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19/06/2020

L’Ue contro gli aiuti di Stato dall’estero

Avvenire - GIOVANNI MARIA DEL RE

LE REGOLE DELL'EUROPA
Ecco le proposte per contrastare le aziende sussidiate da governi extra-Ue. Cina nel mirino Si punta a una bozza legislativa nel 2021: «C'è un crescente numero di situazioni in cui i sussidi sembrano avere facilitato l'acquisizione di società o distorto investimenti»
Bruxelles L a Cina non viene nominata, ma è chiaro che è lei il Convitato di pietra. Perché a fronte del fiume di miliardi di investimenti cinesi nell'Unione europea con il sostegno del governo di Pechino, la Commissione ha deciso che è il momento di intervenire, senza dimenticare, del resto, gli appetiti di ricchi fondi sovrani di Paesi come Russia, Qatar o Arabia Saudita. Per ora Bruxelles lo ha fatto con un «Libro bianco», presentato ieri dalla vice presidente Margrethe Vestager (Concorrenza) e dal commissario Thierry Breton (Mercato Interno), una serie di proposte che saranno sottoposte agli Stati membri in vista poi di una bozza legislativa a fine 2021. «C'è un crescente numero di situazioni - si legge - in cui sussidi esteri sembrano aver facilitato l'acquisizione di società Ue o distorto investimenti, operazioni di mercato, politiche di prezzo dei beneficiari, o distorto le offerte in gare d'appalto a danno di società non sussidiate». Può essere la concorrenza sleale con prezzi stracciati grazie ai sussidi, o il tentativo di accaparrarsi una commessa con un'offerta fortemente ribassata (e secondo la Commissione, ogni anno nell'Unione 250.000 entità indicono gare d'appalto per un totale di 2.000 miliardi di euro, il 14% del Pil Ue). O, ancora, sussidi di Paesi terzi potrebbero portare soggetti terzi a conquistare importanti società Ue. «Tutti sono benvenuti da noi per approfittare del mercato interno, fare affari e investire - ha detto Breton - ma bisogna rispettare le nostre norme. È come un campionato: tutti possono gareggiare, ma rispettando le regole comuni». «L'economia Ue è aperta e interlacciata con il resto del mondo - ha dichiarato anche Vestager - se vogliamo che ciò rimanga la nostra forza, dobbiamo restare vigili, per questo ci servono strumenti per garantire che i sussidi esteri non distorcano il nostro mercato, come già facciamo con quelli degli Stati membri». La normativa Ue sugli aiuti di Stato riguarda in effetti solo quelli dei Paesi Ue, non di Stati terzi in società che operano nell'Unione. Certo, esiste già una normativa per il vaglio degli investimenti terzi nell'Ue ma è relativa solo ai settori strategici (dalla sicurezza all'ordine pubblico). La Commissione parla di tre «moduli». Il primo si riferisce in generale ai sussidi di Stati terzi a società operanti nell'Ue. Le autorità nazionali (se coinvolto è un solo Stato membro) o la Commissione (se sono coinvolti più Stati) proprio come nel caso degli aiuti di Stato di Paesi Ue, potrebbero indagare sui possibili effetti distorsivi dei sussidi chiedendo eventualmente «rimedi». O il rimborso dell'aiuto, o in alternativa rimedi «strutturali», come dismissioni di parti della società, il divieto di alcuni investimenti, o l'accesso di altre imprese. Il secondo modulo riguarda le acquisizioni di società Ue. Qui scatterebbe l'ordine di notifica preliminare, da parte della società acquirente, di eventuali finanziamenti di Paesi terzi (al di sopra di certe soglie, il Libro bianco ipotizza i 200.000 euro di sovvenzione e di fatturato di 100 milioni di euro). Qui competente sarebbe la sola Commissione. La transazione non potrebbe esser conclusa fino a indagine conclusa, in caso di verifica di sussidi distorsivi, sarebbe vietata. Il terzo modulo riguarda le gare d'appalto. Anche qui la società che voglia partecipare dovrebbe notificare il percepimento di eventuali sussidi di Stati terzi nei tre anni precedenti, le autorità nazionali dovrebbero verificare, ed eventualmente escludere la società dalla gara. Analogo discorso per l'accesso ai fondi Ue. Polemiche e discussioni sono assicurate, la stessa Vestager ha ammesso che le proposte «non sono senza controversie». Basti pensare all'intensa campagna della Cina per legare una dozzina di Stati membri (tra cui Italia, Grecia, Portogallo e vari dell'Est) alla sua «Belt and Road Initiative», la cosiddetta nuova Via della Seta. Con imponenti investimenti ad esempio nel Porto del Pireo, o previsti per quelli di Genova e Trieste.