MENU
Chiudi
07/09/2018

MARANO Ferdinando Bocchetti I voti ad Armando Cesa…

Il Mattino

MARANO
Ferdinando Bocchetti
I voti ad Armando Cesaro, consigliere regionale di Forza Italia e figlio del parlamentare Luigi, in cambio di favori. Sono ventinove le persone citate in giudizio nell'ambito dell'inchiesta sul voto di scambio alle regionali del 2015, che mosse i suoi primi passi lo scorso 20 gennaio, pochi giorni prima della consegna delle liste elettorali per il rinnovo del Parlamento.
IL PROCESSO
Per il 13 dicembre è stata fissata la prima udienza, che si terrà davanti al giudice monocratico Agostino Nigro del tribunale Napoli nord di Aversa. A giudizio, oltre ad Armando Cesaro, il padre Luigi e gli zii Aniello e Raffaele, entrambi detenuti da oltre un anno, e la consigliera regionale forzista Flora Beneduce. Nella lunga lista degli imputati figurano inoltre l'ex sindaco di Marano Angelo Liccardo, l'imprenditore ed ex assessore provinciale di Forza Italia Antonio Di Guida, anch'egli da tempo detenuto, un dirigente, un funzionario, due vigili urbani e una dipendente del Comune di Marano nonché due medici dei distretti sanitari di Marano e Mugnano. L'inchiesta trae spunto dalle indagini sulle infiltrazioni del clan Polverino nell'area degli insediamenti produttivi (Pip) di Marano che, nella primavera del 2017, culminò con l'arresto di Aniello e Raffaele Cesaro, fondatori della società che ottenne l'appalto dall'ente municipale della città a nord di Napoli.
LE ACCUSE
Secondo il quadro accusatorio, tratteggiato dal pm Simone De Roxas, nella primavera del 2015 - alla vigilia delle elezioni regionali - i Cesaro e i loro referenti politici di Marano, in primis l'ex assessore provinciale Antonio Di Guida, avrebbero promesso incarichi e posti di lavoro per favorire l'ascesa elettorale di Armando Cesaro. Sono dodici i casi di voto di scambio contestati dalla Procura Napoli Nord. Dodici capi di imputazione riassunti nelle dodici pagine dell'avviso conclusa indagine, per fatti e circostanze che si sarebbero verificate prevalentemente nel comune di Marano. Si va dalla garanzia di un mega-appalto, di almeno 10 milioni di euro, che avrebbe dovuto procurare un guadagno netto di almeno 2 milioni di euro ad Antonio Di Guida, legato da antichi vincoli di amicizia con i Cesaro, alla promessa di far nominare Vincenzo Carandente direttore del distretto sanitario 38 dell'Asl Napoli 2 nord. A Flora Principe, dipendente dell'ufficio protocollo del Comune di Marano, sarebbe stata promessa un'assunzione alle Poste, per il figlio, in cambio di trenta voti da documentare con la foto delle schede. A Luigi De Biase, invece, lo storico dirigente dell'ente maranese, la nomina di componente dell'Oiv, l'organismo di autovalutazione interna della Regione Campania. Due capi di imputazione riguardano i nulla osta che sarebbero stati ottenuti con l'assenso dell'ex sindaco forzista Angelo Liccardo, per lo spostamento di una funzionaria, Tiziana Di Grezia, e di un agente di polizia municipale, Gennaro Marchesano, verso altri impieghi: la prima presso l'ufficio Demanio della Regione, il secondo presso lo staff di un capogruppo consiliare di Palazzo Santa Lucia. A un medico, precario, fu assicurata invece la stabilizzazione del contratto presso l'ospedale di Giugliano, a un sottotenente della polizia municipale di Marano, Raffaele Di Bonito, furono invece date rassicurazioni per la figlia dottoressa: l'assunzione all'ospedale San Raffaele di Milano, confidando, forse, nell'aiuto di Francesca Pascale (non indagata), la compagna di Silvio Berlusconi. Un uomo di Portici avrebbe ricevuto due abbonamenti gratuiti al Centro Sportivo locale «Aquilasport» amministrato da Aniello Cesaro. A una donna, dipendente della partecipata «Armena sviluppo», sarebbe stata garantita una promozione da addetta al verde pubblico a impiegata.
LA DIFESA
Ipotesi di reato rispedite fin dal primo giorno al mittente dai legali degli imputati. «È un'inchiesta che poteva essere archiviata già in fase preliminare - spiega l'avvocato Gaetano Mosella, difensore di ben quattro imputati - Ad ogni modo ci difenderemo in dibattimento, dove proveremo a smontare le accuse». Si dichiara amareggiato e sconfortato l'ex sindaco di Marano Angelo Liccardo: «A Marano tutti sanno che ero della corrente avversa ai Cesaro - dice l'ex primo cittadino a capo di una giunta poi sciolta per infiltrazioni della camorra - In quegli anni fui oggetto di pesanti attacchi proprio dai referenti territoriali dei politici e imprenditori di Sant'Antimo». Laconico il commento del professor Vincenzo Maiello, avvocato dei fratelli Aniello e Raffaele Cesaro: «Ormai - evidenzia il legale - la comunicazione delle vicende giudiziarie è arrivata ad un punto di non ritorno. La gente vorrebbe essere informata anche degli sviluppi delle inchieste. I media - aggiunge - sono tempestivi quando si tratta di rilanciare alcune notizie e poco attenti alla fase dibattimentale, dove si forma la prova e dove si approfondiscono i capi di imputazione».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore