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28/11/2019

Ma l ‘emergenza ambientale in Italia non è solo Venezia

L'Altravoce dell'Italia - Giuliano Cazzola

LO SPILLONE
Ursula Von der Leyen nel suo discorso di insediamento ha voluto rendere omaggio a Venezia, ricordando le prove acui la cittàche galleggia sull 'acquaha do vuto subire, nelle scorse settimane, a causa del ripetersi di un fenomeno con cui convive da secoli: ''un'acqua alta'', questa volta più alta del solito. Con le sue parole la nuova presidente della Commissione europea ha dimostrato di essere una donna colta, cosmopolita e amante della bellezza. Certamente ha letto, ancor giovinetta,il capolavorodi TomasMann ''Morte a Venezia '' cogliendo, in quelle pagine, il senso di una città infiltrata nel profondo dalle acque, che man mano ne corrodono le fondamenta: una città marcita ma bellissima, morente ma immortale. CertamenteUrsula saràvenutapiù voltea Venezia, magari in viaggio di nozze. Ricordo che quando rappresentavo il governo italiano del Comitato di protezione sociale del Consiglio europeo, tanti funzionari di altri Paesi membri tenevano a farmi sapere che per festeggiare il ''wedding'' erano stati sulla La guna. Probabilmente, nelle espressioni di solidarietà della Presidente, c 'era anche un filo di rimprovero per noi italiani che non siamo in grado di preservare la città delle ''sette bel lezze '', quando gli olandesi sono stati capaci di sottrarre ampie fasce di terreno al Mare del Nord erigendo una linea Maginot di dighe di protezione e contenimento: strutture maestose ed imponenti, che tuttavia furono scavalcate, nel 1953, da un maremoto scatenato da una tempesta di carattere tropicale: un evento che provocò più di 1.800 morti. Certo, noi potremmo rispondere che abbiamo in costruzione un 'opera, il Mose, che quando fu concepita rappresentava il punto piùaltodellatecnologia concepitafinoadallora, ma che nel frattempo, pur essendo completata al 94%, non è ancora in grado di funzionare. Il Mose, come tutte le grandi opere pubbliche del BelPaese, è stato ricettacolo di polemiche infinite e mai sopite, di ostilità ideologiche, di occasioni di corruzione, fino al punto di incagliarsi nell 'amaro destino che, dadecenni, impedisce allenostre comunità di compiere quel potenziamento delle infrastrutture che sarebbe indispensabile. Oggi è sufficiente che si annunci il progetto di un 'opera pubblica perché sia costituito un comitato contrario; perché l 'opinione pubblica si divida e i mezzi di informazione appoggino l 'idea che fa vendere più copie o produce i maggiori ascolti. Poi c 'è la magi stratura, pronta ad intercettare i telefoni di tutte le persone coinvolte nell 'opera e a di stribuire avvisi di garanzia come se fossero volantini che annunciano le liquidazioni di fine stagione. Avvisi che in mano ai cronisti divengono condanne. Nei casi di immobilismo pluridecennale si è soliti dire che è colpa della burocrazia: un ologramma indefinito ed inafferrabile, ma che spesso si nasconde all 'interno delle procure. Le norme sugli appalti sono complicate e contraddittorie come le ''gride manzoniane'', perché prendono le mosse dal pregiudizio che siacomunque inatto unprocesso dicorruttela. I ''burocrati'' chiamati ad esercitare il potere di ''firma'' sono costretti a scegliere tra l 'accusa di inerzia borbonica e quella di aver intascato ''mazzette''; è ovvio che scelga no la prima delle gogne. Tutto questo ''par larci addosso '' è partito da Venezia per arri vare al cuore del problema: l 'Italia è un Paese fragile che non è in grado di fare fronte ad eventi eccezionali (perché anche di questo si tratta). Abbiamo assistito - dopo lo sradica mento di una corsia dell 'autostrada TorinoSavona - ad un confronto tra lo studio di un talk show televisivo e l 'inviato sul posto, il quale si sforzava, ad ogni collegamento, di far notare la quantità di acqua che era caduta, per molte ore, sulla collina smottata, mentre chi conduceva la trasmissione si era già incamminata, a distanza, nella ricerca delle responsabilità. Poi, come di solito accade, ci siamo nuovamente resi conto che i fatti esistono soltanto se vengono mostrati in televisione. Nei giorni scorsi tutta l 'Italia è finita sott 'acqua, da Nord a Sud, ma l'attenzione dell 'opinione pubblica è stata concentrata su Venezia per tanti motivi: per il suo valore storico-artistico prima di tutto, per il fatto che la notizia era rimbalzata anche sui tg di altri Paesi in ragione dell 'immagine che la città lagunare ha nel mondo. Infine, si sarebbe mai potuto perdere l 'occasione di riparlare del Mose, con tutto il seguito che si porta appresso? Ecco perché il governo italiano non dovrebbe essere richiamato all 'ordine, in se de europea, solo per Venezia, meta di un turismo ''mordi efuggi'' distruttivocome unele fante dentro una cristalleria. Esiste una grave crisi idro-geologica che percorre tutto lo Stivale. E a superare questa condizione sempre più insostenibile - da Ve nezia a Reggio Calabria -dovrebbero essere utilizzati gli stanziamenti promessi per la green economy. L 'Unione europea è venuta incontro all 'Italia, colpita dai terremoti, sia con risorse dirette sia concedendo, negli anni delle sciagure, più flessibilità ai saldi di bilancio. Ma la realtà di quelle zone martoriate (prevalentemente al Centro-Sud) è sotto gli occhi di chiunque voglia vedere, anche se i tg ne parlano poco e malvolentieri.

Foto: Un'alluvione nel Mezzogior no