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12/01/2019

L’ultima difesa dell’assessora “Non mollo, ho lavorato bene”

La Stampa - andrea rossi

Ha chiesto alla prima cittadina di restare in carica fino all'estate Oltre due ore di confronto non sono bastate a ricomporre la frattura
Oltre due ore per dirsi addio, ma senza strette di mano e soprattutto senza accordo. Del lungo incontro di ieri sera si sa soltanto che Chiara Appendino ha scelto di sostituire l'assessora all'Istruzione Federica Patti. Tutto il resto è ancora da decidere o rivelare: i modi e i tempi dell'operazione e il nome di chi riceverà le deleghe, di sicuro una donna e di sicuro un profilo tecnico perché la sindaca ha sì ceduto alla sua maggioranza che chiedeva di rimuovere Patti da almeno nove mesi, ma non ha intenzione di inserire un altro Cinquestelle in giunta.

I tempi sono la variabile di un cambio che non è e non sarà indolore. Ha lottato fino all'ultimo, Patti. Ha difeso se stessa, il suo lavoro, lo stile nell'aver sopportato senza polemiche mesi di attacchi da parte del Movimento 5 Stelle e voci sulla sua sostituzione, senza che dal piano nobile di Palazzo Civico qualcuno intervenisse per difenderla o per smentire. E quando Appendino le ha chiesto di dimettersi, ha risposto di no. «Non me ne vado, non è giusto per la passione e la serietà con cui ho lavorato». Ha chiesto alla sindaca di restare almeno in carica fino all'estate, il tempo di chiudere i dossier più importanti: il trasporto disabili, con il nuovo bando che dovrà superare i pesanti disguidi causati da Tundo; il nuovo appalto per le mense scolastiche, paralizzato da mesi causa ricorsi al Tar. Niente da fare: al massimo a fine mese, ha rilanciato Appendino. E qui la discussione si è interrotta. Se ne riparlerà nei prossimi giorni, ma le posizioni restano lontane. Per due ore Patti ha difeso due anni e mezzo di lavoro, certamente non facili. I tagli alla scuola, che hanno bloccato le supplenze per alcuni mesi lo scorso anno, l'assessorato rimasto senza direttore per due mesi e pure a corto di dirigenti, il tutto mentre un Tribunale affermava il diritto delle famiglie a mandare i figli a scuola con il pasto preparato a casa e veniva introdotto l'obbligo di vaccinazione. Due tsunami che hanno gravato pesantemente una struttura già a corto di risorse.

Eppure, si è difesa Patti, nonostante le difficoltà è riuscita a portare a casa la riorganizzazione delle scuole per far fronte alla riduzione degli iscritti, la graduatoria unica cittadina, il Festival dell'Educazione, il bando per la ristorazione scolastica con la mensa fresca come volevano i Cinquestelle, il modulo di gradimento del pasto online e via dicendo. Insomma, «abbiamo rispettato tutti punti del programma, eccetto la riduzione delle tariffe delle mense che non è di mia competenza». Già, se Torino ha fatto da apripista per il panino da casa è perché qui le tariffe sono tra le più alte d'Italia; Appendino aveva promesso di ridurle, ma per ragioni di bilancio non l'ha fatto.

Due ore di tira e molla, con la sindaca ferma nell'evidenziare tutte le criticità: il panino, le mense, Tundo. E a dire, non senza sofferenza e un accenno di commozione, che la decisione era presa. Si cambia. Resta solo da capire quando e se pacificamente o meno.

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