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05/02/2021

L’ombra della ‘ndrangheta sui traghetti Caronte Il pm: “Profitti milionari”

La Repubblica - Alessia Candito

L'indagine
Ecco perché il colosso dei collegamenti via mare è stato posto in amministrazione giudiziaria. I vertici della società: "L'attività continua"
Sull'attraversamento dello Stretto i clan di 'Ndrangheta hanno banchettato per anni. E l'infiltrazione «è attuale». Ecco perché per i prossimi sei mesi, su richiesta della procura antimafia di Reggio Calabria e per ordine dei giudici, la Caronte&Tourist, colosso del traghettamento da e per la Sicilia del valore stimato di oltre mezzo miliardo di euro, sarà in amministrazione giudiziaria.
«Riteniamo di dover rassicurare clienti, dipendenti, fornitori e tutti gli altri stakeholders» dice la presidente del gruppo Olga Mondello Franza, che getta acqua sul fuoco raccontando il provvedimento come «uno strumento innovativo previsto dalla legge che prevede un "controllo giudiziario" sull'attività dell'impresa, che continua senza alcuna limitazione oggettiva o soggettiva e senza alcuna modifica dei vertici». In realtà è una sorta di commissariamento. Perché se è vero che Caronte&Tourist è risultata «terza rispetto ai clan» - precisa il procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri - molti degli appalti e subappalti per decenni sono finiti in mano alle famiglie di 'Ndrangheta di Villa San Giovanni. In questo modo l'azienda le ha agevolate, ha accresciuto il loro potere e il loro prestigio. E lo ha fatto fino ad oggi perché, sottolineano i giudici, «non appare pienamente convincente il percorso seguito dalla società né possono essere positivamente valutate le terapie interne, adottate dall'impresa, al fine cli contenere il pericolo» di infiltrazione da parte dei clan.
Così ha dimostrato l'indagine della Dia, coordinata dagli aggiunti Giuseppe Lombardo e Gaetano Paci, insieme ai pm Walter Ignazzitto e Stefano Musolino, che ha messo insieme e sviluppato tutte le inchieste in cui il nome della Caronte&Tourist è saltato fuori. Una storia giudiziaria che parte dalla nascita stessa della calabrese Caronte, quando il patron Matacena - afferma un memoriale - si è affidato anche «alle forze fasciste di Reggio Calabria e a qualche mafioso» pur di sbaragliare la concorrenza e da allora ha aperto le porte dell'azienda al boss Bruno Campolo, "delegato" dai clan più importanti di Reggio. Fino a qualche mese fa, i suoi "eredi" erano ancora al vertice delle società che si occupavano di ristorazione e pulizie per la compagnia. Solo per un soffio non sono finite in pancia al nuovo fondo inglese che dal settembre 2020 detiene circa un terzo della Caronte&Tourist, insieme ai calabresi Matacena e alla famiglia Franza. In mezzo, c'è la parabola, politica ed imprenditoriale dell'ex deputato Amedeo Matacena.
Oggi vive da latitante a Dubai per sfuggire ad una condanna definitiva per concorso esterno come referente politico della famiglia di 'ndrangheta dei Rosmini. Ma prima di essere travolto dalle inchieste ha fatto in tempo a trasformare uno dei loro, prima nel suo braccio destro in Caronte poi nel vicepresidente della Provincia di Reggio Calabria.
Per il procuratore aggiunto Lombardo è questo «l'indotto mafioso».
Quello che per le grandi aziende sono piccole concessioni o briciole distribuite sul territorio, ma per i clan una prova della capacità di controllarlo e del potere che vi esercitano.
Nel caso della Caronte&Tourist, anche guadagni per milioni di euro.
Ristorazione, biglietteria, prenotazioni, pulizie sono diventati per i clan calabresi una sorta di "eredità criminale" che si è tramandata fino a Massimo Buda, figlio del reggente dell'ominimo clan Santo, e Domenico Passalacqua, condannato per associazione mafios. Ufficialmente erano solo dipendenti. Il primo, protagonista di una folgorante quanto inspiegabile carriera e finito ad occuparsi per la ditta anche di selezionare le assunzioni, tacitare le proteste dei lavoratori, elargire biglietti e passaggi gratis. Il secondo retribuito anche da latitante e da carcerato.
In realtà, era a loro che direttamente o indirettamente facevano capo le aziende che per Caronte si occupavano dalla ristorazione alle prenotazioni, dalle pulizie alla disinfestazione. Ed «emerge dai colloqui intercettati come sia il Franza che gli altri dirigenti - si legge nelle carte - fossero ben a conoscenza della personalità del Buda nonché dello spessore criminale del Passalacqua»

Foto: jLa nave La compagnia di navigazione Caronte è stata messa in amministrazione giudiziaria a seguito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria