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04/06/2019

Matteo: «I 5Stelle ora mandano giù tutto» Ma Giorgetti è scettico: non più credibili

Il Messaggero - Alberto Gentili

LA STRATEGIA
L'ULTIMA PROVOCAZIONE: IL BILANCIO DI UN ANNO AL VIMINALE DIFFUSO POCHI MINUTI PRIMA DELLA CONFERENZA STAMPA
ROMA Matteo Salvini neppure si scalda le dita. Il capo della Lega ci mette un istante a restituire il cerino al premier Giuseppe Conte che con il suo ultimatum ha cercato di spingerlo allo scoperto. Invano. Salvini in realtà non ha intenzione di aprire la crisi. Non ora. La sua strategia prevede che sia Luigi Di Maio (o una parte del Movimento) a spengere il cerino, sfiancato e strozzato dalle richieste identitarie leghiste: dalla flat tax all'autonomia differenziata, dalla Tav alla riforma della giustizia «garantista» con incluso un ammorbidimento del reato di abuso d'ufficio, dal decreto sicurezza bis alla sospensione del codice degli appalti. E non a caso il leader leghista snocciola proprio questi temi mentre Conte sta concludendo il suo appello alla pacificazione tra 5Stelle e Lega. Come non è altrettanto casuale che Luigi Di Maio, per scongiurare il rischio delle elezioni, meno di un'ora dopo corra a dire di "sì" praticamente a tutte le richieste leghiste. Commento serale di Salvini con i suoi mentre è in viaggio da Porto Mantovano a Cremona: «I grillini sono così terrorizzati dalle urne che ingoiano tutti i rospi, nessuno escluso. Vedremo...». Tra i rospi da ingurgitare, secondo il capo leghista, c'è anche la perdita per i 5Stelle di alcuni ministeri. Salvini legge nella mossa di Conte un «tentativo di rilanciarsi». E sospetta che per riuscirsi il premier mediti di fare il bis: non con una crisi, «che quando si apre non si sa mai come finisce», ma un «bel rimpastone»: «Io poltrone non le voglio», è il ragionamento del vicepremier leghista, «se però ci danno alcuni ministeri economici come lo Sviluppo e le Infrastrutture, saremmo noi a dettare l'agenda. E tutto diventerebbe più semplice». Analisi non condivisa da diversi colonnelli lumbard, incluso Giancarlo Giorgetti che resta decisamente scettico sull'ipotesi di andare avanti con i grillini: «Abbiamo visto tutti come operano. Quelli non cambiano in pochi giorni e sono e resteranno poco credibili. Eppoi, come si può pensare di fare una legge di bilancio con loro assumendoci la responsabilità di scriverla insieme?». Già, è proprio questa la vera partita. Tra le condizioni di Salvini a Conte e Di Maio c'è anche e soprattutto una trattativa dura e senza esclusione di colpi con Bruxelles. Il leader leghista - sospettato dai grillini di voler precipitare verso le elezioni anticipate in settembre nel caso in cui la Commissione europea avviasse domani la procedura d'infrazione e in luglio l'Ecofin la ratificasse - punta alla revisione «dei vincoli europei» e al «superamento dell'austerità». E forte del 34% dei voti incassato il 26 maggio e dei sondaggi che lo accreditano capace di agguantare il 40% da solo, Salvini è determinato a continuare a fare la sua campagna contro l'Unione europea e i suoi vincoli. «Il taglio delle tasse e la lotta all'austerità sono temi con un forte appeal tra i nostri elettori, cavalcarli ci porterà alla vittoria», dice un ministro leghista che già fiuta il clima elettorale. Ed è questo il fronte più caldo e delicato tra Conte e il vicepremier leghista. La prova: mentre il presidente del Consiglio forte della sponda del Quirinale sostiene che la procedura d'infrazione «ci farebbe molto male» e afferma che i vincoli di bilancio non possono essere aggirati («le regole finché ci stanno vanno rispettate»), Salvini un istante dopo risponde affermando l'esatto contrario. «I vincoli europei? Il voto del 26 maggio è stato molto significativo, i cittadini si sono espressi...». FUORI DALLA GABBIA Un botta e risposta che rivela l'intenzione del capo della Lega di non farsi ingabbiare nella trattativa che condurrà Conte con Bruxelles sotto lo sguardo attento del Quirinale. E dimostra anche la tentazione di cavalcare, in caso di crisi, proprio lo «choc fiscale» alla Trump e di conseguenza la «lotta senza quartiere all'austerità». Tant'è che Di Maio, fiutato il pericolo, si accoda pure su questo chiedendo anche lui la «revisione dei vincoli europei». Ma c'è di più. C'è che i rapporti tra Conte e Salvini sono ai minimi termini. Lo dimostra lo scontro sul condice degli appalti e lo "sgarbo" del ministro dell'Interno: nei minuti in cui il premier avvia la conferenza stampa con il report di quanto fatto dal governo in un anno, dal Viminale esce il bilancio annuale di Salvini. Come dire: chi fa le cose sono io e comando io.

Foto: Matteo Salvini all'inaugurazione della Pedemontana


Foto: (foto ANSA)