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19/05/2020

Ma troppe norme e i vincoli della burocrazia bloccano i cantieri

La Repubblica - di Giacinto Grisolia

Gli scenari / Sommario
3 inaugurazione del ponte sul Polcevera, con il cosiddetto "modello Genova", sta portando al centro dell'agenda politica la questione di un piano per il rilancio delle opere pubbliche e in particolare di quelle per il Mezzogiorno. L'idea è di generalizzare il "modello Genova" in quanto garanzia di rapidità, ma "senza fretta", per l'esecuzione delle infrastrutture fisiche: in un anno o poco più il ponte progettato da Renzo Piano è stato realizzato.
Questa grande opera è stata possibile "commissariando", in pratica congelando, tutte le procedure consuete per le opere pubbliche. Commissario è stato il sindaco di Genova, persona di grande intraprendenza e dai riflessi svelti, che ha portato a compimento l'opera non solo in tempi insolitamente brevi, ma anche con un costo assai modesto.
Da qui sta venendo l'idea di utilizzare il "modello Genova" per tutte le opere pubbliche. E potrebbe quindi essere un' utile scorciatoia.
Nella sostanza e a ben vedere, però, non è così. Perché, anzitutto, il commissariamento per Genova nulla ha a che fare neanche con i commissari ai quali pure da anni si fa di tanto in tanto ricorso nel nostro sistema, quando si vogliono accelerare le procedure di qualche appalto, peraltro non sempre con buoni risultati. Il commissariamento per Genova è stato fatto in totale e assoluta emergenza, dribblando finanche le stesse procedure europee, oltre a tutte quelle del codice degli appalti. È stato un modello del tutto particolare perché ci si è affidati alla sola coraggiosa capacità del sindaco di Genova, esperto ed onesto imprenditore, che ha operato completamente al di fuori di tutte le regole, osservando solo i sani criteri del buonsenso e della mobilità. E senza mai escludere un severo controllo contro le infiltrazioni mafiose.
È evidente, quindi, come sia del tutto improponibile per un piano ordinario di opere pubbliche fare ricorso generalizzato al "modello Genova". Questa via può evidentemente essere praticabile solo per una singola e specifica opera ed in via del tutto eccezionale. Il Paese non può agire con la logica dell'emergenza sempre e comunque: si passerebbe in realtà da un eccesso all'altro, da una fase di blocco assoluto, con il codice degli appalti, a quella della straordinarietà qual è quella del modello Genova".
Il modo giusto per affrontare la sfida di un piano di opere per un volume rilevante di risorse e per un lasso di tempo tutt'altro che breve è invece quello di porre mano una volta per tutte e definitivamente ad un'opera coraggiosa e radicale di disboscamento della fitta rete dì procedure e di inutili vincoli costruita negli anni con l'affastellarsi di normative insensate. Chiarendo in via definitiva che il blocco che impedisce ogni possibilità operativa non è attribuibile alla sola struttura della pubblica amministrazione, che pure reca forti e pesanti responsabilità e che anzi si avvale di questa foresta inestricabile per bloccare tutto con la finalità di lucrare vantaggi di ruolo e non solo. La responsabilità prevalente di quel mostro che viene chiamato burocrazia sta nel modo di fare le leggi. È da qui che si originano tutte le difficoltà dell'azione amministrativa e non solo per quanto riguarda il settore delle opere pubbliche e degli interventi edili in generale, ma per tutte le attività della vita civile.
Finanche nella legislazione di cosiddetta emergenza varata di recente dal governo nel pieno dell'epidemia c'è un labirinto di norme, di leggi, di richiami, di appesantimento insomma a carico dei cittadini.
E allora, tornando alle opere pubbliche, se non ora quando sarà possibile abbattere questa muraglia della burocrazia? Lo slogan di questi giorni è che nulla sarà come prima. Ora il governo in questi giorni sta mettendo a punto un altro provvedimento, l'ennesimo, per il cosiddetto rilancio dell'economia. Quale migliore occasione di questa per disegnare una legislazione moderna ed efficiente per le opere pubbliche?