scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
03/04/2021

Materie prime alle stelle C’è chi rinuncia ai lavori

Il Giornale di Vicenza

IN CANTIERE Imprese edili e impiantisti in difficoltà: «I fornitori ora alzano i prezzi»
Schiavo (Confindustria): «Marginalità già all'osso ma così ci si rimettono soldi e le aziende frenano» Dalla Costa (Confartigianato): «Preventivi più alti»
Caro materiali senza precedenti e ci sono cantieri che rischiano lo stop. Il presidente Luigi Schiavo dei costruttori edili e impianti di Confindustria Vicenza scorre gli aumenti delle materie prime: +130% l'acciaio, +40% i polietileni, +25% il ferro, +17% il rame. E poi capisce perché il costo medio di alcuni materiali che fanno crescere i cantieri sono andati alle stelle: calcestruzzo +10%, guaine +10%, fino ai guanti monouso +30%. E così Dario Dalla Costa, che per Confartigianato guida gli impiantisti vicentini, veneti e la federazione nazionale: dall'1 aprile - apre la mail del fornitore e sembra quasi uno scherzo - ottoname (rubinetteria) +4,5%, raccordi di rame +10%, pannelli isolanti (che si usano negli impianti di riscaldamento a pavimento e nei cappotti termici delle case, intervento trainante per il superbonus 110%) +18%. Aumenti alle stelle che si riversano nei cantieri proprio in quella che era destinata ad essere una primavera di rinascita per le costruzioni, grazie anche alle misure governative e agli incentivi a sostegno dell'edilizia e delle opere pubbliche.Cantieri già iniziati. «Possiamo capire un'alea del +5/-5%, cioè una percentuale di scostamento legata ad un fornitore più o meno caro e con il quale si può trattare una scontistica. Ma qui siamo in una situazione mai vista prima e con imprese che di fronte ad un aumento così repentino e alto dei prezzi stanno valutando addirittura di ritirarsi da cantieri già iniziati e con preventivi già firmati piuttosto di rimetterci dei soldi». Schiavo raccoglie tante segnalazioni. Aziende ad esempio che hanno contratti già firmati con fornitori ma quando si presentano a ritirare la merce trovano i prezzi più alti perché la materia prima è cresciuta: e quindi o comprano a quel prezzo o tornano senza. E i fornitori preferiscono pagare penali piuttosto di rimetterci. «Già le marginalità sono all'osso - spiega Schiavo -, ma se si inizia a pagare anche il 30% in più di materiali, per un'impresa diventa devastante. E va ancora peggio con gli appalti pubblici - aggiunge - dove, a fronte di contratti, l'amministrazione ha messo a bilancio le rispettive somme. Ma con i prezzi che si alzano e a fronte di una manodopera rimasta inalterata si prefigura una perdita per l'impresa. E c'è chi inizia a fare i conti se non sia meglio perdere un lavoro, anche a fronte della riscossione della polizza fidejussoria». «Per questo Ance nazionale - aggiunge Schiavo che siede anche nel Consiglio generale - ha sollecitato le amministrazioni e scritto ai ministri competenti per chiedere un intervento di legge urgente con cui riconoscere alle imprese gli incrementi straordinari di prezzo». L'attuale codice degli appalti non prevede, infatti, «adeguati meccanismi di revisione prezzi». E così con contratti non più economicamente sostenibili si rischia anche un blocco generalizzato degli appalti.Maggiorazioni. Una situazione complessa anche per gli impiantisti, anche se di fatto l'incidenza dell'aumento delle materie prime risulta meno onerosa che per i costruttori. «Con i preventivi già fatti - spiega Dario Dalla Costa - saremo costretti noi ad incorporare gli aumenti, negoziando con i fornitori. Ma se gli aumenti dovessero proseguire o si smettono i lavori ai clienti o si dovranno rinegoziare i preventivi. Con i nuovi preventivi andranno evidentemente applicati i nuovi aumenti. Certamente - risponde - il livello di attenzione delle nostre aziende si è alzato di fronte a questa maggiorazione di prezzi: c'è chi si premunisce di ordinare del materiale aggiuntivo, chi cerca di bloccare i prezzi con i fornitori per mettersi al riparo». Dalla Costa scorre anche la motivazione dei fornitori: «I prezzi in buona sostanza crescono - ci scrivono - per l'aumento delle materie prime conseguenti alla riduzione dei cicli produttivi. Temo - aggiunge - che ci sia anche speculazione».. © RIPRODUZIONE RISERVATA