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29/11/2019

Maestrelli, primo sponsor di Renzi che rassicurava il re del mattone

Il Tirreno - Mario Neri Mario Neri

Chi è l'imprenditore che ha prestato i soldi per la villa dell'ex premier Fiutò subito che Matteo avrebbe fatto boom: «Fusi, lì c'è tanti voti»
il ritrattoDi un regalo, in fondo, mica ci si vanta. «Non parlo, sono in riunione». Si è chiuso lassù, all'ultimo piano di questo palazzo di vetro con l'insegna Fruttital. Lassù, affacciato, quasi per fatale scherzo del destino, alle linee metafisiche del Palagiustizia. Via Allende, periferia nord di Firenze. È arrivato di buon ora Riccardo Maestrelli e non ha pensato che al suo lavoro da manager. Spedisce frutta e verdura in giro per la Toscana. Come fa da anni insieme ai suoi molti altri interessi: immobili, alberghi, supermercati, il calcio solo sfiorato dopo la morte del padre. Dei 700 mila euro prestati, per interposta mamma, a Matteo Renzi per l'acquisto della villa all'ombra di Piazzale Michelangelo non vuol proferire parola. Di provare a spiegare come non gli sia venuto in mente che tutta l'operazione sarebbe apparsa come un macroscopico conflitto di interessi fra lui e l'ex premier di un governo che l'aveva nominato in Cassa depositi e prestiti immobiliare, zero, nemmeno una sillaba. Eppure, ci sono stati tempi in cui Maestrelli rassicurava i dubbiosi, li invitava alla calma nel giudicare (male) quello che per lui, oltre che un amico, era un uomo politico di razza. Erano i tempi della cosidetta "cricca", in cui imperversavano i gran commis di Stato, i provveditori ai lavori pubblici e i re del mattone fiorentino nel sistema degli appalti. Tempi in cui «Riccardino» Maestrelli provava a tenere a bada gli appetiti, a misurare le parole. Perfino a placare l'ira di un tipo fumino come Riccardo Fusi. C'è un'intercettazione dell'inchiesta sui Grandi eventi che racconta di un legame almeno decennale fra Maestrelli e Renzi. È il 13 maggio 2009 ed è lui a richiamare Fusi, il costruttore pratese vicino a Denis Verdini. Il patron della Btp ed ex Etruria è furioso. «Riccardino - dice Fusi - senti, che poi mi dite che faccio le uscite, ma l'hai letta la Nazione stamattina?». Il giornale racconta di un confronto fra i candidati nella corsa per Palazzo Vecchio. Renzi promette di smontare un vecchio progetto di Fusi sull'ex Panificio Militare. Niente più appartamenti, stop cemento, solo una «piazza e tanto verde», promette lo scout. «Ancora non ho letto», risponde Maestrelli. «Leggila - ribatte Fusi - perché sarà meglio che ci si veda un attimo io... te e il Bacci, se si comincia così con questo Renzi non lo so...». «Ci attacca?», chiede Maestrelli. «Parla del Panificio e ha detto che i proprietari si preparino a non fare nulla, una cosa devastante, capito?», si scalda Fusi. E allora Riccardino, allora 41enne, invita alla calma: «Lì c'è tanti voti presidente». Insomma, ha fiutato la vittoria. Fusi no, si sfoga: «A noi dei voti ce ne importa poco... anche perché si brucia, fa degli annunci che non può mantenere». Poco dopo Renzi diventa sindaco.A Maestrelli lo aveva presentato Andrea Bacci, suo socio. Quello citato da Fusi. Anche lui storico amico del rignanese, a cui tre anni fa ha ristrutturato casa, e numero uno della Florence multimedia, la società a cui la Provincia "renziana" aveva affidato la comunicazione. Ma i Maestrelli sono un nome noto in Toscana. Soprattutto grazie al capostipite, Egiziano. Empolese, fondatore della catena di supermercati Superal, immobiliarista arrivato a conquistare una quota del Principe di Piemonte a Viareggio. La "fama" però gli arriva dal calcio, perché dall'85 al '99 guida la Lucchese da presidente fino alla B. Alla sua morte, nel 2018, la ricchezza di famiglia è già quasi tutta in mano ai figli Riccardo, Giulio e Elena. Raccolta in gran parte nella Pida spa, la società in cui siedono tutti e tre e che ha girato il bonifico da 700mila euro alla madre Anna Picchioni e dal suo conto a quello di Renzi e la moglie Agnese. Riccardino, per l'opinione pubblica, entra nell'orbita del Giglio Magico nell'agosto 2014, quando la Pida spa (capitale sociale da 13,6 milioni) ospita Renzi e famiglia a Villa Roma Imperiale, hotel di lusso a Forte dei Marmi. Da lì il rottamatore benedirà da segretario del Nazareno il Rossi bis. Il M5S invece lo attacca. Alessandro Di Battista presenta un'interrogazione, vuole sapere chi abbia pagato una vacanza da 1500 euro a notte. «Ho pagato di tasca mia», fa trapelare il premier. Ma il legame fra i due dura da tempo. Gli interessi forti dei Maestrelli sono a Firenze. Lì hanno l'hotel Minerva in piazza Santa Maria Novella, lì c'è Fruttital, il grossista di punta in regione per l'ortofrutta. La sede è nell'area Mercafir, dove Matteo sogna il nuovo stadio, e dove Riccardo nel 2007 (giunta Domenici) ottiene un diritto di superficie cinquantennale. Investe 15 milioni, tira su la torre di vetro vicina alla Mukki, e fa della frutta e verdura il suo core business. Da lì in poi decolla: così oggi Riccardo siede nella Erremme, nella MaInvest, una srl che si occupa di compravendita di immobili a Pistoia, poi nella Ortoinvest, grossista del gruppo Conad, nella De Vincenti costruzioni, nella Egan immobiliare per gli affitti e i leasing di case. Insomma, i Maestrelli a Firenze sono diventati Maestrelli ben prima della Renzi epoque. Sarà per questo che due anni fa, per 14,4 milioni, hanno ceduto Fruttital e Galandi ai fratelli Orsero. Frutta e verdura, il core business, in mano ai liguri. Un fatturato da 70 milioni. Loro restano manager. Anche perché dal 2015 Riccardo è impegnato nel cda di Cdp immobiliare, il forziere real estate dello Stato. Mario Neri