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14/05/2020

L’ora della rivoluzione nei rapporti cittadini-stato

La Vita Cattolica

I nodi pregressi arrivano al pettine e chiedono di essere sciolti. ora o mai più
Il nostro Paese soffre, da tempo, di un indebitamento cronico e la pandemia che stiamo attraversando finirà purtroppo con il determinare una maggiore passività della finanza pubblica. Questo richiede maggiore fiducia dei cittadini verso lo Stato e contemporaneamente presuppone che lo Stato abbia maggiore fiducia dei suoi cittadini. Se ci saranno queste due condizioni, i cittadini potranno continuare ad acquistare titoli del debito pubblico, dando per scontato che lo Stato onorerà nel tempo i suoi impegni. Ma il discorso va allargato ad altre situazioni che ricorrono nelle cronache e nei progetti di legge che si preannunciano ogni giorno, salvo subire infiniti ritardi. La nostra economia e le nostre imprese non possono subire percorsi di statalizzazione (il caso Alitalia è emblematico), pena cadere in condizioni economiche simili al Venezuela o all'Argentina. Secondariamente, l'imprenditore - fino a prova del contrario - non può essere considerato sempre come un nemico o un evasore fiscale e non può subire continui appesantimenti fiscali e tributari, con le contemporanee vessazioni da parte degli organi accertatori (Equitalia ne è stata un esempio, a dir poco scomposto). Poi arriva la nota dolente della burocrazia, che sta diventando sempre più asfissiante. La separazione tra indirizzo politico e attività di gestione amministrativa va profondamente rivista, altrimenti l'elenco della documentazione da presentare agli uffici pubblici aumenterà in modo esponenziale, poiché la dirigenza vuole tutelarsi il più possibile da azioni di danno erariale da parte della Corte dei Conti. Già che ci siamo, affrontiamo anche il tema della giustizia, che in Italia chiaramente non funziona bene e impiega tempi biblici. Prevale la cultura del sospetto e il numero degli indagati, il più delle volte assolti dopo anni di peripezie giudiziarie dai costi altissimi, è sempre piuttosto alto. Se poi un'impresa attende giustizia avverso qualche contenzioso, messo in atto dagli uffici pubblici nel corso di gare o per altri motivi sempre nell'ambito di concorrenza e aggiudicazioni di opere o per altri dinieghi, il tempo di attesa non è mai inferiore a cinque anni, arrivando pure a dieci. Vogliamo parlare poi del capitolo mascherine? Vi è l'obbligo di portarle in pubblico e a maggior ragione nei luoghi di lavoro. Ma il loro reperimento è difficile e controverso: prima non servivano, poi sono diventate obbligatorie, poi ancora quelle dei dipendenti delle imprese devono essere certificate e quelle dei cittadini di qualsiasi materiale, fosse anche una semplice sciarpa. Il prezzo, come tutti i generi di necessità è lievitato a dismisura; quindi è stato fissato un prezzo politico sotto costo di euro 0.50, salvo sparire del tutto dal mercato, per poi fissare il prezzo a euro 1,50 (tre volte tanto), con l'aggiunta dell'Iva, pur trattandosi di presidio sanitario che perciò dovrebbe essere esente. La ricostruzione dopo il terremoto del 1976 in Friuli, come pure la costruzione del nuovo ponte autostradale di Genova, ci stanno a indicare che solo derogando, per motivi di somma urgenza, dalle norme degli appalti e dai numerosi lacci e laccioli che fagocitano la realizzazione di interventi pubblici, si possono rispettare tempi ragionevoli per una rapida ripartenza. Questo dovrebbe far pensare i politici che si attardano a varare provvedimenti per la ripresa post Covid: occorre un possente snellimento burocratico e un linguaggio giuridico che non finisca alla mercé degli organi giurisdizionali. Quindi l'invocare una reciproca fiducia tra cittadini e Stato non può che passare attraverso una rivoluzione di tipo copernicano nei rapporti tra lo Stato e i cittadini, basati sulla correttezza di quest'ultimi, pena pesanti sanzioni irrevocabili. Siamo passati in questi mesi attraverso un "filtro" di non poco conto: quello delle misure di contenimento del contagio pandemico. Nella stragrande maggioranza, i cittadini si sono fidati delle misure richieste dallo Stato, non sempre adottare con trasparenza e ragionevolezza, ma comunque accettate con senso di responsabilità (anche se sofferta). Ora lo Stato deve fidarsi dei cittadini, che hanno certamente a cuore la loro salute, ma pure la sopravvivenza delle attività imprenditoriali, fonte di occupazione e di reperimento delle più svariate necessità. Il Parlamento deve dimostrare un sussulto di operosità, invocando il rispetto dei ruoli costituzionali. E ripristinando questo percorso istituzionale, neppure le forze politiche di opposizione potranno campare scuse per un loro ostruzionismo, perché solo con unità di intenti si possono governare situazioni complesse come l'attuale. Luigi Papais