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24/02/2021

L’ORRORE Non ci sono solo gli appalti, i pazienti …

Il Mattino

AGLI ATTI LE PRESSIONI DEL MEDICO SULLA DONNA PER EVITARE CHE RACCONTASSE QUANTO ERA ACCADUTO NELLO STUDIO DI AVERSA
L'ORRORE
Non ci sono solo gli appalti, i pazienti psichiatrici dirottati verso le strutture private amiche, le parcelle gonfiate e gli straordinari pagati a dipendenti infedeli.
L'operazione Penelope alza il velo anche su un episodio odioso che si sarebbe verificato nello studio privato del dottor Luigi Carizzone, l'ex direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl di Caserta fulcro dell'indagine che ieri ha portato a 12 arresti. Avrebbe abusato di una sua paziente: risponde anche di violenza sessuale. E benché la donna non appaia turbata dopo gli abusi, il gip è lapidario nelle sue conclusioni: l'atto sessuale nei confronti di una persona con problemi psichici praticato dal suo terapeuta è sempre stupro in quanto il paziente vive uno stato di totale assoggettamento al proprio medico psichiatra. Non è un caso, dunque, se la vittima di Carizzone continui a dargli del «voi» dopo il 28 settembre del 2018 quando, secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nas, l'uomo ha approfittato di lei nel suo studio privato di Aversa. L'episodio, che il gip ripercorre in un lungo paragrafo dell'ordinanza di custodia cautelare che decreta i domiciliari per l'ex manager in carriera e per altre 11 persone, risale a due anni fa. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nas, Carizzone «abusando della sua autorità nonché delle condizioni di inferiorità psichica della vittima e del suo disagio mentale, la costrinse a subire atti sessuali durante una visita nel suo studio privato di Aversa. Successivamente, esercitò sulla donna pesanti pressioni per farsi promettere che non avrebbe detto a nessuno ciò che era accaduto». Giorni dopo gli abusi, i Nas intercettano una conversazione in cui l'unica preoccupazione del medico è impedire alla paziente di parlare di ciò che è accaduto a studio. «Mi raccomando, diciamo, non dire nulla dei giochini che abbiamo fatto con la bocca. «Noo, no mai - lo rassicure lei, ma ormai l'ho messo da parte». «Hai fatto bene, - si compiace il medico - quella è stata un'effusione, voglio parlare con te, per cucirti la bocca». «Nooo, - insiste la paziente - ma voi eravate contento perché io stavo bene. «Perciò stai zitta... ubbidiscimi altrimenti mi prendo collera», conclude il terapeuta. Il gip non riconosce la violenza privata nella conversazione registrata giorni dopo le molestie, ma non ha dubbi sul profilo penalmente rilevante dell'atto sessuale tra psicoterapeuta e paziente. «A nulla vale osservare - scrive lapidario il giudice - che, nel corso della conversazione, la donna appaia consenziente ai giochi erotici imposti dal Carizzone. Trattasi, infatti, di una paziente affetta da problemi psichiatrici. - spiega - Un soggetto certamente debole, facilmente condizionabile e ovviamente non libero nel proprio consenso. La donna, infatti, nonostante l'intimità raggiunta con il Carizzone, non lo tratta come un suo pari, ma continua a portargli rispetto dandogli del voi-lei, continuando a chiamarlo dottore, riconoscendogli in tal modo uno status di supremazia nei suoi confronti. Del resto, nei pazienti psichiatrici è frequente la cosiddetta sudditanza terapeutica nei confronti del sanitario».
D'altronde, l'abuso sessuale su una persona con disabilità costituisce un aggravante.
ma.lig.
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