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29/06/2019

Mastrogiacomo in Procura: «Ho agito correttamente»

Il Messaggero

Il commercialista incontra i magistrati e parla per cinque ore del fallimento dell'hotel di Terracina poi venduto all'asta
L'INCHIESTA
Quasi cinque ore di confronto con i Pm, in cui Massimo Mastrogiacomo ha esposto le sue ragioni e illustrato da un punto di vista tecnico - nonché difeso - il proprio operato nella vicenda del fallimento e della vendita delle quote della società che deteneva l'albergo Il Guscio di Terracina. Una storia finita sotto la lente della Procura della Repubblica di Latina per varie ipotesi di reato, prima tra tutte la turbativa d'asta, a carico di diversi professionisti. Tutto, in seguito a una denuncia della titolare della ditta Quadrifoglio, dichiarata fallita nel 2016, che controllava la ditta Circe a sua volta proprietaria dell'albergo.
Mastrogiacomo, nella sua qualità di commercialista, è stato prima incaricato, dal curatore fallimentare Leonardo Viviani, della stima di attivi e passivi della società, poi attestatore. Mastrogiacomo, assistito dal legale Luca Giudetti, ha reso ieri mattina dichiarazioni spontanee dalle 10.15 alle 15.30, rispondendo anche a domande di chiarimento poste dai pubblici ministeri, Giuseppe Bontempo e Claudio De Lazzaro. Tra i punti principali dell'indagine c'è la valutazione del fondo rischi nel corso del fallimento, ma, premette l'avvocato Giudetti, «non c'è ancora un'imputazione». Mastrogiacomo ha quindi ricostruito la vicenda, premettendo di avere «sempre fatto di competenza, professionalità e onestà il mio faro». Tutto nasce da quando viene dichiarato nel 2016 il fallimento della Circe srl, proprietaria dell'albergo, «che non aveva contabilità da 5 anni e aveva un'esecuzione immobiliare da 10 anni - ricorda Mastrogiacomo - viene allora fatto un programma di liquidazione». Lo stimatore deve dare un valore ai beni, determinare i debiti, determinare il fondo rischi pari al 10% del valore della vendita, stabilirne gli effetti fiscali. Una volta nominato, Mastrogiacomo riceve nell'ottobre 2017 una prima bozza di ricostruzione contabile da parte dell'amministratore unico, in cui sono illustrati i debiti, «quelli che risultano in contabilità, quelli in esecuzione individuale, quelli fiscali. C'era poi un mutuo di 200mila euro, per cui erano stati calcolati 146mila euro di interessi, ma l'amministratore comunica poi che l'istituto di credito li ha rivalutati in 90mila euro. Riceviamo poi gli atti di una causa bancaria in cui un istituto era stato condannato in primo grado a dare 180mila euro alla società, ma è ancora pendente l'appello. Per tutti questi motivi calcolo il fondo rischi in 250mila euro: un fondo assolutamente prudenziale». L'immobile era stato stimato inizialmente, in 4 milioni di euro, «ma quella fu una valutazione del 2010; recentemente la struttura non aveva lavorato, e inoltre il bando di asta prevedeva la diminuzione del prezzo a successivi incanti, in caso di asta deserta», cosa poi avvenuta tra la fine del 2017 e il gennaio 2018: si arriva a febbraio 2018 con una stima di 2 milioni di euro che, tolti 994.227 euro di debiti rilevati e altri 768mila di debiti potenziali, fissa la vendita delle quote in 237mila euro.
Andrea Apruzzese
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