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11/06/2020

Mafia, sequestrata l’azienda dei lavori stradali in FiPiLi

Il Tirreno - Mario Neri

L'inchiesta della Dda di Reggio Calabria travolge i vertici di Avr e la politica al Sud Ora gli appalti milionari in Toscana sono in bilico e pure la manutenzione viaria
FirenzePer ora sole incognite e una sola certezza. Da ieri i toscani si ritrovano a dover fare i conti con una partita di appalti pubblici milionari affidati ad una società sequestrata per mafia. Soprattutto con una spada di Damocle che pende sul contratto che garantisce la manutenzione ordinaria sulla seconda arteria stradale più importante della regione. Sì perché è Avr, i cui vertici sono finiti sotto inchiesta a Reggio Calabria insieme a politici di rango, fra cui l'assessora all'ambiente Domenica Catalfamo, ad occuparsi da anni della FiPiLi. Alla holding romano-reggina la Città Metropolitana di Firenze e le province di Pisa e Livorno girano ogni anno 8,4 milioni di euro per rifare asfaltature, guardrail e tappare buche sulla grande strada di comunicazione. Un contratto quadriennale cosiddetto global service. Non solo. Avr fa parte della associazione di imprese che sta conducendo i lavori di rifacimento della superstrada fra Montelupo e Ginestra e negli anni la holding ha fatto incetta di maxi-partite economiche proprio vincendo bandi e gare varati da Comuni e partecipate e trasformando le pettorine di Avr nei "custodi" dei servizi per strade e rifiuti di mezza regione. Dal 2018, per un appalto da 60 milioni spalmato in sei anni, sono in mano a loro le buche di Firenze. Da tempo si occupano della pulizia di strade e piazze e della segnaletica a Pisa, senza contare che alcune funzioni della raccolta rifiuti a Livorno sono state esternalizzate proprio alla spa romano-reggina perfino da Aamps, che adesso vuole riassorbirle e per cui ieri hanno protestato sotto il Comune un centinaio di lavoratori Avr. Operai all'inizio scesi in piazza insieme ai sindacati di base e a Potere al Popolo proprio per chiedere al consiglio e al sindaco Luca Salvetti di non procedere all'internalizzazione, ma colti di sorpresa dalla notizia dello tsunami giudiziario che ha travolto la spa in Calabria. «Chiediamo che il Comune pretenda trasparenza sui certificati antimafia, ma che tuteli i lavoratori», l'appello dei sindacati. Adesso nessuno sa con certezza però se gli appalti in mano ad Avr resteranno attivi e per quanto. Da ieri Avr è in amministrazione giudiziale, in mano a un commissario. «Nessuna interruzione, restiamo operativi», fanno sapere dalla società, che è impegnata in sei regioni. Ma da Città metropolitana e Comune di Firenze per ora mettono le mani avanti: «Domani - scrivono in una nota - riceveremo una relazione dall'azienda informativa da Avr, e dopo un attento esame ci riserveremo decisioni in merito». «Per ora l'azienda è operativa», fa sapere anche Giacomo Cucini, sindaco di Certaldo e delegato della Metrocittà alla FiPiLi. Cuore reggino, sede legale a Roma, di Avr dal 2011 fa parte anche Ase (Autostrade service - servizi al territorio Spa), che la holding calabro-romana ha acquisito dal gruppo Autostrade italiane. Un'operazione che ha consentito ad Avr di mettere le mani su importanti appalti e lavori, fra cui proprio il global service per la Firenze-Pisa-Livorno, sui servizi di manutenzione straordinaria della segnaletica per Aeroporti di Roma Spa, quelli di manutenzione ricorrente sulle autostrade italiane o su contratti in Polonia.L'inchiesta della Dda reggina non tocca dirigenti toscani, ma dipinge un quadro inquietante. Con la società che si piagava alla politica e pur di ricevere appalti negli anni ha fatto da ufficio di collocamento assumendo o facendo fare carriera ad amici e parenti di assessori, ex sindaci, consiglieri regionali e metropolitani. La Catalfamo, in cambio di regali e auto, avrebbe fornito informazioni riservate sulle gare. E in più i vertici Avr (fra gli indagati anche il presidente del cda Claudio Nardecchia) sono accusati di aver "coccolato" le cosche per garantirsi il favore dei politici, distribuendo lavori alle ditte della 'ndrangheta, in particolare di essere stati al servizio del clan De Stefano. Mario Neri