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30/03/2021

L’Ue dice mele. Noi diciamo pere

ItaliaOggi - URBANO BARELLI

Per ottenere i 222 mld promessi all'Italia, dobbiamo seguire criteri che non osserviamo
La transizione verde è diversa dagli obiettivi climatici
I soldi ci sono e sono tanti quelli che l'Unione europea destina al superamento dell'emergenza Covid-19. Complessivamente sono 672,5 miliardi di euro e circa 222 di questi sono destinati all'Italia. D o b b i a m o però capire cosa fare per averli e come gestirli. Per ora il dibattito sembra molto concentrato sul come gestirli: progetti da inserire, meno burocrazia, autorizzazioni più veloci, codice degli appalti semplificato. Poco o nulla però si dice su cosa fare per averli, questi 222 miliardi. Per mesi abbiamo letto che l'Italia era in ritardo nella redazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), la cui proposta è stata poi approvata dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio scorso. Salvo poi dover constatare che gli atti fondamentali con le modalità di assegnazione della dotazione per la ripresa e la resilienza sono stati pubblicati solo il 18 febbraio sulla Gazzetta uffi ciale UE. Sono due regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio e una comunicazione della Commissione europea, in totale 101 pagine con le regole e le istruzioni da rispettare per ottenere i 222 miliardi. Il primo regolamento 2021/240 del 10 febbraio è lo strumento di sostegno tecnico al secondo del 12 febbraio 2021/241 che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza che gli stati dovranno applicare ai loro Pnrr. Il secondo regolamento stabilisce due principi fondamentali: il primo è che il sostegno fi nanziario riconosciuto agli Stati non può sostituire le spese di bilancio correnti (se non in casi motivati), il secondo è che possono essere fi nanziate unicamente le misure che rispettano il principio «non arrecare un danno signifi cativo» agli obiettivi ambientali. Nelle trenta pagine della comunicazione della Commissione europea del 12 febbraio ci sono gli orientamenti tecnici per l'applicazione di questo secondo principio. Da questi atti nasce una serie di problemi che bisogna risolvere, e anche presto visto che il Pnrr deve essere presentato alla Commissione entro il 30 aprile, perché prima della burocrazia italiana, delle nostre autorizzazioni e del nostro codice degli appalti, c'è la burocrazia europea e ci sono le norme dell'Unione europea da esaminare, interpretare e applicare.Gli atti fondamentali pubblicati il 18 febbraio hanno come primo pilastro la transizione verde, non solo perché alla stessa è destinato il 37% della dotazione fi nanziaria, più del digitale al 20%, ma perché tutte le misure del Pnrr devono rispettare il principio di non arrecare un danno signifi cativo all'ambiente. Nella proposta di Pnrr del 12 gennaio non c'è alcuna valutazione e applicazione di tale principio, che ha trovato una dettagliata descrizione solo con gli atti pubblicati il 18 febbraio Altro aspetto critico è la mancata defi nizione nel regolamento 2021/241 dei contenuti della transizione verde e quindi della quota del 37% che dovrebbe esserle destinata: in Italia circa 82 miliardi di euro. Una carenza che si accompagna all'incertezza sul fatto che quel 37% debba essere destinato alla transizione verde oppure agli obiettivi climatici. Per qualcuno potrebbero essere sinonimi, ma non è così, e basta scorrere l'elenco dell'allegato VI al regolamento 2021/241 per capirlo. Mentre il Parlamento europeo e il Consiglio con lo stesso regolamento sembrano attribuire il 37% alla transizione verde, la Commissione europea è decisamente per attribuire quella quota agli obiettivi climatici. La proposta del governo del 12 gennaio è formulata su progetti e contenuti riconducibili alla transizione verde (che in Italia viene chiamata «Rivoluzione ecologica e transizione energetica») e, al suo interno, solo un obiettivo su dieci è dedicato al clima («Ridurre le emissioni di gas clima-alteranti in linea con gli obiettivi 2030 del Green Deal »). In sostanza se l'interpretazione prevalente in Europa dovesse essere quella di ritenere che il 37% dei finanziamenti sia vincolato agli obiettivi climatici, la proposta di Pnrr del 12 gennaio coprirebbe il 10% di quella quota. Con la conseguenza di dover trovare il restante 90% della quota da dedicare agli obiettivi climatici, pena l'inammissibilità dello stesso Pnrr, e di dover rinunciare ai progetti per la transizione verde, oppure di inserirli nel 43% della restante dotazione visto che il 20% è destinato al digitale. Fino al 30 aprile sarebbe quindi importante dedicare particolare attenzione alle regole imposte dall'Uea per avere i fi nanziamenti, perché solo se avremo i soldi potremo poi decidere come spenderli. urbano.barelli@gmail.com © Riproduzione riservata Un aspetto di criticità è la mancata definizione nel regolamento 2021/241 dei contenuti della transizione verde e quindi della quota del 37% che dovrebbe esserle destinata: in Italia circa 82 miliardi di euro. Una carenza che si accompagna all'incertezza sul fatto che quel 37% debba essere destinato alla transizione verde oppure agli obiettivi climatici Per qualcuno potrebbero essere sinonimi, ma non è così, e basta scorrere l'elenco dell'allegato VI al regolamento 2021/241 per capirlo. Mentre il Parlamento europeo ed il Consiglio con lo stesso regolamento sembrano attribuire il 37% alla transizione verde, la Commissione europea è decisamente per attribuire quella quota agli obiettivi climatici