lavoro». Il movimento 5 stelle dice che con i soldi della Tav si possono finanziare opere più piccole.
Non sarebbe lavoro anche quello? «Siamo in Italia. Quando si blocca una cosa, prima di farne altre passano anni. Tutto si incaglia in lungaggini amministrative e burocratiche. La verità è che la Torino-Lyon è partita, Telt ha lanciato già gare d'appalto e altre sono previste nei prossimi mesi.
Significa lavoro immediato, entro due anni. Una boccata d'ossigeno per le nostre aziende alle prese con una crisi durissima e 42mila posti di lavoro andati in fumo in dieci anni solo in Piemonte».
Con la Tav si recupererebbero? «Abbiamo stimato l'impiego di 8 mila operai, metà coinvolti direttamente nei cantieri, metà nell'indotto. Per le imprese del territorio è prevista una ricaduta, minima di 250 milioni di euro nel breve periodo».
Ma le aziende locali riusciranno a conquistare qualche appalto? «Telt ha studiato, in questa fase, un piano di appalti "spezzatino" che consente in molti casi alle imprese di piccole e medie dimensioni di competere. Delle 81 gare previste entro il 2019 un terzo ha un valore al di sotto dei 50 milioni di euro, 19 gare sono per lavori sotto la soglia minima dell'Unione Europea di 5,4 milioni, e 8 stanno tra questa cifra e 50 milioni. Queste sono accessibili per le nostre aziende.
Senza contare che sono disciplinate da leggi francesi».
Ed è un vantaggio? "Sì, perché in Francia non vige il codice degli appalti italiano che, secondo noi, blocca le opere pubbliche. Oltralpe le regole sono diverse e, seppur in uno stretto regime di vincoli a cui si sono aggiunte le norme italiane per l'antimafia, per le piccole aziende è più semplice concorrere, a partire dal regime dei subappalti». Qual è l'obiettivo dell'iniziativa di oggi all'Unione industriale? «Fare fronte comune tra associazioni imprenditoriali e classe dirigente. La Tav è considerata un'opera piemontese, ma non è vero, e bloccarla coinvolgerebbe tutto il Nord. La Lombardia, ad esempio, ha scambi commerciali con la Francia per 11 miliardi all'anno».
Dalla Lega arrivano rassicurazioni, non vi bastano? «Qui il problema è che si cambia idea ogni giorno. E non va bene.
La sindaca di Torino Chiara Appendino ha consegnato al ministro Toninelli il dossier dei No Tav, ma mi risulta che in due anni non abbia mai incontrato l'architetto Virano. Forse informarsi farebbe bene a tutti.
Non siamo all'inizio di un percorso, quando si può ancora dire sì o no. Qui si è già deciso e non si può pensare di mettere in dubbio 10 anni di trattati, confronti, osservatori, sentenze del Tar. Con lo stop alla Tav l'Italia perderebbe ogni credibilità in Europa, su questo argomento e su tutti gli altri.
Come ci guarderà Bruxelles se ci mettiamo di traverso sulla Torino-Lyon dopo anni di accordi e con i cantieri avviati? Senza contare che dire no avrebbe dei costi altissimi in termine economici perché dovremmo restituire i soldi all'Europa e alla Francia, e ripristinare i cantieri aperti, che certo non potrebbero rimanere come sono ora. E ci sarebbero conseguenze molto gravi in termini di sviluppo economico». Quali? «Torino è da tempo sottoposta a un'eccessiva marginalizzazione.
Il futuro del nostro aeroporto dipende dalle scelte che fa Malpensa; le Olimpiadi sono un punto interrogativo e al massimo le avrà Milano con qualche gara sulle montagne piemontesi. In questo quadro non abbiamo certo bisogno di volatilità sulla Tav». La politica si sta muovendo, Chiamparino si dice pronto anche al referendum, è d'accordo? »Per la Tav non deve schierarsi solo la politica ma tutta la classe dirigente e il mondo del lavoro.
Anche i sindacati del nostro settore devono farsi sentire: dietro le imprese ci sono i lavoratori e le famiglie. Noi non possiamo delocalizzare, se non c'è lavoro qui chiudiamo. I referendum mi spaventano sempre un po', anche se sono convinto che su questo tema ci siamo una larga maggioranza silenziosa favorevole alla Tav. E comunque voterei sì». - mcg.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Presidente Antonio Mattio presidente del Collegio costruttori spiega: nel cantiere di Chiomonte hanno lavorato


Foto: 460 imprese, oltre duecento hanno sede e dipendenti nella provicnia di Torino: "L'opera è strategica per i prossimi 100 anni"

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