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30/03/2021

L’Ordine va alla guerra: «Impugneremo gli atti, no ad affidamenti diretti»

Il Mattino

LA POLEMICA
Architetti ancora increduli e già pronti alla battaglia legale. L'annuncio decisamente poco istituzionale, del sindaco di Avellino, Gianluca Festa, sull'incarico che sarebbe già stato affidato all'archistar, Massimiliano Fuksas, per la riqualificazione della Dogana, ha scatenato gli iscritti dell'Ordine di Avellino. Sono pronti a contestare la modalità dell'affidamento diretto, senza gara nonostante sarebbe oltre la soglia di legge, che il condizionale è obbligatorio l' amministrazione e gli uffici avrebbero disposto sulla base di un parere legale privato di uno studio di Roma. Del quale, per ora, non c'è traccia.
Il presidente, Erminio Petecca, è chiarissimo: «Dopo l'annuncio, in cui non si comprendeva il limite tra realtà e finzione, centinaia e centinaia di nostri iscritti si sono mobilitati. Non si capisce, infatti, come si possa procedere in questo modo, se il codice dei contratti pubblici non contempla una procedura di affidamento diretto con quella soglia». Il limite, per Petecca, è 150.000 euro. Qui saremmo intorno ai 290.000. Ma l'amministrazione punterebbe sulla norma che prevede una deroga laddove si voglia realizzare un'opera d'arte unica nel suo genere. Eppure il caso, secondo il presidente dell'Ordine, non sarebbe questo: «L'articolo 63 - ricorda - dice che si può andare in deroga, con una selezione in una procedura negoziata diretta, magari perché il bando precedente è già andato deserto. Ma qui non c'è stato. E non regge di certo la fattispecie che vale per l'opera d'arte. Perché è richiesta una creazione che rappresenti un unicum, il frutto del lavoro intellettuale di un artista che ha un valore solo in questo senso, e non può essere fruito, abitato, o utilizzato come invece avviene per un manufatto edilizio come la Dogana, che va restaurato e che avrà una sua funzione. L'opera d'arte unica nel suo genere non ha un valore di mercato, le opere edili, e anche le prestazioni di Fuksas hanno invece una propria tariffa».
Petecca, dunque, attende solo la pubblicazione degli atti: «Sono in stretto contatto con il presidente dell'Ordine degli Ingegneri, Vincenzo Zigarella. Se le cose staranno così come noi pensiamo, saremo fermi e determinati nel dare seguito legale alla vicenda. Lo faremo di fronte magistratura ordinaria. Vedremo gli atti e, se è possibile, andremo al di là del Tar, perché se c'è la violazione legale del codice degli appalti, il discorso è penale. Un affidamento contro legge lederebbe i diritti di tanti professionisti. E noi rappresentiamo gente che fa questo di mestiere. Sarebbe doveroso».
L'Ordine degli architetti non risparmia allora un giudizio durissimo sull'operato del sindaco Festa: «È davvero incredibile che un primo cittadino si sforzi per trovare le soluzioni che gli consentano di raggirare le leggi dello Stato, e si rivolge a un avvocato per ottenere un parere a tale scopo. Lo facesse il costruttore o il privato di turno - aggiunge Petecca - potrei anche capirlo. Ma un primo cittadino dovrebbe essere un modello esemplare di legalità». A questo punto, l'Ordine ritiene che i destini della Dogana siano ancor più in bilico. «Questo alone di mistero che ormai campeggia in tutte le vicende che vedono il sindaco come protagonista allungherà ulteriormente i tempi. Se avesse fatto come gli avevamo suggerito, un concorso di idee, avremmo già chiuso. Questa assenza di trasparenza, frutto di mera testardaggine, ci farà perdere tempo e finanziamenti. Avrebbe dovuto puntare sui giovani. Quando Renzo Piano progettò il Beaubourg - chiosa - aveva 27 anni e non lo conosceva nessuno. Ma c'era Mitterand, e non Gianluca Festa».
m. s.
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