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02/07/2020

Lo strappo di Conte sulle semplificazioni Il modello è Genova

La Stampa - PAOLO BARONI ILARIO LOMBARDO

Il premier prepara un decreto per tutte le grandi opere Non passa la proposta di sanatoria sugli abusi edilizi
ROMA Giuseppe Conte arriva al vertice con i delegati di maggioranza ed i ministri Gualtieri e Dadone con due idee. La prima, difendere la norma del decreto Semplificazioni (pare suggerita dai territori ed in particolare dal governatore emiliano Bonaccini) che di fatto avrebbe sanato una serie di illeciti edilizi. Ma su questo punto il muro dei partiti della coalizione, chi più chi meno indignati per quello che passerebbe a tutti gli effetti come un condono, lo ha convinto a cedere. La seconda idea, sulla quale invece il premier non ha intenzione di mollare, è di inserire una lista di tutte le infrastrutture di importanza strategica da realizzare attraverso il cosiddetto «modello Genova» all'interno di un Dpcm, un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri che consentirebbe di avviare subito i lavori seguendo l'esempio del ponte costruito in tempi rapidissimi nel capoluogo ligure, senza passare dal Parlamento. Una lista delle priorità è pronta da tempo e se venisse confermata sbloccherebbe una trentina di opere, va da alcuni importanti nodi viari del Nord al completamento verso Trieste dell'alta velocità ad interventi su strade e ferrovie che tante zone del Centro e del Sud Italia attendono da anni. Deroghe solo per un anno Il Dpcm - strumento che gli italiani hanno imparato a conoscere con le misure sul lockdown - inizialmente potrebbe avere la durata di un anno, che è quanto idealmente corrisponde alle deroghe che saranno attuate rispetto al Codice degli appalti e ad altre norme più restrittive oggi in vigore. Per sbloccare i cantieri renziani e 5 stelle, anche al vertice di ieri hanno continuato ad insistere sulla necessità di nominare dei commissari a cui affidare la responsabilità delle opera. Pd e Leu sarebbero invece di tutt'altro parere. Di fronte a questo ennesimo braccio di ferro all'interno della maggioranza Conte punta innanzitutto a dare poteri derogatori a tutte le stazioni appaltanti, «quindi non serve necessariamente nomina un commissario per andare più veloce - ha spiegato -. Ma in situazioni più complesse e se ci sono complicazioni, resta la previsione che si possono nominare anche commissari con gli stessi poteri del commissario del Morandi». Rispetto ai tanti timori espressi in questi giorni, poi, il premier ha spiegato che col Decreto semplificazioni «non andiamo a smantellare il Codice degli appalti né a stravolgerlo, ma si punta a dare una accelerazione alle procedure e ai procedimenti di spesa. In questo momento di emergenza dovuto alla pandemia - è il suo ragionamento - abbiamo scritto una serie di norme che velocizzando i tempi permettono di far entrare i soldi velocemente nell'economia». Velocizzare le procedure, però, per Conte non vuol assolutamente dire derogare alla trasparenza. «Anzi, andiamo a rafforzare i due "pilastri" che sono i controlli antimafia e la trasparenza» ha puntualizzato. Giovedì in Cdm Se la maggioranza riuscirà a trovare una quadra, dopo aver deciso ieri di stralciare anche le norme relative alle assunzioni al Mibact e gli incarichi dirigenziali a termine a chiamata diretta, il premier conta di portare il nuovo decreto in Consiglio dei ministri come previsto giovedì. Male che vada verrà approvato «salvo intense», formula che consente sempre aggiustamenti successivi. - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: ANSA


Foto: Il nuovo ponte di Genova che sostituirà il Morandi