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19/05/2020

Mafia e camorra, le antenne si drizzano occhio ai mega appalti di Cisanello

Il Tirreno - Cristiano Marcacci

Il prefetto di Pisa Giuseppe Castaldo rilancia l'allarme: la provincia può essere terra di appetiti da parte dei clan malavitosi Massima sorveglianza sulla maxi torta da mezzo miliardo di euro rappresentata dalla riunificazione del Santa Chiara
Cristiano MarcacciI tentacoli di mafia e camorra cercano di avvicinarsi, sedurre e poi strangolare la provincia di Pisa. Non è uno scenario lontano anni luce, i pericoli che la criminalità organizzata possa aver messo gli occhi su certi comparti dell'economia pisana sono numerosi e concreti. Come ha dimostrato, nei giorni scorsi, l'inchiesta "Vello d'oro bis", che nel comprensorio del Cuoio del Valdarno Inferiore ha nuovamente portato alla luce un vasto e articolato giro di riciclaggio di denaro sporco attraverso una serie di operazioni tutte riconducibili a fatturazioni fittizie. A preoccupare per il futuro c'è il mega appalto del nuovo ospedale di Cisanello, dove si dovrà concentrare l'attuale Santa Chiara. Si tratta di un investimento complessivo di circa 500 milioni di euro. Il contratto prevede 240 milioni di euro per le nuove costruzioni e 130 milioni per la gestione e manutenzione. L'appalto prevede, nell'arco temporale di circa quattro anni, la costruzione di edifici ad uso sanitario e didattico e poi, per i successivi 9 anni, la gestione e manutenzione sia del patrimonio immobiliare di nuova edificazione sia di quello esistente nel presidio ospedaliero di Cisanello. Il raggruppamento di imprese aggiudicatario dovrà procedere poi all'acquisto e alla valorizzazione immobiliare del complesso monumentale del Santa Chiara, del valore stimato di circa 122,5 milioni di euro. Una torta colossale che potrebbe indubbiamente far gola ai grossi clan criminali. Di questo è pienamente consapevole il prefetto di Pisa, Giuseppe Castaldo, il quale sta infatti approntando una vasta gamma di misure di prevenzione.Dottor Castaldo, quanto preoccupano i rischi di infiltrazioni della criminalità a Pisa e provincia? «Fin dal luglio scorso ho richiamato tutte le amministrazioni in provincia sull'esigenza di mantenere alta la guardia per prevenire i tentativi di inquinamento dell'economia legale ad opera della criminalità organizzata, utilizzando le potenzialità degli strumenti amministrativi di tutela anticipata disponibili. La stessa Dia, nel suo ultimo rapporto, conferma che la Toscana è terra di appetiti per i clan, che tentano di diversificare gli investimenti illeciti e di adattarsi ai variegati contesti socio-economici, anche attraverso la ricerca di collusioni. La strategia criminale mira più che a controllare il territorio a condizionarne il sistema economico attraverso riciclaggio e reimpiego dei capitali». Come si possono fronteggiare questi tentativi?«Ho chiesto ai sindaci di avvalersi dell'apposita banca dati nazionale antimafia per l'inserimento delle richieste di certificazione antimafia anche per l'attività economica privata soggetta a provvedimenti di tipo concessorio, abilitativo o autorizzatorio ovvero a segnalazione certificata di inizio attività (la cosiddetta Scia, ndr) o alla disciplina del silenzio assenso. Allo stesso tempo, con i vertici delle forze di polizia e della Direzione investigativa antimafia si è operato un nuovo screening dei settori inerenti i contratti con le pubbliche amministrazioni e le concessioni e sovvenzioni pubbliche, per garantire miglior circolarità informativa e focalizzare l'analisi territoriale su zone di particolare attenzione. Ho anche avviato una interlocuzione su questi profili con i responsabili della Direzione distrettuale antimafia e della Procura presso il Tribunale di Pisa».Nel campo degli appalti quali le iniziative specifiche?«L'attenzione si è focalizzata sull'avvio degli importanti interventi programmati per ampliare l'ospedale di Cisanello. Con i responsabili dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana è stato avviato un percorso condiviso. Grazie alla piena sinergia tra le parti, si è approdati ad un protocollo di legalità per "mettere in sicurezza" il relativo appalto, con il contributo anche del Centro operativo Dia di Firenze. Sullo schema elaborato è recentemente intervenuto il nulla osta ministeriale. La definitiva sottoscrizione del protocollo è prevista nei prossimi giorni». Qual è il contenuto del protocollo?«Sono state definite misure per rendere più stringenti le verifiche antimafia e anticorruzione, ricomprendendo tutti i soggetti appartenenti alla filiera delle imprese coinvolte nell'opera. È previsto l'utilizzo di una banca dati che consentirà di avere a disposizione tutte le informazioni rilevanti sulle imprese e sulle presenze di uomini e mezzi che accedono al cantiere. Verrà attivata presso la prefettura anche una cabina di regia, alla quale parteciperanno i delegati del Gruppo interforze antimafia per l'analisi congiunta di specifiche questioni che dovessero insorgere».Cosa si aspetta dal protocollo? «Lo strumento consentirà di serrare le maglie del monitoraggio antimafia sulla esecuzione dell'appalto per intercettare e sostituire le imprese a rischio infiltrazione e anticipare eventuali fenomeni negativi, che potrebbero incidere sulla stessa tempistica dell'opera. Sono state eliminate le ordinarie soglie di valore per assoggettare a verifica antimafia tutti i contratti e subcontratti. Gli impegni alla correttezza a carico delle imprese saranno presidiati da clausole contrattuali che disciplinano eventuali sanzioni o ipotesi di risoluzione dei contratti. Sarà ulteriormente garantita anche la sicurezza sui luoghi di lavoro».I nuovi flussi finanziari diretti alle imprese per far fronte all'emergenza Covid-19 possono aumentare i rischi di infiltrazioni?«Le organizzazioni criminali hanno sempre tentato di trarre vantaggi dai momenti di emergenza, in cui si registra anche un ingente flusso straordinario di risorse pubbliche nel circuito economico. I tentativi di infiltrazione criminale possono riguardare sia i settori produttivi che hanno continuato ad operare durante la prima fase dell'emergenza che, ancor più, quelli che hanno subìto perdite a causa del lockdown. Soprattutto i piccoli imprenditori a corto di liquidità possono risultare esposti ai rischi dell'usura. Quello dell'usura è un fenomeno molto insidioso, perché non si palesa subito, nella sua gravità, come tale. Diventa usura quando il danno è già fatto. Ho già avviato, dopo la direttiva emanata dal ministro dell'Interno il 10 aprile, una specifica azione di prevenzione sui territori per potenziare il monitoraggio delle situazioni di crisi nonché individuare le aree più sensibili. Il rischio concreto è che la criminalità tenti di intercettare le erogazioni destinate a cittadini e imprese. Occorre difendere il tessuto economico sano per evitare che le difficoltà di tanti imprenditori possano diventare un'opportunità per l'intervento invasivo delle mafie».Cos'è stato già fatto su questo fronte?«Già dal 16 aprile scorso ho incontrato i rappresentanti territoriali delle categorie produttive e delle parti sociali per dare impulso alla tempestiva attuazione delle misure introdotte dal governo di sostegno al bisogno di liquidità di famiglie e imprese, chiamando a concorrere anche Camera di Commercio, Inps, Abi e Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili. La rapida erogazione di tali risorse è fondamentale. I ritardi rischiano di favorire i sodalizi criminali, che, forti dei capitali illeciti a disposizione, possono cercare, anche per questa via, di "cooptare" imprenditori in difficoltà ed accreditarsi nel tessuto sociale. Basta la cessione di una quota societaria per introdursi nel sistema produttivo, un rischio che vogliamo evitare. È quindi necessario rimuovere ogni aggravamento procedurale. Ma non per questo si può rinunciare ai controlli. A seguito del protocollo d'intesa tra i ministeri dell'Interno e dell'Economia e delle Finanze e la società Sace, volto ad assicurare rapidità e trasparenza alle procedure di accesso al credito, i procedimenti istruttori saranno monitorati tramite la banca dati nazionale antimafia con una rafforzata interlocuzione con istituti bancari, associazioni di categoria e organizzazioni professionali».Quale può essere la risposta dell'economia legale?«L'attività delle forze dell'ordine e dei magistrati non può bastare. C'è anche bisogno della reazione degli imprenditori e dei professionisti rispetto all'offerta di liquidità "opaca". Sono loro che possono rafforzare una barriera etica per prevenire il contagio dei capitali sporchi. Occorre il coinvolgimento pieno di tutti gli attori - istituzioni, associazioni, sistema finanziario - per assicurare il pieno presidio della legalità in chiave preventiva e intercettare ogni possibile criticità nel tessuto sociale ed economico o rischi di influenza criminale, anche indiretta, sull'attività di impresa. Fondamentale è l'apporto delle imprese e di ogni operatore privato, quali "sensori" presenti sul territorio e recettori di possibili situazioni di criticità, da segnalare con immediatezza alle autorità competenti. Intendo in tal senso avviare specifici canali di ascolto e nuove forme di collaborazione e sinergie per valorizzare questo tipo di apporto».Nei giorni scorsi il distretto del Cuoio ha pubblicamente lanciato un allarme. Cos'è già stato previsto per questa area?«L'attenzione su quel comprensorio è sempre stata alta e costante anche in sede di riunioni tecniche di coordinamento con le forze di polizia. La direttiva impartita alle forze dell'ordine è finalizzata a rafforzare immediatamente le attività di prevenzione e controllo in funzione antiusura e antimafia, con specifico riferimento al vaglio delle operazioni sospette e ai fenomeni di sostituzioni di nuovi imprenditori ai precedenti titolari o di acquisizione di immobili, anche con riferimento all'andamento delle aste immobiliari. Un focus è stato richiesto sui fenomeni di riciclaggio, sulla presenza di reati spia e di altri indici di infiltrazione mafiosa e sulle dinamiche societarie. Nei prossimi giorni mi coordinerò con le Procure competenti per un approfondimento delle situazioni di maggior rilievo e ampliare il raggio delle misure di prevenzione antimafia. Con il distretto del Cuoio verrà avviato un confronto per individuare strumenti e modalità per rafforzare il patrimonio informativo che imprese e associazioni possono mettere a disposizione. Il territorio dimostra di avere gli anticorpi per contrastare chi agisce fuori dalle regole, anticorpi che bisogna far crescere rafforzando la coscienza del pericolo». --© RIPRODUZIONE RISERVATA