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09/03/2021

«Mai chiesto a Nicola di lasciare Fare ora un congresso è una cosa fuori dal mondo»

Corriere della Sera - Maria Teresa Meli

L'intervista
Nardella: il Paese è in emergenza, così si acuisce solo lo scontro L'input Noi sindaci gli abbiamo chiesto esattamente il contrario, cioè di dare una svolta al partito
roma Dario Nardella, quelle di Nicola Zingaretti sono dimissioni irrevocabili: le ha già formalizzate inviando una lettera alla presidente del partito.

«Io comprendo molto la sua amarezza e lo stato d'animo, anche alla luce del lavoro che sta svolgendo come presidente di Regione. Ma con la formalizzazione delle sue dimissioni rischiamo di acuire dentro il partito uno scontro sui nomi e sui personalismi, una resa dei conti sul segretario, quando ora la priorità è occuparci dell'emergenza e soprattutto rilanciare il nostro ruolo nel governo Draghi portando le nostre priorità su lavoro, ambiente, scuola e salute. E invece rischiamo di apparire veramente come il partito delle poltrone di cui parlava l'altro giorno Zingaretti come qualcosa di cui vergognarsi».


A questo punto si potrebbe andare a un congresso in tempi relativamente rapidi, oppure eleggerete un segretario all'Assemblea nazionale e indirete le assise quando la pandemia sarà alle spalle?


«Fare il congresso adesso è fuori dal mondo. Peraltro noi amministratori sono settimane che diciamo che ora non serve un congresso. In primo luogo perché abbiamo il Paese in emergenza totale, con il problema delle scuole a rischio chiusura, l'organizzazione dei vaccini che non decolla, le persone terrorizzate di perdere il lavoro; e in secondo luogo perché finiremmo ancora una volta per parlare di nomi invece di affrontare il tema dell'identità e del modello del nostro partito. Tutto si ridurrebbe a uno scontro sul segretario. E sarebbe un grosso errore».


Zingaretti però se la prende anche con voi sindaci, dice che fate un'intervista o una dichiarazione al giorno per logorarlo.


«Io parlo direttamente con Nicola, sempre in un clima di rispetto e collaborazione, e non mi ha mai fatto questa contestazione. Noi sindaci non abbiamo mai chiesto le dimissioni del segretario. Mai, nella maniera più assoluta. Anzi, in molte occasioni ci siamo rivolti a Zingaretti chiedendogli di dare una svolta al partito, che fatica a parlare alla società civile, al Paese reale, ai giovani, ai lavoratori. L'assemblea nazionale del 13 e 14 marzo era nata appunto per rilanciare il ruolo del Partito democratico, per parlare dei problemi dell'Italia, non per contarsi o per scontrarsi».


Zingaretti ha anche detto che ci vuole rispetto dentro il Pd, facendo capire che finora non è stato così, almeno nei suoi confronti.


«Ha ragione. Ci vuole rispetto nel confronto. Credo che dobbiamo tutti abbassare i toni. Io stesso sono rimasto dispiaciuto: per aver detto proprio al Corriere della Sera ciò che pensa la stragrande maggioranza degli amministratori locali, cioè che è necessario semplificare il codice degli appalti per realizzare nei tempi le opere del Recovery fund, sono stato dipinto da alcuni colleghi di partito come uno della Lega. In realtà sostenevo cose molto diverse da quelle che dice Salvini. Noi dobbiamo recuperare la serenità di discussione interna che dovrebbe essere propria di un partito che si chiama democratico. Il confronto nel Pd non può diventare ogni volta l'anticamera di una scissione».


Per non parlare di nomi ma di contenuti, comunque la questione delle alleanze resta un motivo di divisione nel Partito democratico.


«Continuiamo a dividerci tra Conte e Renzi, quando io vorrei parlare del Pd e non dei leader delle altre forze politiche. Sarebbe invece importante lavorare perché alle prossime elezioni il nostro partito arrivi con un suo candidato alla premiership invece di continuare a dividersi tra Conte e Renzi».


Ma è vero che voi esponenti dell'area riformista sostenete un'alleanza che guarda al centro piuttosto che a Cinque Stelle e Leu?


«L'idea che il Pd si allei con Forza Italia alle prossime elezioni è fantasiosa. Noi dobbiamo recuperare l'intuizione dell'Ulivo per dare vita, in uno schema bipolare, a un nuovo schieramento di centro-sinistra che unisca tutti i riformisti e democratici italiani, senza chiudere le porte ai Cinque Stelle a condizione che si parta dalla effettiva condivisione di idee e di valori».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Chi è

Dario Nardella, 45 anni, Pd, ex deputato, dal 2014 è sindaco di Firenze, di cui era stato vicesindaco con Renzi


Foto:

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