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04/07/2020

Marco Bucci e tre anni da sindaco “Ascolto tutti ma poi decido io”

La Repubblica - Massimo Minella e Luigi Pastore

«Tre anni da sindaco non mi hanno cambiato. Io sono per l'ascolto continuo di tutto, e questo mi ha aiutato in tante cose, a partire dalla demolizione del Morandi, con i suggerimenti dei comitati. Ma alla fine decido di testa mia». Marco Bucci è ospite di Repubblica per i suoi tre anni di mandato e alla vigilia dell'inaugurazione del viadotto il primo agosto, con il nome Genova-San Giorgio. «Il programma sarà molto sobrio, ascolteremo Ma se ghe pensu e suoneranno le sirene del porto». Ma sul tavolo ci sono anche temi caldi, come la ribellione di Multedo ai lavori del Petrolchimico: «Ribadisco la mia volontà di spostare altrove i depositi costieri. È un impegno che voglio onorare entro la fine del mandato. Quelli sono solo lavori di manutenzione». C'è poi il caso del nuovo porticciolo di Nervi: «Critiche legittime, ma io penso che con questa operazione riapriremo la Darsena al Mare». Sui trasporti ribadisce la linea pro filobus: «Il futuro è in quella tecnologia, lo hanno riconosciuto anche i sindacati». E intanto, la pista ciclabile di corso Italia si allarga. ● alle pagine 4 e 5 Marco Bucci a colloquio nella redazione di Repubblica su i suoi primi tre anni di mandato. «Mamma mia, se guardo le foto di quando sono stato eletto mi vedo invecchiato, ma non mi lamento, è quello che voglio e alla notte dormo benissimo, da mezzanotte alle 6 e mezza, prima di ripartire ogni volta». Bucci porta l'immagine di Genova addosso, non solo con la spilla con la bandiera di Genova, ma anche con la mascherina, sempre croce rossa in campo bianco, e pure con la cravatta: sempre la bandiera triangolare di Genova, ma con una frase che ormai tutti, amici e avversari, usano a seconda delle circostanze: «È di Genova? Veda un po' lei».
Sindaco e commissario, forse troppo commissario anche quando è sindaco, dice qualcuno. Che risponde? «Che il ruolo di sindaco impone prima l'ascolto e poi la decisione.
Decido troppo? Per quanto mi riguarda avrei voluto decidere ancora di più».
Sarà per come ha esercitato il ruolo di commissario per la ricostruzione del ponte...
«Ho preso le decisioni dopo aver ascoltato, non è cambiato nulla nemmeno qui. Ricordate i tempi della demolizione con l'esplosivo? C'era il comitato che si opponeva. Io li ho incontrati, e da loro ho anche acquisito due suggerimenti importanti. Poi ho proseguito con l'esplosivo». Il Modello Genova glielo consentiva, vero? «Guardi, sgombriamo subito il campo dai malintesi. Il Modello Genova non è lavorare senza regole e controlli. Lo dico perché ho appena letto le parole dell'Anac che ho invitato a vedere il ponte senza avere ancora risposta. Il Modello Genova, dicevo, è lavorare con il Codice degli Appalti europeo e non italiano e con un bando di interesse per i proponenti che include l'idea progettuale, il progetto esecutivo e il nome di chi farà il lavoro. Su questo, dopo le valutazioni della commissione, il commissario procede con un decreto. C'è un primo, il vincitore, ma non c'è un secondo. Anche fare ricorso diventa più difficile. Ci sono però più livelli di controllo, visto che abbiamo anche scelto un project manager e direttore dei lavori come il Rina. Questo ci ha consentito di mettere in campo tecniche di project management per lavorare in parallelo: abbiamo costruito mentre si demoliva. Grazie alla collaborazione con la Procura e con il dottor Di Lecce, inoltre, che non finirò mai di ringraziare, abbiamo anche intensificato i controlli sulle persone, potevamo vedere chi entrava e chi usciva e perché. E così abbiamo potuto fermare gente che non avremmo fermato se ci fossimo limitati al codice italiano».
E fra un mese il ponte sarà pronto. Come si chiamerà? «La data per il momento è il primo agosto, anche se non è ancora ufficiale. E lo stesso vale per il nome.
Stiamo riflettendo, per ora è Ponte Genova San Giorgio ».
Questo modello è veramente esportabile secondo lei? «Assolutamente sì. Lo stesso metodo può essere applicato in porto per la diga, o per il nodo di Genova o ancora per il trasporto pubblico locale per cui sto sempre aspettando i fondi». Su questo tema il dibattito è molto forte...
«Ben venga, ma se non è pregiudiziale. Mi spiace che il Partito, inteso come Pd, abbia preso questa posizione. Avete visto i sindacati? I finanziamenti saranno una vittoria della città, dovrebbero sostenerla tutti».
E il tram? «È un discorso tecnologico, che senso avrebbe? È una tecnologia vecchia. Io voglio tutto elettrico entro il 2025».
Prima del 2025 c'è il 2022, le nuove elezioni. Si ricandida? «A settembre dell'anno prossimo farò una riflessione, prima da solo e poi con la coalizione. Se sarà sì, andremo avanti insieme, se sarà no darà sicuramente una mano a trovare il nuovo candidato».
L'impressione è che però ci abbia preso gusto, all'inizio forse ha pensato che un mandato sarebbe potuto bastare...
«E questo chi ve l'ha detto, non mi risulta. Comunque le rispondo con un proverbio americano (sarà uno dei 4 proverbi americani che Bucci declamerà durante il forum n.d.r.): i cimiteri sono pieni di persone indispensabili. Per me fare il sindaco è il lavoro più bello del mondo, più bello del presidente del Consiglio, perché ti porta a contatto con la gente. Certo, i problemi ci sono, a cominciare dalle risorse. Ecco, un po' invidio i sindaci delle regioni a statuto speciale. Sarebbe interessante agire come nelle contee americane». Non crede di aver fatto anche degli errori? Ad esempio, era proprio il caso di far salire Matteo Salvini sul ponte? «Matteo Salvini è un senatore della Repubblica e il leader del primo partito d'Italia. Me lo ha chiesto e ho detto di sì. Me l'avesse chiesto un altro senatore, un presidente di Regione, un ministro avrei detto sì.
Poi se qualcuno ha interesse a fare speculazioni io non lo seguo».
È proprio convinto che il progetto del porticciolo di Nervi sia quello giusto. Ha visto le ultime proteste sul troppo cemento? «Le ho viste, sono legittime, ci mancherebbe. Ma sbaglia di grosso chi parla di cemento. Noi il cemento lo togliamo e ridiamo a Nervi un grande accesso al mare, creiamo uno scalo per le associazioni, diamo la possibilità alle barche di raggiungere il molo e far scendere la gente. Chi conosce davvero questo progetto lo sostiene». Anche sui depositi costieri da una parte dice di volerli delocalizzare e poi dall'altra autorizza le società a espandersi...
«Falso. Mi impegno a completare la delocalizzazione prima della fine del mio mandato. E non c'è comunque alcuna espansione. Ci sono dei volumi più bassi rispetto ai valori consentiti e quindi si può procedere in quest'ambito. Comunque, vi informo che non è più necessario il parere dell'Enac per la valutazione di rischio, ma è sufficiente la nostra.
Avremo quindi una via amministrativa più rapida e chiuderemo l'iter prima della fine del mandato».
Che giudizio dà sulla sua giunta? I rimpasti sono finiti? «Non so se siano finiti, ma dico che funziona bene. Se vi dicessi che il mio team non funziona, farei l'errore più grosso che un sindaco può fare, sarebbe un'autoaccusa».
E chi è il migliore? «Non ve lo dico, ma dovreste averlo capito». A settembre si vota per le Regionali. Che giudizio dà di Toti? «Sa fare il suo lavoro, ha ottenuto tanti risultati e l'allineamento politico ci ha senza dubbio aiutato nel nostro confronto. Ovviamente lo sosterrò e lo aiuterò».
Tre mesi dopo, a dicembre, scadrà anche il mandato del presidente dell'autorità portuale Paolo Signorini. E di lui che giudizio dà, dev'essere confermato per altri quattro anni alla guida del primo porto d'Italia? «Anche con lui ci sono stati sintonia e allineamento. I nostri uffici sono in dialogo costante, direi quotidiano e sono spronati da noi per ottenere i risultati. Signorini ha fatto un buon lavoro e secondo me va riconfermato». Quando si è insediato ha detto che avrebbe sconfitto la burocrazia.
Pensa di esserci riuscito? «In una scala da uno a cento, dove uno è il punto da cui siamo partiti, ora sono a 35. Per qualcuno è poco, per me è poco, ma era fondamentale iniziare questa battaglia. Certo è un mostro più grande di come l'avevo immaginato». E con Luca Bizzari al Ducale è tornato il sereno? Pareva che la sintonia fosse finita. È davvero così? «Ma no, il sereno arriva sempre dopo la tempesta e così è stato. Il Ducale è in un processo di trasformazione, non solo riconducibile al Covid. Sono scesi i visitatori delle mostre e saliti quelli degli altri eventi. Io ho solo chiesto di poter vedere i numeri. Il confronto resta aperto, senza condizionamenti». Che cosa vuole concludere negli ultimi due anni di mandato? «Una visione ben precisa di città che punta sul trasporto pubblico locale, per cui siamo in ritardo, sugli Erzelli, sia come centro, sia come people mover per raggiungerlo. E poi penso alla cabinovia dal porto Antico ai forti e alla valorizzazione dei forti.
Voglio veder finito il waterfront di Levante dal Forte Stella a levante e poi vedremo di intervenire da Forte Stella all'Expò. Come dicevo prima voglio chiudere con la delocalizzazione dei depositi costieri e voglio avviare il progetto delle Grande Genova, quella per cui è necessario investire 5 miliardi. Ho già presentato il dossier al governo».
Che cosa c'è dentro il dossier? «La diga del porto, il nodo, il retroporto di Alessandria, le aree Ilva che voglio indietro a costo di andarci con la tenda. Al governo abbiamo detto che Genova e Trieste devono diventare il doppio centro logistico del Sud Europa e deve raccogliere la nostra sfida, Non vedrò la fine dello Sky Tram per la Valbisagno, che ha un badget di 500 milioni, ma voglio avviarlo anche con soluzioni innovative come il driverless. E poi puntiamo al ritorno dei grandi yacht al Nautico, dopo l'accordo decennale. E preparatevi a una grande edizione delle Mille Vele, sfideremo la Barcolana di Trieste».

Il plauso a Di Lecce

La conferma di Signorini


L'ex procuratore capo di Genova Michele Di Lecce è il responsabile per l'anti corruzione nei lavori di demolizione e ricostruzione del ponte Morandi: per lui Bucci ha parole di grande elogio Il mandato del presidente dell'autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Signorini scade a dicembre. Per Bucci: "Ha fatto un buon lavoro e va riconfermato"

Il nuovo viadotto Genova-San Giorgio appuntamento l'1 agosto

La data non è ancora ufficiale perché dipenderà tutto dalla disponibilità del presidente Mattarella. Ma al momento l'inaugurazione del nuovo viadotto è stata fissata per il primo agosto. Il nome, non ancora ufficiale, sarà Genova San Giorgio.
La sera prima concerto in piazza De Ferrari dell'orchestra del Carlo Felice. Il giorno dell'inaugurazione Ma se ghe pensu, il Silenzio, la lettura dei nomi delle 43 vittime, l'Inno della banda dei Carabinieri, taglio del nastro e sirene in porto.
fMi impegno a completare la delocalizzazione dei depositi costieri prima della fine del mio mandato E non c'è comunque alcuna espansione
La burocrazia è una brutta bestia L'ho sconfitta solo al 35%. Il nuovo porticciolo a Nervi? Dicono ci sia troppo cemento io dico che così lo riapriamo al mare

Il progetto Cambia la ciclabile

Il piano


kIn bicicletta in corso Italia Quello della pista ciclabile in corso Italia è un progetto giusto, che sta incontrando condivisioni e apprezzamenti, ma anche critiche. «Ci può stare, ma questa è la direzione in cui dobbiamo andare» spiega il sindaco Marco Bucci che poi annuncia le prossime mosse sul progetto.
«Destineremo le due corsie lato mare soltanto alle biciclette ma anche alle moto elettriche. Le due corsie lato monte saranno invece riservate alle auto, ma dovremo cambiare le disposizioni dei semafori».

Foto: kIl forum Marco Bucci durante il forum nella redazione di Repubblica


Foto: FABIO BUSSALINO


Foto: In redazione Il sindaco Marco Bucci nella redazione di Repubblica affiancato dal portavoce (con mascherina) Federico Casabella