scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
25/05/2021

L’Ue ci impone riforme cos? avr? il pretesto per toglierci il denaro

La Verita' - G. Lit.

Ritardi vietati, ma con meno controlli sui lavori rischiamo d'insospettire l'Europrocura e vederci congelare i fondi
'4 ?Se penso di farcela? Abbastanza spesso ce l'ho fatta, io... E questa volta a farcela sar? il governo?. Con queste parole il presidente Mario Draghi ha commentato la difficolt? di condurre in porto la riforma fiscale con una legge delega da approvarsi entro il 31 luglio. E le improvvide uscite di Enrico Letta sull'imposta di successione non gli faciliteranno certo il lavoro. In effetti, Draghi ha davanti un compito arduo, non foss'altro per la impressionante mole di lavoro che ? davanti al suo governo e al Parlamento: riforme orizzontali (pubblica amministrazione e sistema giudiziario), riforme abilitanti (semplificazione e promozione della concorrenza), riforme settoriali e quelle di accompagnamento (fisco e ammortizzatori sociali). Da eseguirsi con decreti legge, per gli aspetti pi? urgenti, leggi delega (del Parlamento al governo) e decreti legislativi a cura del governo. L'esecuzione di quelle riforme, nei tempi prefissati, ? condizione essenziale per ricevere i pagamenti semestrali del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf), che costituisce la gran parte del Next generation Eu. Per riuscire a stare nei tempi, le parole d'ordine sono due: semplificare e accelerare. Ed a questo scopo sono gi? in fase di avanzata gestazione il decreto legge sulla semplificazione amministrativa e quello sulle modalit? di gestione del Recovery pian, che paiono essere stati inviati gi? in bozza a Bruxelles. A conferma, ove mai ce ne fosse bisogno, di chi tira le fila di tutto il gioco. Ma cos? si finisce tra Scilla e Cariddi. Dobbiamo correre altrimenti non riceviamo i pagamenti, ma per correre dobbiamo semplificare e allora ci esponiamo al rischio di perdere i pagamenti per fenomeni corruttivi 0 di semplice mala gestio. Il processo di potatura normativa ? imponente. Si parte dalla semplificazione in materia di contratti pubblici, da attuarsi con legge delega entro il 2021 e decreti delegati entro 9 mesi successivi. Ma le prime misure urgenti sono da attuarsi con decreto legge che si propone, stando alle bozze, di modificare il famigerato Codice degli appalti consentendo l'aggiudicazione al massimo ribasso ed eliminando i vincoli al subappalto. E su questo la Cgil parla senza mezzi termini di ?rottura della pace sociale? e ?ritorno alla giungla dei cantieri degli anni Cinquanta?. A ci? si aggiungono provvedimenti di semplificazione in materia ambientale, con l'introduzione di una speciale ?Via? statale. Stessa solfa in materia di edilizia e urbanistica: ? in arrivo un decreto legge per semplificare le modalit? di attuazione del superbonus 110%. Se si considera che al 28 febbraio 2021, i 50 miliardi di fondi strutturali (di cui 16 di cofinanziamento nazionale) della programmazione 20142020 risultano impegnati per il 77% e spesi per il 47%, si comprender? bene come spendere circa 240 miliardi fino al 2026 (tra Next generation e Fondo complementare nazionale) ? un'impresa praticamente impossibile con l'attuale dotazione strutturale della Pa in termini di mezzi e uomini e con l'attuale apparato normativo al loro servizio. Non saremo certo noi a difendere la giungla normativa che rallenta gli investimenti pubblici e l'iniziativa privata, ma bisogna ammettere che il feroce disboscamento di regole e procedure e l'accorciamento perentorio dei tempi di lavorazione dei progetti e delle autorizzazioni, comporta una diminuzione della capacit? di controllo e il correlato aumento del rischio di corruzione e infiltrazioni mafiose. ? del 16 maggio un articolo del quotidiano francese Le Figaro, in cui si afferma che ?in Italia le mafie hanno gi? mosso le loro pedine, prendendo il controllo di aziende indebolite dalla crisi, per appropriarsi dei sussidi destinati al Paese?. Tuttavia, nel Pnrr il governo sostiene che ?la semplificazione normativa ? in via generale un rimedio efficace per evitare la moltiplicazione di fenomeni corruttivi?. Temiamo che a Bruxelles non la pensino alla stessa maniera. Infatti Olaf (Ufficio europeo per la lotta antifrode) ed Eppo (Procura europea che dal primo giugno avr? il compito di combattere le frodi ai danni delle finanze dell'Ue) sono gi? in stato di massima allerta e il recente Regolamento sulla protezione del bilancio Ue ? una mannaia affilatissima nelle loro mani. Allo stesso modo, quando leggiamo nel Pnrr che ?il settore dell'esecuzione forzata merita un'attenzione particolare in ragione della centralit? della realizzazione coattiva del credito ai fini della competitivit? del sistema Paese?, temiamo che tale riforma potrebbe solo migliorare i conti di chi comprer? a prezzo di saldo le decine di miliardi di sofferenze bancarie pronte a riversarsi sul mercato dopo una recessione epocale. Draghi conosce bene la differenza tra le riforme che servono al Paese e quelle che servono a Bruxelles. Speriamo che se ne ricordi. G. Lit. e RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: MEF Daniele Franco, ministro dell'Economia e fedelissimo di Mario Draghi [Ansa]