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05/12/2018

Lo Stato ha ancora 58 miliardi di debiti E pure Salvini fa le promesse di Renzi

La Verita' - CLAUDIO ANTONELLI

I BLOCCHI DELL'ECONOMIA
Bene la pace fiscale, ma la compensazione con i crediti deve diventare automatica
Si Nel 2014 l'allora premier, Matteo Renzi, aveva promesso dal salotto di Bruno Vespa che sarebbe andato in pellegrinaggio da Firenze a Monte Senario se non avesse fatto saldare tutti i debiti della Pubblica amministrazione ai privati entro il 21 settembre successivo. La promessa non è stata mantenuta e il pellegrinaggio non è stato fatto. Anzi, negli anni successivi lo stock di debiti è salito. L'ultima fotografia del problema è arrivata da Banca Ifis prima di settembre, in occasione del Forum Pa a Roma. «Migliorano i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione, nel 2017, che restano tuttavia superiori a quelli stabiliti dalla legge e si riduce l'ammontare dei debiti in ritardo da 33 a 31 miliardi di euro sul totale dei 58 miliardì di debiti commerciali della Pa», spiegava l'analisi. Ma al di là delle tempistiche, la massa resta sostanziale e sarebbe il caso che il governo gialloblù aprisse un cantiere risolutivo. Domenica il vice premier, Matteo Salvini ha dichiarato: «Entro l'anno una buona parte dei debiti che gli enti locali hanno con gli imprenditori verranno pagati». Non solo ha anche aggiunto che «Entro quest'anno verrà rivisto il codice degli appalti. Perché per decine di imprenditore prima della tassazione bisogna tagliare la burocrazia». Non ha promesso alcun pellegrinaggio. Perché il rischio di fallire la promessa è elevato. La massa di circa 58 miliardi è ovviamente scomputata dal debito pubblico e ciò permette allo Stato di abusare delle aziende. Abbiamo apprezzato gli interventi di rottamazione delle cartelle e pure quelli a saldo e starlcio perché è giusto intervenire a favore di chi non è riuscito ad adempiere per motivi economici alle numerose voci fiscali e contributivi. Vedi il caso della Dusty raccontato qui sotto. È però inammissibile che un'azienda debba lottare con lo Stato per farsi riconoscere un credito che le avrebbe consentito di pagare stipendi, contributi e magari fare pure utile e quindi versare più tasse. È bene occuparsi delle situazioni eccezionali, ma per una volta lo Stato dovrebbe occuparsi di quelle ordinarie. La prima è il pagamento delle fatture nei tempi stabiliti dalle stesse leggi del Parlamento. 130 giorni fissati dall'Aula sono letteralmente una presa in giro. Perché valgono solo per alcune regioni italiane. Le altre non rispettano gli obblighi, e usano le aziende come bancomat. Di conseguenza, i prezzi dei prodotti dei servizi crescono 0 addirittura lievitano. Alcune Asl del Sud pagano a 300 giorni, e chiaramente il prezzo di una siringa - se spalmato di un anno - deve includere gli interessi e gli oneri finanziari passivi. Un circolo vizioso che potrebbe essere evitato se lo Stato non si considerasse super partes. Salvini promette una tranche di pagamenti. Quanti miliardi? Con che soldi? Eppure il tema è fondamentale. La liquidità è fondamentale per tenere in piedi un'economia indebitata come quella italiana. Astaldi, Condotte, Trevi sono tre colossi delle costruzioni. Hanno 4 miliardi di debiti verso le banche e verso il mercato dei bond. Ma hanno anche 2 miliardi circa di crediti per le opere pubbliche. Con quella liquidità non sarebbero state costrette a ricorre ai tribunali fallimentari o ai concordati in bianco. Il governo gialloblù dovrebbe anche tenere presente che, finché lo Stato è debitore, non dovrebbe esigere nulla dalle aziende che sta mettendo in ginocchio. La compensazione dei crediti con i debiti non potrebbe divenire automatica?