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09/10/2020

Mancano interventi idrogeologici strutturali e pianificati per arginare fenomeni eccezionali diventati ormai ordinari

La Guida

Paolo Salsotto: "Con più di 500 millimetri di acqua in 24 ore è difficile riuscire a contenere i livelli di fiumi e torrenti, ma almeno si deve provare a limitare i danni"
Cuneo - "Un disastro enorme nelle nostre valli, ma non è mai troppo tardi per intervenire!". Paolo Salsotto, ex comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato e per tre anni presidente dell'Ente di Gestione Alpi Marittime, nella sua vita professionale si è già trovato più volte di fronte ad eventi catastrofici come quelli che hanno colpito il Piemonte nello scorso fine settimana. "I cambiamenti climatici oggi so no ormai sotto gli occhi di tutti e anche le conseguenze - commenta -. Precipitazioni straordinarie che purtroppo stanno diventano ordinarie, tifoni che sempre più spesso vediamo di fronte alle coste liguri, venti a 120 chilometri all'ora. Sono effettivamente fenomeni estremi, ma di cui bisogna tenere conto perché accadono e accadranno sempre più spesso". Insomma, sono eventi a cui pur troppo dovremmo abituarci e con cui dovremmo imparare a convivere? "È chiaro che con delle precipitazioni come quelle degli scorsi giorni, con più di 500 millimetri di acqua caduti in poco meno di 24 ore (più del 1994) è difficile riuscire a contenere i livelli dei corsi d'acqua, ma almeno si deve provare a limitare i danni. Oggi purtroppo ci sono delle cose che piange il cuore constatare, nei fiumi non si lavora più in maniera organica. Io sono ingegnere, ho fatto il concorso nel 1980 per entrare nella Forestale e proprio in quelli anni si stavano chiudendo gli ultimi lavori strutturali per la sicurezza idrogeologica del territorio e parallelamente la materia stava passando alle Regioni. Il problema è che quello che allora facevano la Forestale in montagna e il Genio Civile in pianura, di fatto non è più stato continuato, perché un conto sono le operazioni ordinarie e minimali di pulizia degli alvei e taglio degli alberi, altro discorso sono gli interventi strutturali che sono rimasti fermi agli anni '80 ma che sono utilissimi. Pensiamo, per fare un esempio a quanto successo a Pontebernardo". Dopo la tragica alluvione che nel 1957 aveva distrutto parte delle valli Stura e Maira, a Pontebernardo era stata infatti realizzata dalla Forestale (su progetto del dott. Floriani) una briglia con acciaio in trazione che ha permesso di salvare tutto l'abitato nelle successive calamità. "Oggi mancano interventi strutturali che si pianificano e si realizzano nell'arco di anni. Le briglie che il Corpo Forestale dello Stato ha costruito per decenni non hanno più manutenzione, non c'è nessun ente che ha sostituito il CFS in queste attività. Forse questo genere di opere non sono compatibili con i tempi della politica di oggi che richiedono rapidità di esecuzione per permettere inaugurazioni veloci, quelle sui bacini di alta montagna sono opere poco visibili che forse non si prestano ad essere utilizzate a fini 'promozionali'". Quindi cosa possiamo fare per evitare che succedano queste tragedie e di ritrovarsi nuovamente a fare una dolorosa conta dei danni? "Anzitutto bisogna distinguere tra fiumi e torrenti. Quando i fiumi sfo ciano in pianura, dove la pendenza dell'alveo e la velocità dell'acqua diminuiscono, devono avere degli spazi in cui espandersi in caso di piena improvvisa, sempre più forti con questi regimi di precipitazione. Ma nella parte alta dei bacini (vedi Limone, Tenda, Ormea, ecc.), i corsi d'acqua non possono avere casse di espansione per evidenti motivi orografici e quindi dovrebbero essere regimati. Le briglie e le traverse costruite dalla Forestale servivano proprio a rallentare il deflusso, diminuire - per quanto possibile parte dell'energia sviluppata dal corso d'acqua e, soprattutto, a stabilizzare le sponde. Emblematica è la foto dell'uscita del tunnel di Tenda lato Francia, il torrente ha eroso al piede la scarpata ed ha fatto danni alla strada che era decine di metri più alta. Probabilmente una serie di opere trasversali (anche piccole) in quel punto sarebbero state determinanti per evitare un danno enorme, ma i lavori nei corsi d'acqua non si possono mai considerare finiti, serve una manutenzione ordinaria continua. Chissà, ora che si attende l'arrivo di importanti risorse dall'Unione Europea magari sarà la volta buona!". Proprio sul tema risorse, in una recente intervista, il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha dichiarato che i soldi contro il dissesto ci sono, ma che i comuni non sanno spenderli. Cosa ne pensa? "In provincia di Cuneo, con 247 comuni, mettere su un progetto che riesca ad ottenere tutte le autorizza zioni, metta d'accordo tutti gli enti e rispetti i termini degli appalti è abbastanza complicato. Se si pensa poi al fatto che in quasi la metà dei nostri comuni di montagna ha segretari comunali, figura fondamentale per procedere con l'amministrazione ordinaria, che devono dividersi su diverse sedi, si capisce bene la difficoltà in cui versano gli enti locali. Per non parlare della soppressione delle Comunità Montane che come spirito era un ente che poteva mettere insieme delle risorse, mentre le attuali Unioni dei Comuni sono a mio parere entità meno efficaci. A questo si aggiunge una politica internazionale che su questi argomenti fatica a decollare, dalle emissioni di CO2 ai consumi del suolo. Ma i soldi ci sono, se uno ha un progetto serio su cui lavorare le risorse si possono trovare". Monica Arnaudo