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08/08/2019

Matteo e l’arma elezioni: nulla è più come prima

Il Messaggero - Simone Canettieri

dal nostro inviato Una volta era Ponte di Legno il teatro delle decisioni irrevocabili, e dunque dei grandi strappi. Adesso c'è Sabaudia. A pag. 4 SABAUDIA dal nostro inviato SABAUDIA Una volta era Ponte di Legno il teatro delle decisioni irrevocabili e dunque dei grandi strappi. Adesso c'è questa piazza razionalista eretta dal Duce su una palude 86 anni fa - con il bel palazzo delle Poste di Angelo Mazzoni, l'archistar della Cappa della stazione Termini - a fare da cornice alle mosse della Lega. La nuova Lega. Quella che accarezza le urne, fa la voce grossa con il M5S e il premier Conte. In una parola dice: adesso si cambia sul serio. L'italia c'est moi. Oppure, eccolo il voto. C'è già una data che rimbalza nelle chat: il 13 o il 20 ottobre. Matteo Salvini finalmente arriva nel paesino pontino, già dune pensanti di Moravia e Pasolini, ora enclave del Carroccio (47% alle ultime Europee) e di una certa borghesia vacanziera molto disincantata (che passa da Matteo a Matteo senza problemi).Il ministro dell'Interno è scortato dal genius loci Claudio Durigon. Seguono parlamentari laziali, il viceministro all'Economia Massimo Garavaglia e una pattuglia di europarlamentari. Ed ecco l'annuncio che molti si aspettano o che, meglio, hanno cercato di decifrare per ore: «Non nego che negli ultimi mesi qualcosa si è rotto, o si fanno le cose in fretta o non sto qui a scaldare la poltrona e la parola torna al popolo. Sono giorni che non dormo bene la notte. Non si possono garantire reddito di cittadinanza a tutti e salario minimo, prima bisogna dare lavoro, creare ricchezza, sennò cosa ridistribuisci?». Sale sul palco scuro in volto, colonna sonora la Turandot "All'alba vincerò...", poi si permette una battuta quando indica la torre: «Qui citano il Duce... meglio che stia zitto o mi arrestano». E poi scherza, dopo i fasti del Papeete: «Io a torso nudo? Ero al mare, qui si va in giacca e cravatta? E poi omo de panza, omo de sostanza». NIENTE MARE ` La giornata è stata complicata: niente mare, solo Palazzo. Che stress: prima il Senato, poi il Viminale infine Palazzo Chigi con il premier e Luigi Di Maio. C'è la crisi, le infradito possono aspettare. Si dava per possibile un incontro tra i due oggi, ma Salvini chiarisce a tarda notte che non lo vedrà. Appuntamento a lunedì, forse. Intanto due appuntamenti disdetti: il primo all'Oasi di Kufra (i bagnanti qui pensano a un altro Capitano: Totti), il secondo al porto di Anzio. Riparte oggi: Pescara, Puglia, Calabria Basilicata e Sicilia: «Poi lunedì torno a Roma per fare qualche chiacchierata». Il vicepremier percorre la Pontina con in mente i suoi "nemici pubblici", come li chiamano i leghisti che per tutta la giornata compulsa per chiedere loro consigli e sostegno. La lista nera è lunga: il primo è Danilo Toninelli, certo, dato ormai per spacciato. Poi c'è Sergio Costa (Ambiente) e adesso come new entry spunta anche Alfonso Bonafede. Il Guardasigilli ha superato nella lista di sgradimento di Salvini anche Elisabetta Trenta, titolare della Difesa. Ma è difficile che salti anche lui, nonostante la riforma della giustizia sia stata bollata da Salvini «come acqua». Vuole cambiare volti e agenda. Quindi, un'altra riforma della giustizia, via questo codice degli appalti. «E in economia bisogna fare quello che abbiamo fatto sulla sicurezza». ` «Così non si può andare avanti: tanto questi non cambiano e sono il doppio di noi in Parlamento», ripete d'altronde da lunedì sera il leader della Lega nel corso delle telefonate con Giancarlo Giorgetti, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. «Navighiamo in mare aperto: teniamoci pronti a tutto. Questa è una partita da 1 X 2», ripete a chi lo cerca. Sono in pochi a puntare però una fiches sul voto in autunno. «L'ultima volta che il Parlamento è stato riaperto d'estate fu per la dichiarazione di guerra», spiegano gli uomini più stretti di Salvini con la mente alle vongole piuttosto che alla sfiducia. Allo stesso tempo c'è molto scetticismo sulla tenuta psico-politica del M5S e di Di Maio. IL TAVOLO Sono agli opposti anche del tavolo del governo. «Dopo oggi nulla sarà come prima», assicura ancora il ministro dell'Interno che si rinchiude al Viminale fino a dopo le 18.30 con Giorgetti e il ministro Giulia Bongiorno. Poi mette in moto la "macchina del cambiamento", nel senso di quello che la Lega vuole imporre. Salvini varca l'ingresso di Palazzo Chigi. E per la prima volta Di Maio capisce che ora si fa sul serio. Nel primo pomeriggio, il leader dei 5Stelle ripeteva ai suoi: «Tanto non farà nulla: non accadrà nulla». Training autogeno. Si consuma uno psicodramma perché ci sono tanti deputati e senatori grillini, con i trolley già sigillati per l'aeroporto, che sono fermi a Roma solo per partecipare all'assemblea congiunta. Sulla carta convocata per «darci appuntamento a settembre». Adesso però «faccio sul serio», ripete Salvini, stanco dell'«andazzo» e intenzionato a stanare Conte, più che Di Maio. Animato da queste intenzioni, e smessi gli abiti del Senato, Salvini arriva a Sabaudia, prima tappa di un tour estivo (Il Matteo beach-party) e già campagna elettorale. Tutto è andato molto velocemente e anche i programmi sono cambiati in corso d'opera, per dire la Verdini non c'è. E' ormai sera quando Salvini si affaccia sul palco: «Ho due cose da dirvi». Applausi. E adesso il tour, o ciò che ne rimane, prende tutta un'altra piega. Simone Canettieri

Foto: (foto ANSA) Il leader della Lega Matteo Salvini