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01/07/2021

«Materiali, costi impazziti l’edilizia è in ginocchio»

La Nuova Sardegna - di Giovanni Bua

Allarme della Consulta: «Cantieri a un passo dal tracollo e il 110% è bloccato» La richiesta: «Una legge statale e la Regione aggiorni il prezzario fermo al 2019» appalti a rischio
di Giovanni BuawSASSARIUn mercato delle materie prime letteralmente impazzito, con costi e approvvigionamenti in balia di una speculazione internazionale completamente fuori controllo, e rincari che arrivano al 230 per cento su ferro e acciaio, 111% su polistirene (utilizzato per i pannelli di coibentazione termica), +71% sul Pvc, +40% sul legname e +10% sul cemento. Rischiando di travolgere la tiepida ripresa di un settore edilizio che viene da oltre 10 anni di pesantissima crisi, oltre che di far saltare per aria appalti pubblici e lavori privati, superbonus 110% e piano casa, imprese e lavoratori, che rappresentano il 50% degli impiegati nel settore industriale e alimentano un indotto che vale il triplo.È una tempesta perfetta quella che si è abbattuta su tutto l'occidente, e che rischia travolgere definitivamente l'edilizia del Nord Sardegna. «Il tempo per correre ai ripari è poco, e la risposta di Stato e Regione deve essere decisa. Da una parte con una legge Statale che preveda meccanismi di revisione dei prezzi più agevoli per gli appalti in corso. Dall'altra con la Regione che revisioni immediatamente il prezzario regionale, fermo al 2019, che tenga conto dei maggiori costi dei materiali e introduca i criteri ambientali minimi (i Cam), necessari per il superbonun 110%. In caso contrario le commesse non risultano più economicamente sostenibili. Il rischio è che nelle prossime settimane si debbano bloccare non solo le attività più piccole, che saranno le prime ad andare in crisi, ma anche i grandi cantieri delle opere pubbliche».Parole di Silvio Alciator, presidente dell'Ance Nord Sardegna, a nome della consulta delle costruzioni, il comitato che riunisce associazioni di categoria e sindacati, per rappresentare in maniera unitaria le istanze del comparto edile. Con lui ieri Franco Ponti dell'Asaepa, Andrea Virdis di Aniem, Gianni Sale della Cna, Gianni Pintus dell'alleanza generale delle cooperative, Marco Foddai della Fenea Uil e Vincenzo Sanna della Filca Cisl, e Pierpaolo Tilocca dell'Ance regionale che ha chiuso l'incontro con un appassionato intervento.«La Consulta è nata 10 anni fa, dopo uno sciopero generale del comparto che viveva già una drammatica crisi - hanno spiegato i presenti -. Da allora abbiamo capito che le battaglie le dovevamo combattere insieme, e così abbiamo fatto. Questa battaglia però potrebbe essere l'ultima, perché l'edilizia, che grazie a superbonus e piano casa, e sperando nel recovery plan, iniziava lentamente a ripartire, non ha le energie per fermarsi ancora. E rischia di trascinare a fondo con sé tutti i cantieri pubblici e privati, rendendo vani aiuti e piani».Sul piatto l'ipotesi di uno sciopero nazionale, per convincere il governo a varare una misura ad hoc che riconosca gli aumenti eccezionali allungando nel mentre i termini di applicazione del superbonus. «L'intervento statale - spiega la Consulta - serve a salvare i cantieri in essere. Non è possibile pensare di portare a termine lavori appaltati col prezzario 2019 con le oscillazioni attuali, pensiamo a un appalto come quello del PalaSerradimigni con l'acciaio che costa il 230% in più, semplicemente non è sostenibile». Ci sono poi i cantieri più piccoli, privati, come quelli del 110%. «I rincari spropositati a cui stiamo assistendo stanno andando ad inficiare le cifre dei preventivi, rimettendo in discussione le commesse. Una revisione immediata del prezzario sarebbe decisiva per tutti i lavori ancora da iniziare, ma anche per dare forza alla ricontrattazione di quelli in essere. Siamo a un passo dal blocco definitivo di tutti i cantieri».