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25/06/2021

Mario annuncia la fine dell’austerity

Libero - S.IAC.

Addio patto di stabilità
Per il presidente del Consiglio le regole europee non torneranno mai più quelle di prima
■ «Tutto di nuovo appare roseo», stiamo per togliere le mascherine all'aperto e anche l'economia torna a marciare, «la fiducia aumenta» e la crescita sarà «più sostenuta» del previsto. Ma «non è un liberi tutti». Il pericolo Covid continua a incombere, con le varianti che possono «rallentare il programma di riaperture e frenare consumi e investimenti». Mario Draghi, come aveva annunciato, ha passato la giornata in Parlamento. Durante le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo, il premier ha parlato di tutto, ma all'indomani del via libera al Pnrr i temi economici, che si intrecciano ovviamente con la lotta al virus, restano centrali. L'accento viene posto sulle politiche «espansive» che il premier immagina possano proseguire per molti anni, dichiarando definitivamente chiusa l'epoca dell'austerità. E su questo punto l'ex capo della Bce si dice convinto che nulla potrà mai tornare come prima. «Non c'è il pericolo», assicura, «che il patto di stabilità europeo resti così, la discussione proseguirà nel 2022 per poi intervenire nel 2023, con un patto rivisto». Intanto, sottolinea, bisogna tenere d'occhio, i rischi dell'inflazione e di politiche divergenti tra gli Stati Uniti e la zona Euro, a partire dalle loro autorità monetarie. Ma la nostra crescita, spiega, andrà ben oltre il 4,2% previsto. CRONOPROGRAMMA Quanto al Recovery plan, Draghi ammette che il programma del governo è «difficile e urgente». Ribadisce che entro fine mese arriverà in Consiglio dei ministri una legge sugli appalti e le concessioni e a luglio la legge sulla concorrenza. Ed è in dirittura d'arrivo anche il pacchetto di emendamenti sulla riforma del processo penale che arriverà presto in Cdm per trovare un difficile accordo tra i partiti della larga maggioranza su temi spinosi come la prescrizione. Mentre a luglio il ministro Enrico Giovannini presenterà in conferenza Stato-Regioni il primo pacchetto di investimenti su infrastrutture e trasporti finanziati con le risorse del Recovery e del fondo complementare. CRISI CLIMATICA Un'impresa non semplicissima. «Ma ce la stiamo facendo», dice, guardando a quanto già fatto. Quel che resta da fare è mitigare i rischi per la «coesione sociale» che la pandemia rischia di portarsi dietro. «Le fasi di ripresa dalle crisi recenti hanno spesso favorito solo alcune fasce della popolazione, penalizzando i meno abbienti, i più giovani e le donne. Non abbiamo prestato la dovuta attenzione alla crisi climatica, che colpisce soprattutto le aree più fragili del nostro Paese. Questa volta dobbiamo agire diversamente», dice citando politiche attive per il lavoro «efficaci» che aiutino chi «ha bisogno di formazione per trovare un posto». Per portare a termine gli impegni previsti sarà comunque fondamentale, sottolinea, non ripetere gli errori della scorsa estate. È importante non farsi trovare impreparati alla ripresa della scuola, con un sistema dei trasporti che deve marciare a capienza ridotta perché non ben organizzato («I fondi ci sono»). E poi c'è il tema dei vaccini: «La sfida è cercare tutti coloro che hanno piu' di cinquanta anni, cercarli nei posti più difficili, cercare di convincerli se sono contrari. Sono i futuri - e anche i presenti fragili». Certo, afferma, vanno vaccinati i bambini, ma non sono loro la priorità. La priorità è coprire i più deboli.

La scheda

POLITICHE ESPANSIVE Per Mario Draghi le politiche espansive proseguiranno per molti anni e il Patto di stabilità nel 2023 sarà radicalmente riformato. CRESCITA Il premier si è detto convinto che quest'anno il nostro Pil andrà al di là del 4,2% stimato dai principali organismi internazionali.