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09/08/2018

Manovra modello Padoan: graduale e con poco deficit

Il Fatto Quotidiano - STE. FEL.

Niente scontro frontale con la Commissione, i timori sono per le nuove regole sui titoli di Stato a dicembre
ultimo vertice di governo sulla legge di Stabilità aveva agitato i mercati, quello di ieri prova a calmarli: in autunno non ci sarà alcuno scontro frontale con la Commissione europea. La legge di Stabilità seguirà la tradizione degli anni di Pier Carlo Padoan ministro dell ' Economia: un po ' di deficit più del previsto, in cambio della promessa di riforme strutturali, ma nessuna violazione plateale dei parametri previsti dalle regole europee. " Un percorso progressivo, deciso ma senza strappi, che si sviluppa senza superare le colonne d ' Ercole della discesa del debito pubblico e del non peggioramento del deficit struttur al e " , questa la sintesi del ministro dell ' Economia Giovanni Tria in un ' in tervista al Sole 24 Ore che segna la (momentanea?) sconfitta della linea più aggressiva rappresentata dal collega Paolo Savona. T R A D UZ I O N E : ci sarà qualcosa sulla flat tax, il segnale dell ' inizio di un percorso, a cominciare dall ' aumento delle soglie per il regime forfettario delle partite Iva, e ci sarà qualcosa sul reddito di cittadinanza, par di capire un potenziamento dell ' attuale Reddito di inclusione (Rei) che assorbirà altre prestazioni sociali, senza consistenti aumenti di spesa. Non è chiaro come scongiurare l ' aumento dell ' Iva che scatta a inizio 2019 in assenza di provvedimenti alternativi e che vale 12,5 miliardi. Ma Tria, come il resto del governo, continua a ribadire che sarà evitato. Le coperture, a parte un po ' di deficit inevitabile che il governo cercherà di far digerire a Bruxelles in cambio di misure pro-crescita (come l ' ennesima revisione del codice degli appalti per sbloccare un po ' di lavori), sono complicate: ieri è stato chiesto un po ' a tutti i ministeri di passare l ' estate a studiare i propri impegni di spesa per capire se ci sono risorse stanziate ma non utilizzate che potrebbero essere dirottate altrove, una " cash review " , revisione della cassa, dicono in gergo. Per avere un ' idea dei numeri da aspettarsi, bisogna guardare le stime di Lorenzo Codogno, già capo economista del ministero del Tesoro e oggi titolare della società di consulenza LC-Macro: ad aprile il governo Gentiloni prevedeva una crescita 2018 all ' 1,5 per cento, ma sarà intorno all ' 1,1, se l ' esecutivo Conte sceglie una linea conciliante con Bruxelles senza strappi drastici il deficit dovrebbe passare dall ' 1,6 previsto al 2,1 per cento del Pil (sotto la soglia fatidica del 3) e quello strutturale, che tiene conto del ciclo economico, dall ' 1 all ' 1,9 per cento. Il debito salirebbe dal 130,8 al 131,3 per cento del Pil. CI SONO VARIE incognite in questa strategia. La prima è la reazione dei mercati: a leggere i report degli analisi e delle banche non è affatto detto che una manovra moderata come quella auspicata da Conte e Tria basterà a evitare che lo spread salga parecchio (ieri ha chiuso a 250 punti, probabile che vada almeno a 300 al crescere delle indiscrezioni): già da giorni si registrano consistenti ordini di vendita. La seconda incognita è politica. Spiega un ministro: " Al netto delle dichiarazioni di alcuni esponenti estremi, la Lega è più cauta sul debito e deficit, mentre i Cinque Stelle sono imprevedibili, difficile dire se accetteranno tutti i compromessi necessari " . La terza incognita è tattica: evitare lo scontro oggi con Bruxelles serve anche a combattere una partita decisiva per l ' Italia a fine anno, quando il Consiglio europeo dovrà discutere delle nuove regole bancarie che prevedono, tra l ' al tro, limiti agli investimenti nel debito pubblico dei singoli Paesi. Per l ' Italia, con un debito di oltre 2.000 miliardi, è un rischio enorme che i nuovi paletti riducano la domanda di titoli italiani. Quindi il governo vuole conservare capitale politico da spendere in quella battaglia. Ma a scegliere la gallina futura rinunciando all ' uovo presente (più deficit subito) si rischia di rimanere con niente in mano. I ministeri d o v ra n n o ce rc a re le risorse s t a n z i a te e non spese in una sorta di " c a sh re vie w "

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