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28/05/2021

«Mai visto un Pd così anti-imprese»

Libero - TOBIA DE STEFANO

INTERVISTA Giordano Riello
L'imprenditore veneto: «Sulle tasse gettano benzina sul fuoco. Ai sindacati chiedo di essere pratici»
■ Sblocco dei licenziamenti, codice degli appalti, rapporti tra imprese e sindacati che usando un eufemismo potremmo definire tesi, Giordano Riello andiamo incontro a una delle estati più torride di sempre sul lavoro? «...Guardi le premesse negative ci sono tutte, ma se venissero confermate perderemmo un'occasione d'oro, quella di riuscire a spendere i 200 miliardi del Recovery. È un motivo validissimo per mettere da parte le ideologie e collaborare. Io direi ai sindacati e al Pd, invertiamo il paradigma, il tema non è lo sblocco dei licenziamenti, ma lo sblocco delle assunzioni. Se si liberano le energie positive e l'economia riprende a girare poi tutti gli altri problemi si risolvono da soli». Certo, ma arriviamo da una settimana di polemiche serrate. L'ultima è il tentativo del ministro dem Orlando di allungare il blocco dei licenziamenti fino alla fine di agosto senza coinvolgere - secondo la tesi di Confindustria - gli altri ministri, le parti sociali e pure Draghi. Insomma un grave strappo istituzionale... «D'accordo, ma restiamo nel merito, sa io cosa le dico? Badiamo al sodo. Mi sembra una querelle sterile anche perché stiamo parlando di soli due mesi. Io invece sarei più pratico. In questa situazione così particolare serve gradualità. Dobbiamo affidarci ai numeri. I settori che hanno risentito meno della crisi - penso al metalmeccanico, alla farmaceutica e all'elettronica - possono eliminare il divieto di licenziare anche domani, per gli altri dobbiamo tornare alla normalità facendo un passo alla volta». Giordano Riello rappresenta la quinta generazione di una delle più note dinastie dell'industria italiana. Alla tenera età di 32 anni vanta un'esperienza più che decennale in Confindustria, culminata nel 2015 con l'elezione alla presidenza dei giovani del Veneto. E oggi è a capo di Nplus, azienda di alto valore tecnologico tutto made in Italy e parte di un gruppo con 1.800 collaboratori e mezzo miliardo di fatturato aggregato. Presidente Riello riformuliamo la domanda: nel blitz del ministro del Lavoro Orlando non ci vede nessuno strappo istuzionale? «In tutta sincerità io lo strappo istituzionale lo vedo più nella proposta di Letta». Quella sulla tassa di successione? «Beh, anche le altre (ius soli, voto ai sedicenni ndr ) mi sembravano degli spot elettorali, ma sulle tasse ha esagerato». Perché? «Perché si tratta di una proposta pericolosa e inutile, mirata solo a riconquistare l'elettorato perso. Una proposta che nei fatti getta benzina sul fuoco dei rapporti già tesi tra partiti, istituzioni e parti sociali e che non dà nessuna mano ai giovani». Letta non le piace? «Al contrario, Enrico Letta da premier mi sembrava un politico di buon senso, ma i primi passi da segretario del Pd mi hanno deluso profondamente. Mi sembra una persona che non avendo nessuna idea di come si crea ricchezza pensa a distribuire quella accumulata dagli altri». Non a caso i rapporti con gli industriali sono ai minimi storici... «A mia memoria, il Pd non è mai stato così lontano dagli imprenditori. Sembra regredito all'epoca della lotta di classe del Partito comunista contro chi fa impresa. Distante anni luce non solo da Renzi, ma anche per dire da un ministro come Carlo Calenda (all'epoca era ancora tra i dem) che con le misure per il 4.0 aveva dato un grandissimo impulso allo sviluppo digitale di tante Pmi». La domanda è: perché lo fa? «Io penso che ci sia solo una ricerca di consenso e la volontà di recuperare la sua base elettorale. Detto questo, sfido Letta a modificare la sua proposta. Se ritiene davvero necessario tassare le eredità sopra i cinque milioni di euro e vuole davvero aiutare i giovani, allora destini quei soldi alle aziende per creare posti di lavoro e pagare gli stagisti. Mi sembra un modo molto più concreto per venire incontro alle esigenze dei diciottenni». Lei sa benissimo che la prossima battaglia si combatterà sul codice degli appalti. Il sindacato ha già detto che è pronto allo sciopero se ci sarà troppa deregulation. «E io direi al sindacato di mettere da parte l'ideologia e di essere pratico, se non rendiamo la procedura degli appalti più snella e flessibile non riusciremo mai a sfruttare i soldi del Recovery, perché i numeri ci dicono che i tempi che impieghiamo per relizzare un'opera sono inconciliabili con quelli pretesi da Bruxelles». Certo, ma Cgil, Cisl e Uil temono che questa velocità e questa mancanza di controlli favoriscano corruzione, furbetti e infiltrazioni malavitose. «Guardi se sono queste le loro paure allora farebbero bene a battersi per la certezza della pena, l'unico deterrente serio che esista verso chi ha intenzione di delinquere». Ci spieghi. «Se io so che trasgredendo le regole sarò estromesso da altre gare o finirò in galera, allora ci penserò due volte prima di fare il furbo. Il problema è che in Italia i trasgressori hanno la quasi certezza dell'impunità». Dica la verità, i sindacati non le piacciono... «No. Con le mie rappresentanze in azienda ho un rapporto splendido. C'è stata grande collaborazione in tutta la fase della pandemia sul rispetto dei protocolli di protezione per il Covid». Quindi? «A livello nazionale prevale l'ideologia e in un momento storico particolare come quello che stiamo vivendo non possiamo permettercelo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Giordano Riello