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20/01/2021

Marega (Fillea Cgil): «In troppi cantieri dumping contrattuale e finte partite Iva»

Messaggero Veneto - r.a.

Fase positiva dell'edilizia ma con note dolenti «Non vengono valorizzate le professionalità»
l'intervista«Mancano le professionalità? Vero, ma questo è anche una conseguenza del dumping contrattuale e della crescita di finte partite Iva». Massimo Marega, segretario Fillea Cgil del Friuli Venezia Giulia, mette il dito in quella che per il sindacato è la piaga delle settore delle costruzioni. «La principale nota dolente - aggiunge - in una fase che per l'edilizia resta positiva, nonostante l'emergenza Covid».Il settore è in salute?«Dopo la grande crisi, dalla fine del 2018 è iniziata una lenta risalita che il Covid non ha fermato, se non durante il lockdown. Lo confermeranno anche i numeri del quarto trimestre, secondo quanto ci anticipano le casse edili».Se decolla anche il 110%, si può guardare al futuro con ottimismo...«Resta decisivo anche il ruolo dell'edilizia pubblica, cioè degli investimenti su infrastrutture strategiche e messa in sicurezza del territorio. Esistono comunque le condizioni per una crescita e quindi anche per ragionare in prospettiva su come qualificare il lavoro e il settore, visto che quest'anno scadono i contratti».Qualificare il lavoro: può spiegarsi meglio?«Esiste un problema sempre più evidente di dumping contrattuale: nei cantieri cresce il numero di addetti assunti con contratti metalmeccanici, nel migliore dei casi, ma anche multiservizi o addirittura dell'agricoltura, senza dimenticare la proliferazione delle partite Iva. È una tendenza che va invertita perché danneggia non solo i lavoratori, ma anche le imprese virtuose, e credo che il Durc per congruità possa dare un importante contributo in questa direzione. Le aziende devono riflettere su quello che è diventato il senso degli appalti e dei subappalti, che da strumento per gestire interventi specialistici sono diventati prevalentemente un mezzo per ridurre i costi».Le aziende puntano il dito anche sulla concorrenza sleale di chi arriva da lontano e sui criteri degli appalti...«Sicuramente tra le esigenze di questo Paese c'è anche quella di investire sulla qualificazione delle stazioni appaltanti, penalizzate da un progressivo impoverimento delle figure tecniche tra i funzionari».Dicono anche che mancano le braccia e che dalle scuole edili escono poche figure. Può essere questo il vero collo di bottiglia?«In realtà come Trieste almeno il 70% dei lavoratori edili sono stranieri. Quanto alle scuole edili, possono dare un contributo ma la soluzione dipende dalle imprese: se mancano le professionalità è anche perché si investe poco per riconoscerle e valorizzarle». --r.a.© RIPRODUZIONE RISERVATA