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03/03/2021

L’ultima crociata (quasi bipartisan) contro il codice degli appalti

Il Tempo - DONATELLA DI NITTO

LAVORI PUBBLICI Il sindaco Nardella apre il fronte: con queste norme non si va avanti. La Lega apre, il Pd frena
Il codice appalti torna a far discutere, diventando l'ennesimo scontro tra Lega e Pd. A dare il «la» alla polemica è il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che in una intervista al Corriere della Sera ne mette in luce tante ombre e poche luci. «Voglio lanciare un grido d'allarme: con queste norme noi le opere non le faremo. Per realizzare un'opera da 25 milioni con il codice degli appalti in Italia occorrono dieci anni. Quindi, semplicemente, propongo una moratoria: si applichino solo le leggi europee», scandisce da uomo del territorio. Parole che ringalluzziscono il leader della Lega, Matteo Salvini, che oltre a portare avanti uno dei suoi cavalli di battaglia, vede nel ragionamento di Nardella l'occasione per allargare un'altra frattura nel Partito democratico: «Anche il Pd (col sindaco di Firenze) chiede di cancellare il Codice degli Appalti per aprire i cantieri. Bene, avanti col Modello Genova». Nardella, ex uomo vicinissimo a Matteo Renzi, ora nell'ala dem di «Base riformista», guidata da Lorenzo Guerini, mette in evidenza una divergenza di vedute rispetto al quartier generale del Nazareno, a cui Salvini, evidentemente, non sa resistere. A stoppare l'entusiasmo, dell'uno e dell'altro, è il titolare del Lavoro e vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, che «evitando ogni polemica al senatore Salvini» rimarca: «Il Pd non chiede di cancellare il Codice degli Appalti, cosa peraltro impossibile essendo in larga parte il recepimento di direttive europee. Il Pd, come ha fatto in questi mesi, lavora per semplificare le procedure, per ridurre il numero delle stazioni appaltanti, per superare la burocrazia difensiva». E poi il colpo di fioretto: «Non è sacrificando i diritti dei lavoratori, riducendola concorrenza e esponendosi al rischio di infiltrazioni che si fa ripartire il Paese». La parola d'ordine insomma tra i Dem deve essere «semplificare». Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente dell'Anac, Giuseppe Busia, che in una intervista esclusiva a La Presse sottolinea:« Non difendo a oltranza il codice appalti, ma non lo si può sospendere perché si andrebbe contro le regole Ue. La chiave di volta non è sospenderlo o aggirarlo, ma consentire, grazie alla digitalizzazione, velocità e controllabilità». Un tema caldo, anzi rovente, nel governo guidato da Mario Draghi, le cui diverse anime escono allo scoperto alla prima occasione. Dalla base Dem si alza infatti un'altra voce critica sia nei confronti di Salvini e di Nardella. Chiara Braga bolla infatti come «stravaganti» le dichiarazioni «provenienti da più parti, di chi invoca la cancellazione del Codice Appalti. Richiesta sbagliata oltre che impossibile, dal momento che il Codice del 2016 è per il 90% frutto del recepimento di direttive europee. Al contrario è invece urgente completare la sua attuazione». Della stessa idea Federico Fornaro, esponente di Leu: «La cancellazione proposta dal leader della Lega, Salvini riporterebbe indietro le lancette del tempo e pagare il conto sarebbero solo i lavoratori che vedrebbero mettere a rischio il loro diritti e la loro sicurezza. Si può dunque ancora semplificare, ma senza stravolgere o peggio sospendere il Codice degli appalti». Per Osvaldo Napoli, deputato di Cambiamo!, il codice va invece «congelato, in attesa di riscriverlo più snello e con meno paletti come è il Codice europeo. Dispiace vedere che anche sul Codice degli Appalti il Pd trovi il modo di dividersi». Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia in Senato, sceglie la la linea del dialogo e invita alla calma: «Le polemiche nella maggioranza sul Codice degli appalti sono inopportune e intempestive: il premier Draghi, sia durante le consultazioni che nei suoi interventi in Parlamento, ha infatti tracciato una rotta precisa, indicando il modello Genova come la strada da seguire per lo sblocco dei cantieri superando le farraginosità degli iter e la moltiplicazione dei passaggi burocratici che costituiscono il terreno fertile in cui prosperano i fenomeni illeciti». Per il partito di Silvio Berlusconi, insomma, bisogna concentrarsi «nel rilancio dei cantieri, che creano ricchezza e occupazione» seguendo «la linea Draghi e lasciandoci alle spalle le polemiche».