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19/09/2018

L’obiettivo del Tesoro: venti miliardi di spesa in più per spingere la crescita

Il Messaggero - Luca Cifoni

IL PIANO
IL MINISTRO VUOLE RIPORTARE GRADUALMENTE GLI INVESTIMENTI AL 3% DEL PRODOTTO INTERNO LORDO SFORZO CONCENTRATO SUI COMUNI BLOCCATI NEGLI ULTIMI ANNI DA PATTO DI STABILITÀ E SOPRATTUTTO CODICE DEGLI APPALTI IL MINISTERO PUNTA ANCHE AL RILANCIO DELLA PARTNERSHIP PUBBLICO-PRIVATO POTENZIANDO I PROJECT FINANCING
R O M A Poco meno di venti miliardi di maggiori investimenti. Tradotto in euro, è questo l'obiettivo di Giovanni Tria, che vorrebbe realizzarlo in tempi brevi e dunque partendo con la prossima legge di Bilancio. Il ministro ha indicato con chiarezza le grandezze in gioco: nel 2017 la voce "investimenti fissi lordi" valeva nel conto economico delle amministrazioni pubbliche - 33,7 miliardi ovvero il 2 per cento del Pil. Nel Documento di economia e finanza lasciato in eredità dal governo Gentiloni è attesa un'incidenza analoga per quest'anno e per il prossimo, mentre dal 2021 si avrebbe un lievissimo incremento. Con l'impostazione data da Tria, il traguardo diventa ben più ambizioso: si tratta di arrivare al 3 per cento, e quindi aggiungere un punto di Pil con un incrementi in termini nominali di circa 17-18 miliardi rispetto ai valori preventivati. PORTA STRETTA Un compito non facile data l'attuale situazione della finanza pubblica, ma tutt'altro che irrealistico sul piano storico. Il peso degli investimenti si è mantenuto sopra il 3 per cento nel corso degli anni Ottanta, contraendosi poi leggermente alla metà del decennio successivo, in corrispondenza con lo sforzo di risanamento dei conti culminato con l'ingresso nella moneta unica. Il livello del 3 per cento è stato sostanzialmente raggiunto tra il 2003 e il 2010 (con un significativo 3,5 nel 2009) mentre dall'anno successivo è iniziata la discesa che ha portato l'incidenza degli investimenti al basso valore attuale. Da una parte quindi la riduzione di questa voce ha contribuito alla riduzione del deficit nei durissimi anni della crisi finanziaria. Dall'altra, soprattutto in tempi recenti, è stata l'effetto non voluto di una serie di problemi strutturali. Primo fra tutti, come hanno riconosciuto lo stesso ministro e il suo predecessore Pier Carlo Padoan, il complicatissimo debutto del nuovo Codice degli appalti. A essere penalizzati sono stati soprattutto gli enti locali e soprattutto i Comuni: stretti tra i vincoli del Patto di Stabilità interno e la difficoltà di gestire gare e progetti rispettando le nuove regole (con i singoli funzionari spesso preoccupati anche di evitare conseguente giudiziarie personali). Tra il 2015 e il 2017, gli investimenti fissi lordi delle amministrazioni locali sono scesi in valore assoluto da 21,9 a 17,8 miliardi, mentre quelli dello Stato centrale si è mantenuto poco al di sopra di 15 miliardi. Dunque l'obiettivo è aiutare i Comuni (e anche le Regioni e le ex Province) a spendere di più. Un ruolo chiave spetta alla task force voluta proprio da Tria: dovrebbe operare affiancando le amministrazioni nelle fasi più delicate, come la preparazione dei bandi di gara, o favorendo il reclutamento di personale specializzato per questi compiti. Un altro aspetto che sta a cuore al ministro è la collaborazione tra pubblico e privato, che passa anche per un rafforzamento della finanza di progetto. Le risorse finanziarie sono un problema ma fino a un certo punto. Molte sono già stanziate in bilancio (150 miliardi in 15 anni) e comunque la strategia del titolare del Tesoro e trovare spazi per gli investimenti attraverso il contenimento della spesa corrente. Che in alcuni capitoli dovrebbe essere addirittura congelata ai livelli nominali.

Foto: Il Tesoro spinge per rilanciare la spesa in investimenti. Sotto, un cantiere ferroviario