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21/10/2018

«Manovra confermata, no all’uscita dall’euro»

Il Sole 24 Ore - Manuela Perrone

Tra Ue e spread. Il premier e i due vice escludono una tassa patrimoniale «Spiegheremo le misure all'Ue, deficit solo dello 0,4% in più rispetto al passato» Conte: con le riforme avremo 0,5-1,2 di Pil aggiuntivo. Siamo convinti di non aver gonfiato i numeri Prima intesa anche sulla sicurezza, ma restano le tensioni: a breve nuovo incontro tra Salvini e Di Maio
ROMA

«Non c'è alcun proposito di uscire dall'Ue o dalla moneta unica». All'indomani del downgrade di Moody's, la rassicurazione numero uno viene ripetuta a turno dal premier Giuseppe Conte e dai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha sancito la "pace" sul decreto fiscale tra Lega e M5S. Si presentano da soli, senza il ministro dell'Economia Giovanni Tria. Confortano i mercati sulla ritrovata unità della compagine governativa, sancita dal vertice a tre di qualche ora prima che ha ridotto ma non spento le tensioni. La Lega ha accettato di rivedere il condono, ma il M5S deporrà le armi sul decreto sicurezza (andranno avanti solo gli emendamenti condivisi) e sosterrà la legge sulla legittima difesa. Scambi che investono anche la sanatoria edilizia per Ischia e la riforma Rc Auto e che vanno ancora limati, forse già oggi in un nuovo incontro politico.

Ma la volontà è anche quella di rasserenare Bruxelles, che domani entro mezzogiorno riceverà la risposta del Governo gialloverde ai rilievi durissimi sulla manovra. Una risposta ferma: la legge di bilancio non sarà modificata né sul deficit («Resta al 2,4% nel 2019, altrimenti non avremmo la riforma della Fornero e il reddito di cittadinanza», aveva chiarito qualche ora prima Di Maio) né sulle stime di crescita. Ma Conte, reduce dal Consiglio europeo e dai bilaterali con Merkel, Macron e Rutte, insiste sulla «disponibilità al dialogo costruttivo perché siamo comodamente collocati in Europa e quindi riconosciamo i nostri interlocutori nella settimana che inizierà, ma anche nelle settimane e nei mesi a venire».

Il premier lascia intendere che il confronto non si fermerà affatto se martedì la Commissione dovesse formalmente bocciare il documento programmatico di bilancio italiano, proprio mentre si riunisce in plenaria l'Europarlamento. Assicura che incontrerà ancora il presidente Jean-Claude Juncker. E sul 2,4% di deficit-Pil, ovvero sulla deviazione «senza precedenti nella storia del Patto di stabilità» contestata da Bruxelles, ripete: «Noi abbiamo già ereditato rispetto al trend un 1,2%. Aggiungendo le clausole di salvaguardia, che valgono lo 0,7, arriviamo intorno al 2. Ci siamo limitati a portarlo al 2,4».

La spiegazione serve a Conte per affermare che quella italiana «non è una manovra azzardata e arrischiata». Alle critiche sull'inattendibilità delle previsioni di crescita - arrivate dai commissari e ribadite venerdì dai valutatori di Moody's - Conte replica difendendo la scommessa sugli investimenti, sul «piano di riforme strutturali più importante della storia d'Italia». Cita quelle già in pista, come il Ddl anticorruzione e il decreto semplificazioni, ma poi già nell'arco delle prossime settimane - garantisce - «riformeremo tutto», dalla giustizia civile al Codice appalti. Un pacchetto che da solo per il premier vale «un aumento del Pil dallo 0,5% all'1,2-1,3 per cento». Sono questo potenziale e la determinazione dell'Esecutivo le due carte che Conte pensa di giocare al tavolo con l'Europa: «Siamo convinti di non aver gonfiato i numeri». Una sicurezza che fa reagire il premier e i suoi vice con fermezza alla domanda se ipotizzano patrimoniali per fronteggiare eventuali futuri shock, come sembra adombrare Moody's quando sottolinea l'alta ricchezza delle famiglie come punto di forza dell'Italia e possibile «fonte di finanziamento» del Governo in caso di difficoltà. «Non c'è nessuna volontà di fare una patrimoniale», garantiscono.

Nonostante i toni distesi, a Palazzo Chigi c'è piena consapevolezza della diga che potrebbe aprirsi da dopodomani. Perché al "no" della Commissione e al declassamento di Moody's, seppur con outlook stabile, potrebbe aggiungersi un altro downgrade: quello di Standard&Poor's, atteso venerdì. Nell'Esecutivo sono in molti a darlo per scontato. Ma senza retrocedere. L'ottica, chiarita da Conte, è quella di rivendicare l'esercizio «delle prerogative del nostro Stato per quanto riguarda l'indirizzo di politica economica». Una linea che guarda avanti: alle elezioni europee di maggio. «Stiamo bene nell'Ue le cui regole vogliamo modificare», è stata non a caso l'unica trasgressione firmata Salvini alla professione di fede europeista chiesta e ottenuta ai suoi vice dal premier. Le partite si intrecciano e dal Governo sono sicuri che, se guerra sarà, siamo solo all'inizio.

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Dati a maggio (pre-governo Conte) e a venerdì scorso. Spread in punti base, rendimenti in %, indici di Borsa e cds in punti Nota: (*) Stime Calipso sui dati dei Cds con ipotesi di svalutazione della lira al 30% e correlazione default-ridenominazione valuta al 50% Fonte: Thomson Reuters, Calipso 19 OTTOBRE Moody's declassa il debito dell'Italia portandolo a Baa3 con outlook stabile SPREAD BTP 2 ANNI rendimento prezzo BTP 5 ANNI rendimento prezzo BTP 10 ANNI rendimento prezzo FTSE MIB (punti) FTSE BANKS (punti) CDS A 5 ANNI PROBABILITÀ ITALEXIT* PROBABILITÀ DEFAULT* 129 310 24.297 19.080 -21,50% 12.500 8.171 -34,60% 95 280 6,0% 25,5% 4,8% 13,9% -0,07 100,46 1,66 96,93 0,78 100,78 2,99 97,61 1,94 100,62 3,59 93,64 15 MAGGIO Trapela la prima bozza del contratto di governo Lega-5Stelle in cui si parla di Italexit Numeri a confronto

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Dopo il Consiglio dei ministri -->

--> Da sinistra, il vicepremier e leader M5S Luigi Di Maio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini

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