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18/04/2020

Mafia, lobby private e corruzione vent’anni di affari con i rifiuti

La Repubblica - Claudio Reale

La relazione della commissione antimafia all'Ars ricostruisce il sistema che nel 30 per cento dei casi passa per affidamenti diretti. E del quale molti protagonisti sono gli stessi della rete di Montante. Fava: "La politica ha abdicato" Il presidente della commissione "Uso distorto dello scioglimento dei Comuni per mafia" La regola della "firmetta"
L'affare è ghiotto, ghiottissimo. Eppure nel 30 per cento dei casi passa da affidamenti diretti, con gare-ponte celebrate senza neanche pubblicare il bando oppure con l'assegnazione del servizio tout court. La relazione dell'Antimafia sui rifiuti, approvata ieri dalla commissione d'inchiesta regionale all'unanimità, nel descrivere «un intreccio di interessi privati e pubbliche compiacenze che in Sicilia ha reso spesso il sistema dei rifiuti subalterno a quegli interessi e a quelle compiacenze» che «ricorda il sistema Montante»,fotografa un sistema della raccolta dell'immondizia allergico alle gare: 90 centri, per 642mila abitanti, l'hanno assegnata direttamente, mentre 26, per altri 852mila cittadini, sono passati da una negoziazione senza bando.
Un oligopolio di fatto Non si tratta di casi residuali, perché fra i Comuni che non hanno assegnato i servizi con una gara ci sono anche Catania e Siracusa. Così, di fatto, si crea un oligopolio, le cui percentuali sono messe nero su bianco nella relazione: 13 aziende - Dusty, che opera a Catania e in altri 9 centri e copre quasi il 13 per cento dei siciliani, poi Agesp, Econord, Tekra, Sea, Iseda, Tech, Igm, Traina, Ecoin, Caruter, Ciclat, Ecologica Busso e Multiecoplast - si dividono il grosso della torta. «O c'è un indirizzo politico e una capacità di costruire una soluzione condivisa per evitare che ogni Comune diventi una stazione appaltante - dice Fava - o si troverà sempre un assessore disponibile, un sindaco, un funzionario. Se ti ritrovi con 250 stazioni appaltanti poi c'è chi studia per potersi inserire in questo sistema. Ci sono aziende presenti in molti comuni che hanno avuto anche vicissitudini giudiziarie». La relazione, ad esempio, cita il caso della Tech, «recentemente oggetto di interdittiva antimafia da parte della prefettura di Siracusa»: l'azienda raccoglie i rifiuti di più del 5 per cento dei siciliani.
L'attacco alla ministra C'è poi un duro attacco al sistema di scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose. Tre casi su tutti Racalmuto, Siculiana e Scicli - attirano l'attenzione della commissione, tanto da spingere il presidente Claudio Fava a parlare di «uso distorto dello scioglimento dei Comuni per mafia». Si tratta di centri con caratteristiche analoghe: il sindaco finito al centro di un'inchiesta è stato prosciolto, ma il commissario è arrivato lo stesso a rimpiazzare un organo amministrativo che si era esposto contro i privati: «Che il Comune si fosse schierato contro la discarica della Catanzaro costruzioni - dice ad esempio Fava citando il caso di Racalmuto e attaccando duramente l'ex ministra Annamaria Cancellieri - è un fatto».
Come nel sistema Montante Perché d'altro canto il cuore della relazione è un sistema dei rifiuti «troppo spesso ostaggio di un gruppo di imprenditori che hanno rallentato, anche per responsabilità di una politica compiacente, ogni progetto di riforma che puntasse a un'impiantistica pubblica». Agevolato da presidenti della Regione e assessori, colpevoli «con pochissime eccezioni» dell'abdicazione «alla loro funzione di indirizzo politico, rendendosi invece disponibili ad un sistema di interferenze e di sollecitazioni che ricordano le vicende legate al sistema Montante». Delle quali - osserva la relazione - c'è «il ricorrere talvolta degli stessi protagonisti». Il riferimento è al gruppo Catanzaro che replica: «Ci è stato negato il contradditorio in commissione».
La regola della "firmetta" Al centro della relazione, che analizza vent'anni di affari sui rifiuti, c'è poi il meccanismo della "firmetta", cioè «un sistema fatto di firme apposte fidandosi degli altri». Grave errore, visto il clima. Ed è così che la Sicilia è arrivata vicina al baratro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: kDiscarica La Sicilia è tra le regioni col maggior numero di discariche private